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Francesco Paolo Sisto, sottosegretario alla Giustizia nel Governo di unità nazionale di Mario Draghi e deputato di Forza Italia, penalista di esperienza quarantennale, delegato dalla Ministra Cartabia all'edilizia giudiziaria, racconta idee e programmi sull'edilizia giudiziaria a Bari dopo il sopralluogo effettuato l’altro giorno con i Magistrati del distretto, i tecnici e i funzionari del Ministero di via Arenula, accompagnati dal Sindaco Decaro.

Sottosegretario, qual è la sua proposta sul delicato tema dell’edilizia giudiziaria nella nostra città?
«A Bari la giustizia ha bisogno di un colpo d’ala, di una svolta finalmente effettiva e percepibile, e non legata soltanto a protocolli, in passato troppo autoesaltati. La strategia che con la delega della ministra Cartabia e la grande collaborazione del personale del Ministero sto seguendo è duplice».

Cioè?
«Innanzitutto un "antidolorifico" che consenta l’allargamento degli invivibili attuali uffici giudiziari della giustizia penale; contemporaneamente un "antidoto", definitivo, ai mali ormai ventennali della edilizia giudiziaria barese che hanno comportato la vergogna delle tende da udienza, evento che ha esposto la nostra città al ludibrio internazionale».

Come pensa di poter raggiungere questo risultato?
«Per ottenere questo è necessario un “tutti insieme appassionatamente”, un coro di competenze e ruoli che senza esitazioni e senza protagonismi vada dritto alla meta: politica, magistratura, avvocatura e personale della Giustizia all’unisono devono vincere ogni resistenza e ogni intoppo. Il Ministero, per il mio tramite, porrà tutto l’impegno necessario al raggiungimento dell’obiettivo».

Che cosa significa l’allargamento?
«Per allargamento degli spazi non si può che intendere la disponibilità, previa opportuna indagine, della torre che è a fianco della nuova sede di via Dioguardi: quindici piani in cui con una opportuna suddivisione sarà possibile, con ottime probabilità, allocare non solo l’attuale Procura e gli uffici del Tribunale ma anche il Tribunale di Sorveglianza, la Corte di assise e, auspicabilmente, la polizia giudiziaria. Ma soprattutto aule, aule ed aule, più grandi, confortevoli, capaci di garantire un dignitoso esercizio della giurisdizione».

Com’è andato il sopralluogo?
«Venerdì scorso ho promosso con la presenza del dottor Massimo Orlando, responsabile al Ministero di tali servizi, una ispezione congiunta con tutti i referenti degli uffici giudiziari, a cui ho invitato anche il sindaco Antonio Decaro, che ho ringraziato per la partecipazione. La soddisfazione è stata generale e percettibile. “Senza leggere e scrivere”, lo dico tra virgolette, per il tramite del dottor Orlando, si è già provveduto a inviare dopo poche ore, ai capi degli uffici, una nota con cui è stata notificata la condivisione da parte del Ministero della necessità dell’ampiamento che ritengo debba essere identificato in tutti i 15 piani dell’immobile. In tale missiva vengono scandite le procedure con scadenze vicinissime, con un progetto che indichi dettagliatamente le esigenze di ampliamento degli uffici baresi. Di seguito a tali adempimenti si procederà alle indagini di mercato per verificare l’esistenza di altre ipotesi idonee allo scopo».

Ha pensato ai costi del trasferimento alla torre?
«Aggiungo infatti che entro il 15 giugno sarà quantificato anche il presumibile costo massimo delle operazioni di facchinaggio per consentire la valutazione della tipologia di gara da intraprendere in proposito».

Tempi rapidissimi, quindi?
«Penso che prima di così non si potesse fare, dopo tanti anni di suspence e di poco gratificanti attese. Ma questo è solo il provvisorio. La vera scommessa è, per restare nella metafora, l’antidoto, il Parco della Giustizia».

Cioè la soluzione definitiva.
«In proposito, ritengo inaccettabile un cronoprogramma che, come l’Agenzia del Demanio ha ipotizzato, consegni il solo primo lotto alla città addirittura a fine 2028. Qualcosa va rivisto e migliorato. Unitamente alla dottoressa Fabbrini, dirigente generale del settore Beni e servizi, e ad altri funzionari del Ministero, ho incontrato gli esponenti dell’Agenzia del Demanio per cercare di capire di più».

A quale punto siete?
«Sono in corso approfondimenti dettagliati per potere, in brevissimo tempo, articolare eventuali rimedi tecnici e modifiche al cronoprogramma che possano accorciare i tempi di consegna. Nei primi giorni del mio mandato al Ministero, ho scoperto non senza amarezza, che a Bari la principale opera di edilizia giudiziaria attualmente in cantiere era stata esclusa dal Recovery Plan, proprio perché era stato ritenuto impossibile che vi fosse una prima consegna entro il 2026: sarebbe stato un formidabile propulsore per accelerare tutto. Così non è stato e ritengo che il passato e le relative responsabilità, con una operazione di buona volontà, non debbano costituire una palestra da frequentare».

Che cosa ha da dire alla città?
«Il mio dovere è informare puntualmente i baresi con chiarezza di quello che accade perché la giustizia esercitata in un ambiente degno della nostra bella città è una giustizia sicuramente migliore».

C’è la possibilità di nominare un commissario?
«Il commissario non deve costituire un diversivo né un modo per allontanare da sé eventuali responsabilità. Il commissariamento deve essere utile, deve servire effettivamente a risparmiare procedure e tempi. Anche tale eventualità è attualmente oggetto di approfondimento e, rassicuro, non ha nulla a che vedere con commissari già nominati dal Ministero per le Infrastrutture su altre diverse opere individuate con largo anticipo. Tale valutazione andrà parametrata alla concretezza della sequenza procedimentale alle opere di urbanizzazione necessarie, al rapporto fra progetto e costruzione, alle autorizzazioni necessarie (non poche) per ottenere la piena agibilità dell’area».

In conclusione?
«È un work in progress senza soste. D’altronde un sottosegretario barese alla Giustizia, che ha Bari nel profondo del suo cuore, non ha scelta».

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