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Bari, don Preite: «La pandemia sanitaria si sta trasformando in educativa»

Il direttore dell'oratorio: didattica in presenza per ragazzi 'vivaci'

Bari, don Preite: «La pandemia sanitaria si sta trasformando in educativa»

BARI - «Questa pandemia sanitaria si sta trasformando sempre più in pandemia educativa con disastri ed effetti peggiori, evidenzia le disparità di chi possiede e di chi non ha i mezzi, mette a nudo le fragilità di una società che non riesce a tutelare e a garantire i diritti specialmente alle fasce più giovani e più fragili». Lo scrive, in un lungo post su Facebook, don Francesco Preite, direttore dell’oratorio salesiano del Redentore di Bari, nel cuore del quartiere Libertà, uno dei territori con le maggiori criticità sociali, dove don Francesco porta avanti da anni alcuni progetti contro la dispersione rivolti a bambini e giovani del rione.

«Bisogna tutelare la salute e contenere il rischio contagio. Giusto. Ma mi chiedo - scrive - : tra la strada e la scuola, quale luogo contiene meglio il rischio? Per i ragazzi vivaci, che sono certamente in numero esiguo, possibile che non si possa prevedere la didattica in presenza nel rispetto rigoroso dei protocolli? Possibile che dobbiamo negargli il diritto all’istruzione e all’educazione? Ora bisogna intervenire, dopo sarà tardi».

«Al Redentore - spiega il sacerdote - svolgiamo 4 corsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) per ragazzi svegli e vivaci, che hanno l’intelligenza nelle mani ed altrettanto facciamo a Cerignola. Siamo riusciti a garantire i ragazzi dei corsi più grandi attivando lo stage aziendale, i laboratori e la Fad. Per i due corsi dei più piccoli a rischio dispersione scolastica siamo in grave difficoltà: senza dispositivi tecnologici, in balia di censimenti regionali per la dotazione tecnologica dei ragazzi - sottolinea - e la chiusura forzata delle scuole."
«Inevitabilmente - conclude - questi vivaci ragazzi come tutti quanti, forse ancora di più, se non vengono accolti ed accompagnati nel loro cammino di crescita rischiano di perdersi. Rischiano nel migliore dei casi di dare fastidio per strada o peggio ancora delinquono. Poi però tutti ci lamentiamo di questi ragazzi, ai quali non abbiamo restituito la speranza ed il futuro».

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