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Barletta, vincolo di tutela per l’ex Cartiera e per Palazzo Tresca

Notificato ai proprietari e al sindaco l’avvìo del procedimento di «dichiarazione di interesse culturale»: 4 mesi per completare l’istruttoria, ma già scattano le misure di salvaguardia

Barletta, sos per Palazzo Tresca: «Non va buttato giù»

BARLETTA - Doppia tutela. Per l’ex Cartiera di Barletta e per Palazzo Tresca. La richiede la Soprintendenza di Foggia e Barletta, Andria, Trani che ha avviato quasi contestualmente l’iter per la «dichiarazione di interesse culturale» sia per la fabbrica dismessa che si estende su un’area di 50 ettari a sud est della città che per l’edificio ottocentesco che sorge in centro, in via Imbriani. I provvedimenti sono stati firmati dal dott. Luigi Locca, soprintendente ad interim di Foggia e Barletta, Andria, Trani e notificati sia al sindaco Mino Cannito che ai proprietari dell’ex stabilimento e del palazzo.
Innanzitutto, la Soprintendenza invita «il sindaco a vigilare affinché non siano intraprese iniziative che possano pregiudicare la salvaguardia dei beni in parola». L’organo competente che pronuncere la «dichiarazione conclusiva» del procedimento è la Commissione regionale per il patrimonio culturale, che ha sede presso il Segretariato regionale del Ministero per i beni e le attività culturali per la Puglia, a Bari. La comunicazione dell’avvio del procedimento alle parti comporta l’applicazione di alcune prescrizioni di tutela che cessano dopo 120 giorni, al termine dell’iter. In ogni caso, «qualsiasi intervento sugli immobili in questione dovrà ottenere il preventivo parere della Soprointendenza archeologia, belle arti e paesaggio per Foggia e Barletta, Andria, Trani. I proprietari di ex Cartiera e Palazzo Tresca hanno 80 giorni di rempo per presentare alla memorie scritte e documenti».

La Soprintendenza ha motivato il provvedimento nei confronti di Palazzo Tresca, sottolineando la «rilevante testimonianza di valore storico, architettonico e demo-etno-antropologico relativo ad esempi di architettura palaziale risalente al XIX secolo in Barletta».

Nel caso dell’ex Cartiera cè stato di rilevante importanza uno studio elaborato dagli architetti Giuseppe Tupputi e Massimiliano Cafagna dal titolo «Cartiera Mediterranea: patrimonio della collettività».
Scrivono, fra l’altro, i due giovani tecnici: «Tra le principali sfide che la città di Barletta è oggi chiamata ad affrontare in termini urbanistici - e perciò anche politici, civili ed economici - spicca senz'altro quella legata alla rigenerazione dei grandi complessi industriali dismessi e/o abbandonati dislocati all'interno e a ridosso del nucleo abitato della città. In primo luogo, l'urgenza di tale sfida è dovuta alla grande scala del fenomeno considerato, che riguarda aree considerevoli se paragonate all'intera superficie costruita della città. Di fronte a questi numeri non si può pensare di agire caso per caso (come probabilmente si è fatto finora), ma bisognerebbe valutare il fenomeno all'interno dell'intero assetto urbanistico della città, per lo meno provando a costruire una strategia d'insieme, capace di ritrovare la dimensione della relazione tra questi enormi frammenti di città "in attesa" / "indecisi"».

E poi: «In questo senso, la grande quantità di suolo non edificato che circonda i complessi industriali dismessi e il grande valore di pregio paesaggistico posseduto da alcune di queste aree (si pensi all'ex Cartiera Mediterranea, immersa nel verde e affacciata sul mare), rende questi "vuoti urbani" facilmente disponibili a trasformarsi in parchi e giardini che potrebbero ospitare al loro interno svariate funzioni (dalle residenze ai servizi collettivi, dalle attività produttive a quelle commerciali), strutturandosi secondo una strategia urbana complessiva e unitaria».
La conclusione dello studio: «Oggi, dunque, esistono queste possibilità di sviluppo per il nostro territorio e per la nostra stessa società civile. Così si placherebbero, in fondo, anche tanti conflitti, e vincerebbero in molti: l'amministrazione, gli imprenditori, i cittadini, la nostra Comunità tutta, che dovrebbe aspirare ad essere coesa, armonica ed organica, costruendo consapevolmente e di comune accordo i suoi scopi, e dando forma concreta alle proprie possibilità e ai propri bisogni.

Bisognerebbe fare questo insieme, come una "multitudo" di soggetti attivi, tutti differenti, coinvolti e ben organizzati. Staremo a vedere».
Già, staremo a vedere. Ora, quantomeno, c’è una chance in più. Anzi, due. 

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