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Covid e legionella non sono le uniche malattie cui dover far fronte (a volte anche in procedimenti giudiziari...). Ce ne sono altre: sia malauguratamente ordinarie, molte delle quali gravi, sia sfortunatamente straordinarie, come la dermatite eczematoso-lichenoide, una patologia rara simile alla sindrome di Lyell. Bene (anzi, male): al Policlinico, dove si è in continua riorganizzazione per trovare posti letto Covid (e anche per altri imprevisti, come al Chini e all’Asclepios…) c’è una giovane donna, che avrebbe bisogno di un ricovero, costretta a fare la spola tra casa e il reparto dove è in cura. Infatti, al padiglione Baccelli, dove c’è la Medicina interna universitaria diretta dal professor Angelo Vacca (da non confondere con quella del Frugoni), ai piani superiori sono attualmente ospitati i pazienti Covid. Cosicché Miria Loconte, 28 anni, di Bitritto, è costretta ad accontentarsi di una soluzione di emergenza. «Vado in ospedale dalle 8 alle 14 fino a quando c’è il servizio di day-hospital. Il professore mi ha detto: non posso lasciarti in queste condizioni, ti aiuterò a venirne fuori. Ti ricovero in ambulatorio, torni a casa e al mattino presto dovrai essere di nuovo qui, fino a data da destinarsi. So che si tratta di una strana soluzione, ma io devo salvarti e questa è l’unica possibilità».

Miria si è sfogata anche su Facebook, scrivendo di sé stessa in un post pubblicato di recente («vi racconto la storia di una ragazza che fa a botte con una nemica che credeva di aver steso per un po’, ma un paio di giorni fa la nemica ha deciso di vendicarsi e in pochissime ore tutto è cambiato, tutto è precipitato un’altra volta. Voglio farvi rendere conto del reale disagio che stiamo vivendo. Qui è tutto surreale: come si può chiudere totalmente dei reparti così importanti e mettere a rischio la vita di tantissime persone?»). Ma la sua vicenda parte da più lontano. Da quando all’inizio dell’anno (era il 9 gennaio) si presenta per la prima volta al Policlinico con chiazze su tutto il corpo e febbricola. I medici pensano a una reazione allergica, ma i sintomi non vanno via e la febbre persiste. Quindi torna tre giorni dopo al Pronto soccorso, ma anche stavolta, dopo una visita al reparto Malattie infettive, la rimandano indietro. Nei giorni successivi la osservano a Odontoiatria, perché le bolle si presentano anche in bocca, e a Dermatologia. Ma niente fino alla decisione di andare al Miulli dove proseguono le investigazioni. «A inizio febbraio - racconta Miria - c’è stato un peggioramento. Poi i medici mi hanno detto di rivolgermi a un immunologo. Così ho fatto».

Lo specialista capace di darle sollievo è appunto Angelo Vacca. Quando si rivolge a lui, a maggio, Miria ha quasi perso le speranze. Ma in un mese circa di permanenza al Baccelli si arriva alla diagnosi (appunto dermatite eczematoso-lichenoide) in collaborazione con la professoressa Caterina Foti e la dottoressa Lucia Lospalluti della Dermatologia. «È una malattia rara - spiega Vacca - simile alla sindrome di Lyell, che è una forma estesa di necrolisi epidermica tossica caratterizzata dalla distruzione e dal distaccamento dell'epitelio cutaneo che interessa buona parte della superficie corporea (l’impatto è più o meno quello della psoriasi - n.d.r.), una patologia molto grave con una bassa incidenza sulla popolazione: da 0,4 a 1,2 casi per milione ogni anno. Ho prescritto cortisonici, ciclosporina e metotrexate, riuscendo ad alleviare i sintomi, ma quando a metà ottobre la paziente è risultata positiva al coronavirus ho dovuto sospendere la terapia immunosoppressiva. Ovviamente, la condizione è peggiorata. Però adesso, avendo ripreso la terapia, tornerà a star meglio. Certo, avrebbe bisogno di un ulteriore ricovero, ma la situazione è quella che è a causa del Coronavirus. Non ci sono posti liberi».

Miria ha apprezzato molto la disponibilità dei medici del Policlinico. «Questa volta sono dalla loro parte, non ho nulla da rimproverare. Anzi, li ringrazio per avermi aiutato ancora una volta. Sono davvero tutti esasperati per le condizioni in cui lavorano . In quanto a me, sarò costretta ad andare e tornare dall’ospedale, ma l’importante è riuscire a migliorare la mia condizione. Ha presente gli ustionati? Ecco, questa è l’impressione di chi mi guarda. Non auguro a nessuno quello che sto passando. Quando le ferite si rimarginano restano cicatrici su tutto il corpo. Ora si sono riaperte sulle gambe e sulle braccia, tanto da avere difficoltà anche a indossare gli indumenti. Sono costretta a fasciarmi completamente. In ogni caso, non voglio piangermi addosso. Penso a chi sta peggio di me e a quanto accaduto a mia sorella anni fa, vittima di un caso di malasanità. Quindi, anche se il riacutizzarsi dei sintomi mi procura grandi sofferenze, devo essere ottimista». «Sarò anche grandicella - ha chiosato Miria nel post su Facebook - ma la letterina a Babbo Natale quest’anno la scrivo. Non ci sarebbe regalo più bello di poter passare il Natale con la mia famiglia». Alla faccia di coronavirus, legionella e malattie rare…

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