Mercoledì 28 Gennaio 2026 | 21:14

Basilicata alle prese col carovita: i beni essenziali aumentati di un quarto in cinque anni

Basilicata alle prese col carovita: i beni essenziali aumentati di un quarto in cinque anni

 
ANTONIO CORRADO

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ANTONIO CORRADO

Basilicata  alle prese col carovita: i beni essenziali aumentati di un quarto in cinque anni

A certificarlo è uno studio di Federconsumatori. Dal 2021 a oggi i costi hanno subìto un’impennata, soprattutto riguardo il cosiddetto «carrello della spesa» (+24%). E l’indice generale dei prezzi al consumo è cresciuto del 17,1% tra il 2021 e il 2025

Mercoledì 28 Gennaio 2026, 14:53

Negli ultimi cinque anni i prezzi dei beni essenziali in Basilicata sono aumentati del 24%, ben oltre l’inflazione generale. A certificarlo è uno studio di Federconsumatori, con il presidente Michele Catalano, secondo il quale a pagare il prezzo più alto sono le famiglie a basso reddito. Dal 2021 a oggi, il costo della vita anche in regione ha subìto un’impennata, perché se l’indice generale dei prezzi al consumo è cresciuto del 17,1% tra il 2021 e il 2025, il cosiddetto «carrello della spesa» ovvero l’insieme dei beni alimentari e di uso quotidiano, è aumentato di oltre sette punti percentuali. Un divario che pesa in modo sproporzionato sulle famiglie a reddito fisso, i pensionati e chi già fatica ad arrivare a fine mese. Secondo i dati Istat, nel 2025 l’inflazione ha segnato una ripresa, con un tasso medio dell’1,5%, in crescita rispetto all’1% del 2024. In realtà i beni di prima necessità sono rincarati a ritmi sostenuti. L’analisi dell’Istat evidenzia come nel 2025 i prezzi al consumo siano aumentati dello 0,2% su base mensile a dicembre, e dell’1,2% rispetto a dicembre 2024. Ma ciò che colpisce è la dinamica dei prezzi dei beni alimentari, con un incremento medio annuo del 2,8%, con punte del 3,4% per alimentari non lavorati. «In Basilicata il carovita colpisce in modo diseguale. -spiega Catalano- Le famiglie numerose, i pensionati, i lavoratori precari e i nuclei monoreddito sono i più esposti agli effetti dell’inflazione. Una famiglia media lucana ha speso nel 2025 circa 1.200 euro in più rispetto al 2021 solo per alimenti, energia e trasporti. Un incremento che, in assenza di adeguamenti salariali significativi, ha eroso il potere d’acquisto e costretto molti a rivedere le proprie abitudini di consumo. Fenomeno ancora più evidente nelle aree interne e nei piccoli comuni, dove l’accesso a beni e servizi è più limitato e i costi di trasporto incidono maggiormente. In questi contesti, il rincaro dei carburanti e dell’energia ha avuto un impatto moltiplicatore, rendendo più onerosa anche la spesa quotidiana. A Potenza città i dati raccolti confermano questa tendenza. Il carrello della spesa non è solo un indicatore economico -rimarca Catalano- è un termometro sociale. Quando i prezzi dei beni essenziali crescono più dell’inflazione generale, significa che le famiglie devono tagliare su altri capitoli di spesa –cultura, tempo libero, salute– per far fronte alle necessità quotidiane. In Basilicata, dove il reddito medio pro capite è tra i più bassi d’Italia, l’impatto di questi rincari è ancora più marcato. Un altro fronte critico è l’energia. Sempre secondo l’Istat, tra il 2021 e il 2025 i prezzi degli energetici sono aumentati del 34,1%. Dopo un calo nel 2024, nel 2025 si è registrata un’inversione di tendenza: la voce “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” è passata da -5,6% a +1,1%. Un dato che, tradotto in bollette, significa nuove difficoltà per le famiglie lucane, soprattutto nei mesi invernali». Quindi Federconsumatori propone un monitoraggio permanente dei prezzi istituendo un Osservatorio regionale che raccolga e pubblichi dati aggiornati sui prezzi dei beni essenziali, con particolare attenzione ai mercati rionali e alle aree interne; sostegno alle famiglie vulnerabili: rafforzare i bonus sociali per energia, gas e acqua, estendendo la platea dei beneficiari e semplificando le procedure di accesso; educazione al consumo consapevole; sviluppo delle filiere corte: incentivare i mercati contadini e i gruppi di acquisto solidale (Gas), per ridurre i passaggi intermedi e contenere i prezzi e controlli più severi nei confronti della grande distribuzione e dei fornitori energetici, per prevenire abusi e pratiche scorrette.

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