Martedì 04 Agosto 2020 | 05:10

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Due volte vittime di un destino avverso. Due volte accovacciati sul dolore di una vita appena cominciata, eppure volata subito via. «Nel 2016 ci siamo accorti che nostra figlia non c’era più nel loculo in cui era sepolta da oltre trent’anni. Al suo posto c’era un’altra persona». L’imperfetto più straziante che sia dato pronunciare è da due anni sulla bocca dei genitori di Maria, una bambina morta prematuramente e senza un perché in culla, e scomparsa di nuovo, tra lo sconcerto e l’incredulità, da quella «nicchia» nel cimitero in cui mamma e papà l’avevano sepolta per porgerle ogni giorno un fiore, un peluche, un palloncino. Un concentrato di colori che pur strideva con il grigiore delle lapidi in marmo, ma che aiutava Giangrazio Ingravalle e sua moglie a tenere saldo il legame che li univa alla piccolina.

«Non solo non l’ho mai vista crescere, ma ora, a distanza di anni dal momento in cui ho comperato la concessione di un loculetto comunale (contrassegnata dal n. 149 del 1985), mi è perfino impedito di porgerle un fiore» racconta il signor Ingravalle che non si dà pace. La morte è entrata in casa sua il 13 febbraio 1975 quando Maria, a soli due mesi, ha perso la vita. Un dramma che ha funestato per sempre quella famiglia, avvolto anche in un altro mistero. «Nei primi mesi del 2016 - spiega il papà - mi recavo con mia moglie come di consueto, alla tomba di mia figlia e mi accorgevo che, al suo posto (ed erano più di trent’anni che era lì) era sepolta un’altra persona. Potete solo immaginare la disperazione e lo sconcerto. Ho subito allertato una pattuglia dei Carabinieri di Gravina, i quali giunti sul luogo mi hanno consigliato l’assistenza di un legale. Non conoscendone alcuno mi sono rivolto ad un rappresentante sindacale, il quale ha informato gli organi comunali (a mezzo di apposita, protocollata, segnalazione) nel novembre del 2016, nel silenzio più assoluto dell’amministrazione comunale che non si è mai degnata di rispondermi» aggiunge Ingravalle mentre alterna commozione a rabbia.

I toni ruvidi fanno a pugni con la tenerezza delle sue lacrime e delle carezze virtuali che ancora vorrebbe regalare a Maria. «Soltanto sul finire del 2019 - conclude - stanco di questi ritardi, mi sono rivolto a un legale che solo, previo interessamento di un membro del consiglio comunale, da sempre vicina ai bisogni della cittadinanza, ha tempestato di richieste gli Uffici Comunali, riuscendo così a recuperare, dopo otto lunghi mesi di comunicazioni, qualche documento utile a ricostruire questa storia assurda. Una ricostruzione che però non spiega che fine ha fatto il corpicino di mia figlia, sparito nel nulla».
Il Comune, dal canto suo, non si sente controparte, ma parte lesa. «Siamo stati e saremo al fianco di questa famiglia» precisa il sindaco Alesio Valente, ricordando come sin dall’inizio della vicenda gli uffici comunali abbiano fornito assistenza e documentazione alla famiglia e ai suoi legali, per favorire la ricerca della verità in una storia che vede il Municipio estraneo, nei fatti, ad ogni responsabilità, essendo la gestione dei servizi cimiteriali non diretta ma affidata a terzi.

«Comprendiamo il dolore e lo smarrimento della famiglia - aggiunge Valente - pure per questo ci siamo resi disponibili a creare nel cimitero un’edicola che consenta di perpetuare il ricordo della figlia scomparsa. Parallelamente, a Palazzo di Città si fa prepotentemente strada anche un’altra ipotesi: sporgere denuncia contro ignoti perché, come la famiglia chiede, e per come è intenzione anche dell’amministrazione comunale, ogni eventuale responsabilità sia individuata e punita. A tal riguardo, una dettagliata relazione sarà presto affidata all’Avvocatura comunale affinché compia le valutazioni del caso ed adotti i provvedimenti ritenuti opportuni»

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