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Barletta saluta il dottor Dimiccoli: fu anche ex sindaco

Commosso e affollato addio nella Basilica del Santo Sepolcro

Barletta saluta il dottor Dimiccoli: fu anche ex sindaco

foto Calvaresi

Commosso addio ieri mattina al sindaco-medico Ruggiero Dimiccoli, primo cittadino per una breve ma intensa stagione, dall’estate del 1996 a quella del 1997, ma da tutti riconosciuto, avversari e alleati (più avversari fra questi, a dire il vero), come prototipo di dedizione al bene pubblico, con rigore, intransigenza ed onestà.
Le esequie, seguite da cittadini che hanno riempito le tre navate della basilica del Santo Sepolcro, sono state concelebrate dal parroco, don Mauro Dibenedetto, e da don Leonardo Doronzo e don Vito Carpentiere.

«La città ha appreso con grande dolore della morte del dottor Ruggiero Dimiccoli, già sindaco di Barletta e indimenticato presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo dalla fine degli anni Sessanta e per buona parte degli anni Settanta», ha detto il sindaco Cosimo Cannito nell’orazione funebre davanti a Palazzo di Città, al fianco gli ex primi cittadini Gabriele Lionetti, Armando Messina, Raffaele Fiore e Nicola Maffei. «Uomo di grande rigore, cittadino esemplare e medico amato e stimato - ha aggiunto - ha fatto tanto per la nostra città dando il giusto splendore e la giusta importanza al teatro “Curci” come all’opera di Giuseppe De Nittis. E’ stato pioniere, mezzo secolo fa, in una città dai tratti marcatamente agricoli e manifatturieri, nel comprendere l’importanza della cultura, dell’arte e della bellezza nella promozione di un territorio».
E poi: «Barletta è riconoscente al dottor Dimiccoli per tutto quello che ha fatto e so di esprimere un sentimento condiviso da tutta la comunità cittadina, un sentimento che è doveroso attestare, in questa mesta occasione, alla famiglia Dimiccoli, alla quale arrivi il cordoglio e la vicinanza dell’Amministrazione e del Consiglio comunale, in nome e per conto della città di Barletta».

Il figlio Giuseppe, nostro collega, con voce attraversata dalla commozione, ha letto un messaggio a nome della famiglia: «Interpretando i sentimenti di mio padre Ruggiero, di mia madre Rosetta, dei miei fratelli Teresa, Gabriella, Michelino, dei nostri figli, di 'Maria nostra' e di tutti i congiunti, desideriamo - attraverso te e te personalmente - ringraziare l'amata città di Barletta per questo privilegio che ci è concesso di vivere e condividere con voi questo momento. Questo momento ci fa sentire ancora una volta l'abbraccio accorato degli amici e della cittadinanza».
«Essere in questo luogo - ha aggiunto - alla luce della sacralità laica dell'evento e con il picchetto d'onore della Polizia Municipale, per noi è altamente simbolico e importante. Papà è al cospetto della sede del Palazzo di Città che ha servito con gli esempi di suo padre Giuseppe e con integerrima onestà non lasciandosi sviare lungo percorsi che non ci appartengono. Ricordo che mi disse che l'attenzione che poneva da sindaco era pari, se non superiore in alcuni momenti, a quella che utilizzava quando aveva 'le mani nella pancia di una donna'».

E poi: «Anche il profumo di cultura che emana il teatro comunale Giuseppe Curci è un'altra perla che si specchia nella profonda cultura di papà ricordando la sua presidenza della Azienda autonoma soggiorno e turismo sotto la quale fu realizzato il restauro e la riapertura del teatro. Momento culturale quest'ultimo sul quale pendeva una speculazione edilizia che fu rispedita al mittente e che si intreccia con la valorizzazione della Disfida di Barletta - all'epoca si rievocava con il certame - della valorizzazione del De Nittis con la realizzazione del primo catalogo, di Canne della Battaglia e della cultura del mare che lo spinse con altri a fondare la Lega Navale Italiana e a suggellare un gemellaggio di stampo europeistico e culturale con l'allora Jugoslavia. Guardando a sinistra vedo il vecchio ospedale Principe Umberto dove papà, sulla scia dell'opera medica svolta da suo padre Giuseppe e suo fratello Nicola, ha esercitato la missione di medico, illuminato da una fede e condotta cristiana, facendo nascere tanti bambini in ospedale e a domicilio e assistendo i marinai e i loro familiari attraverso la Cassa Marittima. A destra il mio sguardo si posa, con dolore perché tutto ora è cambiato, su casa nostra in via Municipio. Casa dove papà e mamma ci hanno donato l'amore che ci ha tenuto e ci terrà in vita».
«La scomparsa del dottor Ruggiero Dimiccoli rappresenta una grande e grave perdita per la Città di Barletta, privata di uno dei suoi uomini migliori». Lo sottolinea l’avvocato Carmine Di Paola. «Sono stato competitore di Ruggiero, quale candidato Sindaco - aggiunge - nel lontano 1996. E ricordo gradevolmente il “bon ton” che caratterizzò quella competizione elettorale, snodatasi su di un piano di reciproco reale rispetto e nella consapevolezza –mi sia consentito il peccato di presunzione- dell’elevato livello, morale e politico, di entrambi i contendenti. Peraltro la mia famiglia era legata alla famiglia Dimiccoli da un rapporto di amicizia forte, radicata nell’animo e consolidatasi nel passaggio di più generazioni (un rapporto oggi pressocchè introvabile). Sicchè il confronto per lo scranno di primo cittadino fu serrato ma elegante, moderato, senza grida ed anatemi. L’esatto contrario di quel che accade solitamente».

Di Paola aggiunge: «Barletta ebbe Ruggiero Dimiccoli come suo Sindaco. Con la mia presa d’atto che la Città potesse da quel momento disporre di un valore aggiunto e di una risorsa importante. Quando una congiura di palazzo lo sfiduciò (ahimè, indecoroso spettacolo che per la nostra Città è una dolorosa ed incivile costante), io da tempo avevo abbandonato il Consiglio Comunale, per ragioni ora inconferenti. Ma compresi –non solo come esponente politico di parte ma come privato cittadino- che ancora una volta, sopprimendo quella falsa democrazia che colora le vicende della nostra pubblica amministrazione, Barletta aveva rinunziato a valersi delle capacità di un serio professionista, di un uomo di vasta cultura e di profonda umanità».

Conclusione: «Bando alla retorica, che a Ruggiero non piacerebbe affatto. Ma come dimenticare, in questo elogio accarato della sua persona, la sua silente uscita di scena dalla vita pubblica, da autentico signore quale sempre è stato, l’assenza –allora e negli anni successivi- di qualsivoglia polemica (pur giustificata, che lui però sentiva sterile perché non val proprio la pena combattere contro i mulini a vento), la caparbia determinazione di rimaner fuori da ogni contesa e di non lasciarsi tentare dalle sollecitazioni, che pure e tante gli saranno pervenute, di riprendere le fila di un discorso politico interrotto con becere modalità. Ha inteso, Ruggiero, continuare ad essere, in casa sua, all’interno della sua famiglia e con i suoi affetti, l’uomo esemplare che ho ammirato, incondizionatamente, e che rimane nel cuore di tanti barlettani. Grazie, Ruggiero, per la lezione di vita che hai saputo impartire».

«Protagonista della vita sociale, politica e culturale di Barletta, il Sindaco Galantuomo ha abbracciato l’ esistenza con intelligenza viva, in tutte le sue possibili declinazioni, dalle più tecniche alle più intense dal punto di vista emozionale e professionale, porgendosi sempre nel garbo di uno “stile” di eleganza, sobrietà e decoro che hanno contrassegnato una visione della vita ancorata alle categorie del Rispetto e della Responsabilità». Sono le parole della senatrice del Pd, Assuntela Messina. «Profondamente vera la sua “inattualità“, per richiamare un’espressione acuta e felice usata ieri sulla Gazzetta da Rino Daloiso. Da intendersi nella sua capacità di sollevare con determinata concretezza lo sguardo dal pantano delle beghe in cui purtroppo spesso precipitavano e precipitano le intenzioni / azioni della politica e di realizzare la “partecipazione”, calandola in una operatività tenace e diretta, in una costante, ideale continuità e fedeltà ai valori della migliore tradizione cattolico-liberale, da Sturzo a De Gasperi.
«Ho avuto l’onore e il privilegio - conclude la senatrice Messina - di vivere e conoscere in maniera diretta, attraverso i legami familiari che hanno attraversato con lui quella stagione dell’ impegno , una modalità dell’ essere in politica e del fare politica che rappresenta, mai come in questi momenti lividi di aggressività vincente, un paradigma e un monito di fronte al quale assumere con determinazione il valore della tenacia e del coraggio. L’ incontro del suo sorriso si fa ora anch’esso “ memoria” , continua a parlarci e a scuoterci nel silenzio e nella nostalgia, si porge ancora come appello ai “ liberi e forti”».
«Permettetemi di dire addio a titolo personale e insieme sicuro di interpretare il sentimento di tutti i medici che lo hanno conosciuto ad un collega che ha interpretato la professione come impegno etico e civile». Lo sottolinea Dino Delvecchio, presidente dell’Ordine dei Medici della Bat e consigliere comunale Pd. «Con lui saluto una stagione eroica della pratica medica interpretata come servizio reso alla comunità , libera dalla perniciosità della rincorsa al beneficio economico, una stagione dove l’ascensore sociale del giovane medico si fermava al piano del riconoscimento del suo ruolo da parte dei cittadini non ancora pazienti. Una stagione in cui i medici non venivano aggrediti nello svolgimento del loro servizio ma a cui ci si rivolgeva per dirimere anche questioni famigliari e non solo di salute nel riconoscimento di una autorevolezza etica che si racchiudeva con efficace sintesi nella frase “l’ha detto il medico”».
«Ruggiero Dimiccoli - conclude Delvecchio - scolpisce questa stagione con la sua figura e ci lascia un’eredità culturale che i giovani hanno il dovere di raccogliere se vorranno riscattare una professione sempre più ridotta a prestazione d’opera».

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