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il caso

Equivoco sull'ingresso gratuito
baruffa dinanzi al Castello

La direttrice costretta a chiamare Carabinieri e Guardia di finanza

Equivoco sull'ingresso gratuito baruffa dinanzi al Castello Svevo

Scene del genere, davanti a un luogo di cultura, probabilmente non ne avevamo mai viste. Insulti, grida, aggressioni. Il tutto si è consumato ieri mattina all’ingresso del Castello Svevo. Il motivo? Decine e decine di persone pretendevano di entrare senza pagare il biglietto.

L’«equivoco» (chiamiamolo così) nasce dalle attività gratuite organizzate ieri nei contenitori museali di Bari, Barletta, Rutigliano e Trani in occasione della Giornata nazionale delle famiglie al museo. Un’iniziativa, giunta alla quinta edizione, promossa dal portale Kids Art Tourism con il patrocinio della Presidenza della Repubblica italiana, del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del comitato italiano dell’International council of museums, della Federazione italiana dei Club per l’Unesco e del Touring club italiano. Un evento importante, dunque, che ha richiamato nei musei d’Italia decine e decine di famiglie.

Il problema, come già detto, è stata l’interpretazione dell’invito ad aderire ai numerosi laboratori, giochi e appuntamenti ospitati all’interno dei musei. Attività gratuite, come già detto, all’interno di luoghi il cui accesso è sempre e comunque a pagamento. Le famiglie venute al Castello Svevo hanno dunque chiesto di entrare senza pagare il biglietto. Al diniego del personale, molti hanno detto di aver appreso della gratuità dell’evento dai media, dai giornali e dai siti on line. Qualcuno ha riferito che perfino sul sito del Ministero era specificato che l’ingresso nella domenica delle «Famiglie al Museo» sarebbe stato gratuito. A niente sono valse le spiegazioni del personale del Castello Svevo (attività gratis, non l’ingresso al museo). Gli animi si sono scaldati e in breve tempo è esplosa la rissa, innanzitutto verbale, in alcuni casi anche fisica, tra i gruppi di visitatori e i dipendenti ministeriali chiamati a fronteggiare non un pubblico bensì un’orda barbarica. A quel punto qualcuno ha deciso di chiedere l’aiuto della direttrice del Castello, l’architetto Rosa Mezzina che dopo aver constato la gravità della situazione è stata costretta a rivogersi alle forze dell’ordine. All’ingresso del maniero sono dunque piombati carabinieri e guardia di finanza e intorno alle 13 di ieri è stata messa fine ai tafferugli.

«Sono stati momenti difficili - spiega l’architetto Mezzina - abbiamo subito offese e basse insinuazioni da parte di queste persone che pretendevano di entrare gratuitamente. Tra l’altro il prolungarsi del litigio proprio all’ingresso del Castello, ha messo in fuga altri visitatori, che magari erano venuti con tutta l’intenzione di acquistare il biglietto. E invece resisi conto del caos, senza nemmeno comprenderne le vere motivazioni, sono andati via. È andata così l’intera mattina. Sono stata costretta a chiamare le forze di polizia il che, per un Castello come il nostro che ha retto brillantemente il G7, con tutto il corollario in termini di sicuirezza e ordine pubblico, beh, è davvero avvilente».

Il Castello Svevo, ricordiamo, ha ricevuto l’encomio ufficiale del ministro Padoan, dopo il G7, per la perfetta organizzazione logistica a fronte di un evento di portata mondiale. A mandarlo in crisi, viceversa, il solito drappello di incivili che, dinanzi al diniego dell’ingresso gratuito, avrebbe tranquillamente potuto girare le spalle e andare via invece di ingaggiare un corpo-a-corpo con il già stressato personale del Castello. «Sì, non posso negare lo stress dei dipendenti - conferma la direttrice - siamo stati sotto organico per troppo tempo. Per fortuna il ministro Franceschini (venuto al Castello la settimana scorsa per inaugurare i lavori di restauro, ndr) ci ha promesso delle unità in più che dovrebbero arrivare in questa settimana. Per cui la rabbia è duplice: non solo il personale lavora da tempo sotto pressione, quanto poi si è dovuto ritrovare a fronteggiare queste aggressioni volgarissime».

Questa è la storia. Un’iniziativa di alto profilo culturale finita nei bassifondi. Colpa di chi pensa che l’arte e tutte le forme di intrattenimento non siano servizi che vanno legittimamente pagati. (red. cro.)

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