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Andria, degrado in via Togliatti per impianto ridotto a rudere

Occupato da abusivi il distributore mai aperto perché vicino al cimitero

Andria, degrado in via Togliatti per l'impianto ridotto a rudere

ANDRIA - È a pochi passi dal cimitero, in via Togliatti. Quello che avrebbe dovuto essere un nuovo distributore di benzina (quindi un luogo di lavoro) su un’arteria esterna tra le più trafficate della città, sia in direzione centro cittadino sia in direzione città limitrofe, oggi è quella che si vede dalle foto: un rudere abbandonato, vandalizzato, distrutto circondato da erba altissima, sporcizia.
Non solo: notizia di questi giorni, la porta d’ingresso della struttura è stata abbattuta e la struttura è occupata abusivamente da persone senza fissa dimora. Lo testimoniano persino i panni sciorinati al sole, scorti in qualche passaggio fortuito nella zona.
È in via Palmiro Togliatti, dicevamo, nella zona che seppure vicinissima al cimitero in realtà è attorniata da servizi, pizzerie, bar, fioristi, rivenditori di pavimenti e di marmi, vivai… Insomma, una serie di attività che rendono questa parte di Andria molto trafficata. In questa situazione, il degrado offerto da quella struttura abbandonata, aggravato come dall’occupazione abusiva, è oggetto di forti lamentele da parte dei residenti della zona, che peraltro è a forte densità abitativa.
«Lo schifo di questa erba selvaggia, la sporcizia, il degrado, imbruttisce questa zona. Non siamo più disposti a tollerarlo. Sono anni che questa struttura è in evidente e forte stato di abbandono. Ma ora la situazione è davvero peggiorata. C’è un viavai continuo di persone che entra ed esce da quel capannone, ci vive abusivamente!». Dalle informazioni in nostro possesso, risulta che la società proprietaria dell’impianto cioè l’Api - Anonima Petroli Italiana Spa- (il fondo su cui insiste appartiene ad un proprietario differente a cui la società versa regolarmente i canoni di locazioni da anni) ha segnalato i fatti accaduti alle forze dell’ordine.
l’inghippoSecondo quanto si apprende dai più informati, la struttura è stata terminata nel lontano 2010: aveva tutte le carte in regola per poter cominciare la sua attività di distribuzione, avendo ottenuto regolare autorizzazione dall’amministrazione Zaccaro tra il 2005 ed il 2008: il sindaco, infatti, allora autorizzò la costruzione dell’impianto, ritenendo superato il limite dei 250 metri di distanza dell’impianto dai servizi cimiteriali. Ma dal 2010, col cambio dell’amministrazione la società non è mai più venuta a capo della questione: un evidente, fastidioso, insuperabile empasse burocratico ha paralizzato la vicenda, con conseguente e innegabile degrado per il quartiere oltre che un danno per l’azienda. Il problema: la distanza dei 250 metri dai servizi cimiteriali non sono rispettati. A questo va aggiunto però che, a poche centinaia di metri c’è un altro distributore che, nonostante le iniziali difficoltà, da ormai un triennio è perfettamente funzionante.
limiti superati Il limite dei 250 metri dal cimitero deve (o dovrebbe essere) rispettato da ogni attività presente in zona per motivi igienico sanitari. Ma è di tutta evidenza che così non è per tutti: da servizi per la ristorazione, a sale scommesse, a tutt’altro genere di attività commerciali, la zona cimiteriale è “ben servita”.
L’ultimo atto amministrativo certo, fino a questo momento, è la risposta da parte del «Servizio di piano e pianificazione strategica» (nota a firma del dirigente Piscitelli, ora licenziato) alla richiesta di riduzione della fascia di rispetto cimiteriale da 250 a 145 metri, prerogativa questa che è in capo esclusivamente al sindaco, per poi passare dal consiglio comunale.
Nella nota si oppone che “la deroga al vincolo cimiteriale sarebbe ammissibile solo per interventi pubblici o di interesse pubblico”, “giammai per interessi, seppur socialmente rilevanti (come nel caso di un impianto di carburanti n.d.r.) ma di carattere privato. Il vincolo cimiteriale, dunque, rappresenta una situazione di inedificabilità assoluta”, sempre giustificata per motivi igienico-sanitari.
Questa, dunque, la situazione: due amministrazioni che hanno dato due disposizioni differenti. In mezzo un’attività mai partita, posti di lavoro non dati, degrado e sporcizia, e nemmeno (a questo punto) un ordine di smantellamento.
Un monumento a imperitura memoria della malaburocrazia. Intorno, intanto, continuano ad inaugurare attività. Di ogni genere.

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