Un richiamo a Stellantis, un richiamo alla responsabilità ed all’impegno. È quello che viene dagli operai della Pmc e della Tiberina, aziende dell’indotto di San Nicola di Melfi, dopo le assemblee fatte a seguito degli incontri romani, dei giorni scorsi, sul futuro dei loro stabilimenti. Un appello sentito e forte che ha al centro non solo il futuro di oltre duecento famiglie ma anche il destino di un tessuto produttivo, come quello dell’indotto, strategico per la Basilicata. In particolare, per la Pmc, pur a fronte della presenza di un possibile investitore, gli addetti evidenziano “una forte mancanza di chiarezza” (non è ancora noto il nome del nuovo investitore “elemento fondamentale per dare certezze occupazionali”) che impatta anche “sul passaggio dell’immobile di proprietà di Stellantis”. Di qui, la richiesta proprio a Stellantis “di fare, fino in fondo, la sua parte, accelerando immediatamente le procedure per il passaggio dell’immobile” ma anche alle parti coinvolte “di rendere pubblico il nome del nuovo investitore, così da poter aprire subito una trattativa per il passaggio di tutti i lavoratori”.0
“Fermo restando - fanno sapere gli esponenti sindacali di Fim Cisl, Uilm, Fiom e Fismic - che fino alla sottoscrizione di un accordo quadro complessivo, non dovrà essere spostato né movimentato alcun asset” dalla fabbrica. Aspetto a cui si collega anche la richiesta, a fronte delle numerose criticità sugli ammortizzatori sociali, di “procedere senza ulteriori rinvii alla proroga della cassa integrazione” e di “garantire l’anticipo da parte dell’azienda per evitare che i lavoratori restino senza reddito”. Insomma, indicazioni precise quelle chieste da sindacati e lavoratori che riguardano anche la Tiberina, altra azienda dell’indotto rimasta senza nuove commesse e che con quelle attuali non è in grado di garantire tutti i 120 posti di lavoro. “Registriamo la disponibilità dell’azienda al confronto, maturata anche grazie alla forte pressione esercitata dal sindacato e dal Ministero” sottolineano i rappresentanti lucani dei lavoratori che, però, evidenziano come non possa esistere “uno stabilimento con una saturazione di sole 30 persone”. “È indispensabile aumentare le commesse, e i tempi sono ormai ristretti. Riteniamo che, con l’attuale salita produttiva, sia possibile portare ulteriori attività a Melfi” spiegano sindacati e lavoratori che richiamano non solo l’azienda ma anche il Gruppo Stellantis. “Tiberina e Stellantis devono assumersi pienamente le proprie responsabilità. Solo dopo, come organizzazioni sindacali, saremo disponibili a discutere in un accordo complessivo anche eventuali uscite incentivate – sottolineano i segretari regionali di Fim, Fiom, Uilm e Fismic - Per questo motivo, è necessario fare presto e convocare anche per Tiberina un tavolo dedicato a un accordo quadro complessivo”. Nel frattempo, nell’attesa delle risposte e delle decisioni che verranno prese, ad andare avanti saranno i presidi permanenti degli addetti. “Occorre fare presto: si convochi anche per un tavolo dedicato per giungere a un’intesa generale che garantisca certezze e prospettive. I presidi dei lavoratori continueranno senza arretramenti perché solo con accordi concreti, orientati al futuro del lavoro e alla piena tutela dei lavoratori, si possono dare risposte reali e portare alla risoluzione delle due vertenze” mettono in luce anche i segretari di Uglm, Florence Costanzo e Giuseppe Palumbo.
















