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Sì, l’ottocentesco Palazzo Tresca è edificio «di interesse particolarmente importante». Lo stabilisce il decreto firmato giovedì 10 ottobre dall’arch. Federica Galloni, direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio presso il Ministero per i Beni e le Attività culturali, a conclusione della procedura avviata lo scorso 13 giugno dal soprintendente archeologo per Foggia e Barletta, Andria, Trani, dott. Luigi La Rocca.

Tutto iniziò alcuni giorni dopo l’avvio dei lavori di demolizione (poi precipitosamente bloccati) dello storico edificio, in forza di un permesso di costruire rilasciato dall’arch. Vito Laricchiuta in data 2 maggio 2018, ultimo giorno di lavoro a Palazzo di Città, in qualità di responsabile del Settore Urbanistica.

Quel disco «disco verde» in zona Cesarini suscitò più di una perplessità, visto che analogo permesso era stato rilasciato dallo stesso dirigente il 10 agosto del 2017, ma poi non aveva sortito effetti per le analitiche contestazioni sollevate dall’allora sindaco Pasquale Cascella, che proprio il 2 maggio 2018 cessava dalle funzioni per via delle sue dimissioni anticipate.

Sia come sia, quattro mesi fa la Soprintendenza motivò l’avvio del procedimento per la «dichiarazione di interesse culturale» dell’edificio che sorge in via Imbriani, sottolineandone la «rilevante testimonianza di valore storico, architettonico e demo-etno-antropologico relativo ad esempi di architettura palaziale risalente al XIX secolo in Barletta».

Alla comunicazione di avvio di quell’iter hanno fatto seguito le osservazioni presentate il 29 agosto scorso dai comproprietari Aniello Fucci, Maria Carone, Francesco, Maria Rosaria e Michele Vincenzo Fucci. La Soprintendenza di Foggia e Barletta, Andria, Trani ha controdedotto il 4 ottobre. Tali controdeduzioni sono state fatte proprie dalla Direzione generale del Ministero, che così scrive nel decreto di tutela: «L’edificio in questione presenta caratteristiche tipiche dell’edilizia della città di Barletta post-unitaria, sia per quanto riguarda il sistema costruttivo sia per il linguaggio architettonico figurativo utilizzato in facciata».

E poi: «Tali caratteri, ampiamente descritti nella relazione storico-architettonica allegata alla documentazione, concorrono inequivocabilmente ad inquadrare Palazzo Tresca all’interno dell’architettura italiana di fine Ottocento, che ha caratterizzato il tessuto urbano di espansione delle nostre città in quel periodo. Pertanto, Palazzo Tresca, assieme agli edifici ad esso adiacenti (Palazzo Calò e Palazzo Passero) è una delle rare testimonianze dell’evoluzione edilizia della città di Barletta avutasi in quel periodo storico, le quali sono state compromesse a partire dalla seconda metà del Novecento».

Si legge, tra l’altro, nella relazione storico architettonica redatta dalla Soprintendenza: «La costruzione è iniziata nel 1885. Nella prima fase, vi è stata una variante in corso d’opera riguardante l’ampliamento del progetto iniziale con l’aggiunta di un piano in più (inizialmente il progetto prevedeva la realizzazione di un piano terra e di due soli piani superiori, invece dei tre effettivamente realizzati). Tale variante, però, non ha compromesso lo stile e i caratteri architettonici del progetto originario, la cui facciata ricalca indiscutibilmente lo schema, canonico di quell’epoca, della “regolarizzazione tripartita della facciata” che, pur presentando 4 livelli in luogo dei 3 iniziali, viene “corretta” mediante l’uso di lesene angolari (pilastro che sporge con funzione decorativa, ndr), che inquadrano gli ultimi due livelli. Il propsetto è caratterizzato dalla canonica riduzione delle bucature verso l’alto, che si rimpiccioliscono notevolmente nell’ultimo piano e dalla variazione delle cornici delle stesse finestre».

La dichiarazione di «immobile di interesse particolarmente importate» ai sensi del Codice del Beni cuturali è stata notificata dal dott. Italo Muntoni, delegato dalla Direzione generale del Ministero per i Beni culturali, ai comproprietari dell’immobile, al loro legale, avv. Maurizio Savasta, e al Comune di Barletta per mani del sindaco Mino Cannito
Contro il provvedimento è ammesso ricorso amministrativo alla Direzione generale del Ministero per i beni e le attività culturali oppure ricorso giudiziario al Tribunale amministrativo regionale.

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