La Città Vecchia tra il Piano Blandino, da aggiornare, e il Piano del colore da attuare. Lungo questo binario scorre la nuova visione urbanistica del centro storico di Taranto, che sta per essere delineata dall’Amministrazione comunale.
Nei giorni scorsi, una determina dirigenziale ha avviato con la nomina della Responsabile unica del procedimento (Rup), architetto Claudia Graniglia, la fase preliminare per definire dei nuovi strumenti di pianificazione. Che, necessariamente, devono (ri)partire da quanto già esistente ovvero dal Piano Blandino. Di certo, come viene evidenziato nel provvedimento della dirigente comunale Simona Sasso, il “Piano particolareggiato di risanamento e restauro conservativo” della Città Vecchia redatto dall’architetto Franco Blandino, adottato il 15 febbraio 1971 e poi approvato nel marzo del 1973, va verso un adeguamento.
Ma per comprendere completamente questa decisione, è necessario ripercorrere la storia urbanistica del centro storico di Taranto che affonda le sue radici negli Anni Cinquanta, quando il Comune si dotò di un Piano regolatore generale approvato con decreto presidenziale nel 1954. Quel primo assetto venne poi profondamente rivisto negli Anni Settanta: il Consiglio comunale, infatti, adottò una variante generale al Prg nel 1974, che fu approvata dalla giunta regionale nel 1977 e firmata definitivamente dal presidente della Regione Puglia nel marzo del 1978. Nonostante i successivi passaggi burocratici degli Anni Ottanta, le previsioni specifiche per l’isola rimasero ancorate alla visione dell’architetto Blandino. Anche se, almeno così sottolinea il recente provvedimento dirigenziale, quel piano mostrò nel tempo limiti strutturali invalicabili, legati soprattutto a una rigida logica di comparti edilizi che si scontrò con l’estrema frammentazione della proprietà privata, impedendo di fatto la piena attuazione del recupero e lasciando ampie porzioni del tessuto urbano in uno stato di degrado.
Si arriva così ad oggi e in questo contesto l’Amministrazione comunale ha ribadito, nell’atto appena firmato dalla dirigente Sasso, che la sopravvivenza della Città Vecchia richiede una nuova visione strategica. Che, quindi, vada oltre il semplice restauro conservativo per aprirsi invece a nuove funzioni e a processi di rigenerazione più dinamici, ad esempio come quelli già avviati con il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis). In questo quadro di rinnovamento si inserisce il lavoro del pool di professionisti guidato dal professor Francesco Karrer, incaricato nel 2022 di redigere il nuovo Piano urbanistico generale (Pug), le cui fasi propedeutiche sono state già approvate tra il 2022 e il 2024, ma si è in attesa che questo lavoro venga completato. La decisione dei giorni scorsi, dunque, punta a dotare il centro storico di Taranto di un nuovo piano attuativo che funzioni come strumento operativo immediato per la rinascita dell’area.
Una delle novità più significative di questo percorso, per ora appena accennato, è l’introduzione del Piano del colore, concepito come un primo stralcio operativo per restituire coerenza visiva e decoro estetico al patrimonio storico, migliorando la qualità urbana percepita. Negli anni scorsi, durante la prima Amministrazione Melucci, questo tema fu posto dall’ex sovrintendente Augusto Ressa, nel periodo in cui guidò l’assessorato all’Urbanistica. Poi, però, del Piano del colore (di cui, a dire il vero, anche il Borgo avrebbe bisogno) non se ne fece più nulla.
In sintesi, l’obiettivo dell’Amministrazione Bitetti (assessore all’Urbanistica, Patronelli), sembra essere quello di coniugare la massima priorità per il restauro degli elementi di pregio del centro storico con una flessibilità moderna, capace di attrarre nuovi investimenti.
















