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Ruvo di Puglia - Uno scontro a fuoco tra forze partigiane e fascisti repubblichini e la vita che scivola via al di là delle nuvole. A soli 21 anni, il partigiano ruvese Domenico De Palo morì il 3 marzo del 1944, a Prascorsano (Torino).
In suo onore a Prascorsano ieri gli è stata intitolata una strada. Inoltre la I Brigata partigiana della VI Divisione alpina canavesana Gl «Giustizia e libertà» analogamente prenderà il nome di Brigata «Domenico De Palo». Alla cerimonia, organizzata in collaborazione con la sezione Anpi di Cuorgné, la sezione omologa di Ruvo di Puglia e l’Associazione combattenti e reduci, hanno partecipato il sindaco di Prascorsano Piero Rolando Perino e il collega di Ruvo Pasquale Chieco, con la partecipazione della Società filarmonica prascorsanese e della Società filarmonica «Stefano Bertot» di Canischio.

«È stata per me una grande emozione - ha detto Chieco - partecipare a questa cerimonia. Ringrazio a nome della nostra città gli amici di Prascorsano per essersi ricordati di questo ragazzo meridionale venuto a combattere per la libertà sulle montagne piemontesi, ma ringrazio anche Domenico - sottolinea il sindaco di Ruvo - per aver donato generosamente la sua giovane vita all’idea di un’Italia unita e democratica. La sua vicenda è per noi ruvesi motivo di orgoglio e di onore».

«La sua figura e la sua storia - dichiara il sindaco Perino, che a Prascorsano ha fatto gli onori di casa - rappresentano il miglior esempio di chi, combattendo per gli ideali di giustizia, progresso e libertà, fu disposto a sacrificare la propria vita per donare alle future generazioni un’Italia democratica e repubblicana».

Nato il 22 aprile 1923 a Monfalcone, in provincia di Gorizia, Domenico De Palo cresce a Ruvo. Si arruola nei Carabinieri ed entra a far parte della VI Divisione alpina «Giustizia e libertà».
«La Divisione - racconta Vincenzo Colaprice, studioso che sta ricostruendo la storia dei partigiani ruvesi - nasce successivamente all’istituzione della Repubblica Sociale Italiana e alla pubblicazione del primo bando di chiamata alle armi di uomini e militari sbandati del primo novembre 1943».

Nascono gruppi partigiani guidati dal tenente degli Alpini Luigi «Bellandy» Viano e dal maresciallo dell’esercito Mario Costa, detto «Diavolo nero»: «La morte di De Palo - racconta Colaprice - si inquadra nel contesto di mesi in cui tra l’autunno 1943 e la primavera del 1944 calano considerevolmente le adesioni alla Rsi e crescono i numeri dei renitenti. Per contrastare il fenomeno, la Repubblica di Salò decise di prendere diverse contromisure. Dalla fine del 1943 e per tutto il 1944 operò la Divisione “Moschettieri delle Alpi”. La prima vera azione dei Moschettieri fu compiuta con un rastrellamento nell’Alto Canavese ai primi di marzo del 1944».

Lo storico Sergio Luzzato ha ricostruito questa particolare vicenda nel libro «Partigia»: «Scorgo, a cinque metri dalle nostre spalle, un borghese (in abiti borghesi e quindi non in uniforme, nda) che tranquillamente fa fuoco contro di noi. Gli impedisco di continuare a mezzo di una scarica di mitra che lo fulmina».

Quel «borghese» è proprio Domenico De Palo, che muore all’istante a neanche 21 anni compiuti. Il rastrellamento fu un successo e ne diede notizia il quotidiano «La Stampa».

Di De Palo restano oggi una foto conservata presso l’Istituto storico della Resistenza di Torino (oltre a documenti e dettagli della sua formazione partigiana) e la via appena intitolata a Prascorsano. «A Ruvo - spiega Colaprice - in piazza Matteotti una lapide apposta sul Municipio lo ricorda assieme ad altri due patrioti deceduti: Vincenzo Ficco, fucilato in Grecia poche ore dopo l’armistizio dell’8 settembre; e Saverio De Palo, il partigiano «Macchi», figura di spicco della Resistenza genovese. Mi permetto di aggiungere - conclude lo storico - che in questi mesi è attiva una ricerca a Ruvo sul partigianato De Palo, che ha permesso di identificare i nomi di una settantina di partigiani riconosciuti ufficialmente e di un numero largo e consistente di militari ruvesi internati nei campi di lavoro tedeschi».

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