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L'inchiesta

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Bari, l'ospedale in Fiera

Il dossier della Regione: «Conti sballati, mancano le verifiche sugli impianti»

14 Maggio 2022

Massimiliano Scagliarini

BARI - Ci sono gravissime irregolarità nelle procedure di appalto dell’ospedale covid della Fiera del Levante di Bari, al punto tale che l’opera (costata alla fine oltre 25 milioni di euro) non è nemmeno collaudabile: sia perché non è stata accertata la rispondenza tra i lavori previsti dal progetto e quelli effettuati, sia perché alcuni impianti (tra cui quelli per i gas medicali) non sono stati sottoposti alle prove previste dalla legge. E quindi non avrebbero dovuto essere utilizzati.
A dirlo è la stessa Regione, con una relazione tecnica firmata a marzo dal nuovo responsabile unico del procedimento, Roberto Polieri, subentrato al collega Roberto Mercurio che - insieme all’ex dirigente della Protezione civile, Mario Lerario - è indagato dalla Procura di Bari per turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Polieri ha smontato e posto nel nulla il verbale di collaudo tecnico-amministrativo firmato nel febbraio 2021 dagli ingegneri Rocco Mario Ianora, Pierpaolo Madaro e Giancarlo Salomone. Un verbale che rinviava a «una fase successiva, ad oggi non conclusa, la verifica contabile dell’appalto, nonostante emergessero da subito gravi discordanze sulla contabilità e lo stato di fatto».

Proprio sulla base della relazione di Polieri, sottoscritta anche dal dirigente delle Opere pubbliche, Giovanni Scannicchio, la Guardia di Finanza è tornata in Regione per acquisire ulteriori documenti. E per confermare che, così come ha scritto Polieri, «il certificato di collaudo, così come redatto, non può essere oggetto di approvazione».
L’ospedale, aperto a marzo 2021, dovrebbe cessare l’attività entro fine mese. Sia perché la situazione epidemiologica non richiede più una struttura straordinaria (che costa alla Regione 110mila euro al mese di fitto), sia perché le procedure di emergenza con cui è stato realizzato l’ospedale (quelle di Protezione civile) rendono impossibile il rilascio delle autorizzazioni ordinarie.

L’ospedale è al centro dell’inchiesta della Procura di Bari sugli appalti della Protezione civile, inchiesta esplosa il 23 dicembre con l’arresto per tangenti dell’ormai ex dirigente Lerario. I finanzieri guidati dal colonnello Roberto Maniscalco stanno cercando di ricostruire la genesi e lo sviluppo di un appalto che, a fronte di un costo a base d’asta di 9,4 milioni (scesi a 8,3 milioni a fronte del ribasso del 12% proposto dagli aggiudicatari, l’Ati Barozzi-Item Oxygen di Altamura), ha portato la Protezione civile a spendere ulteriori 8,8 milioni. E tutto questo senza contare lavori e forniture accessorie che portano il totale a superare i 25 milioni.

Ma i conti non tornano, tanto che ad oggi la Regione non sa se quanto ha pagato per i lavori corrisponda a quanto chiesto e a quanto realizzato. Non sa se la realizzazione delle opere sia avvenuta a regola d’arte. E senza contare - scrive sempre Polieri - le «ulteriori criticità che non risultano rilevate da parte della commissione di collaudo»: ad esempio che manca il registro di contabilita, e «si è constatato che l’importo degli Stati di avanzamento lavori non è corrispondente a quello indicato sul relativo certificato di pagamento», senza parlare di possibili irregolarità in alcuni subappalti e sub-affidamenti per i quali «alcuni prezzi unitari (...) risulterebbero ribassati oltre il 20%». Ma è ancora più grave quanto rilevato dal Rup a livello tecnico. «Nel certificato di collaudo tecnico amministrativo - scrive Polieri - si condiziona la regolarità tecnica dell’intervento all’acquisizione di ulteriori certificazioni e/o documentazione in una fase successiva», cosa che non è mai avvenuta. «Relativamente agli impianti di gas medicali le prove di collaudo dovevano essere eseguite dal fabbricante con la supervisione della persona autorizzata (...), e per la relativa validità si rendeva necessaria la firma della stessa sul detto certificato».

L’impianto gas medicali della Fiera del Levante è stato realizzato dalla Item Oxygen, la stessa ditta che ha eseguito i lavori nell’Utic dell’ospedale di Castellaneta dove uno scambio di tubi del gas, nel 2007, causò la morte di otto pazienti cardiopatici. Nel 2016 l’allora legale rappresentante della Item, Giuseppe Fiorino (oggi sostituito da un familiare), fu condannato per questo in primo grado a 4 anni insieme ai progettisti, al direttore dei lavori e ai collaudatori, ma nel 2019 le accuse (omicidio colposo, falso ideologico, frode in pubbliche forniture) sono state cancellate dalla prescrizione. Proprio il ricordo di quella tragedia avrebbe dovuto imporre verifiche scrupolose che invece, scrive il Rup, «sembrerebbe che siano state sostituite da mere dichiarazioni». Ecco perché secondo i tecnici della Regione l’ospedale in Fiera del Levante non era (e non è) collaudabile.

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