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Nell'intervista al presidente della corte d’Appello, Cassano, emergono una serie di problematiche legate allo svolgimento delle attività nelle aule in fase 3

toghe, avvocati

BARI - Il Palazzo di Giustizia di piazza De Nicola che necessita di un urgente maquillage; il Polo Unico della Giustizia che stenta a decollare; il rebus della «Fase 3» nelle aule di udienza, stretta tra annunci governativi e decisioni troppo spesso delegate ai capi degli uffici giudiziari. La macchina Giustizia di per sé viaggia a rilento, figurarsi cosa accadrà a Bari dove, coronavirus a parte, bisogna fare i conti con strutture inadeguate, un nervo che, da circa trent’anni, resta scoperto. Ne abbiamo parlato con il presidente della Corte d’Appello di Bari, Franco Cassano, provando a sbirciare dal suo osservatorio così privilegiato.

Presidente Cassano, l’edificio storico di piazza De Nicola rischia di diventare inagibile?

«Non esageriamo, non è così. Di certo necessita di lavori urgenti e importanti, ma se per mettere mano alla facciata sono trascorsi tre anni e i lavori non sono ancora iniziati, c’è poco da stare allegri».

Nell’agosto 2017 precipitarono lastroni di marmo e acciaio, per fortuna nessuno si fece male. Perché non è stata ancora sistemata la facciata?

«Risulta che la gara stia ancora ferma al Provveditorato per le Opere Pubbliche, ma si continua a spendere tanto per il monitoraggio. Intanto, è in corso il rifacimento del piazzale antistante il Palazzo e quelli nel garage sottostante che comportano anche controlli di sicurezza sulle colonne portanti. E’ stato fatto un primo e serio intervento, ma i lavori non sono ancora ultimati. Le colonne montanti sono state scarnificate e i tondini sono stati a lungo a vista».

E all’interno dell’edificio?

«C’è da rifare l’impianto antincendio per tutti gli ambienti. Per realizzarlo, sarà necessario, come indicato dal Provveditorato, spostare tutti gli archivi correnti dai piani in cui si trovano a quelli più bassi (sottostante, piano terra e primo) per garantire la staticità, dal momento che il peso eccessivo potrebbe creare problemi».

Anche in via Nazariantz, prima dello sgombero, gli archivi furono trasportati ai piani più bassi.

«Non si possono fare paralleli con un edificio sotto il quale c’era sabbia. In piazza De Nicola non c’è mica questo problema, ma ricordo a tutti che il Palazzo venne inaugurato nel 1960».

Sessant’anni dopo la soluzione sembra il Polo Unico della Giustizia. A che punto siamo?

«Va detto che il Covid ha interrotto il percorso, ma c’è la disponibilità dell’Agenzia del Demanio a portare avanti la strada intrapresa attraverso step già individuati e definiti per il prossimo futuro dai protocolli firmati. Mi auguro che il Ministero convochi quanto prima una nuova riunione proseguendo sulla strada già individuata».

Due anni fa le tende della Protezione civile, oggi il virus e si torna a parlare di Commissario. Che ne pensa?

«Siamo talmente d’accordo sulla nomina di un Commissario che per primi la suggerimmo quando esplose l’emergenza edilizia giudiziaria ed emerse sin dall’inizio che in città non c’erano strutture adeguate ad ospitare gli uffici giudiziari. Invitammo il Ministro a superare ogni perplessità e a nominare anche se stesso come Commissario dal momento che non c’era alcuna questione di sfiducia nella sua persona, ma contava e conta ancora oggi riuscire a bypassare procedure lente».

Crede che oggi si possa arrivare a un esito diverso?

«Purtroppo, la nostra richiesta non è mai stata considerata e valutata anche se poi si è visto come un modello simile per ricostruire il ponte di Genova abbia funzionato, eccome, ma ribadisco: un percorso previsto dal protocollo per il polo unico della giustizia c’è, sicché è opportuno che il Ministero convochi quanto prima nuova riunione proseguendo sulla strada già individuata dall’Agenzia del Demanio. Non mi convincono strade diverse, come utilizzare le caserme militari, ad esempio la Picca, come qualcuno ha suggerito in questi giorni e trovo che le critiche mosse alla politica cittadina e locale che non insisterebbe abbastanza sull’edilizia giudiziaria, siano quanto meno ingenerose. Che si metta mano alla fase esecutiva. Se invece, faccio un esempio, non ci sono i fondi, lo si dica alla città».

In questo contesto, ci si avvicina alla fase 3 nella Giustizia. Bari è pronta?

«Cosa accadrà dal 1° luglio? Temo il caos. A parte il fatto che viene annunciata una legge che potrebbe essere promulgata il 30 giugno ed entrare in vigore il giorno successivo prima con tutti i conseguenti problemi organizzativi, osservo che da un lato si ricomincerebbe con gli accessi liberi e lo svolgimento delle udienze come le conoscevamo, dall’altro sono ancora in vigore norme anti assembramento ai sensi delle disposizioni emanate dal ministero della Salute e della Funzione Pubblica. Come conciliare tutto questo? Ovviamente ancora una volta sta a noi capi degli uffici sbrogliare la matassa per garantire e contemperare la sicurezza e la salute dei cittadini con e funzionamento effettivo della Giustizia. Confidiamo che almeno l‘Avvocatura ci dia una mano a risolvere i problemi. Le confesso che ho faticato stanotte ad addormentarmi pensando a come gestire gli ingressi liberi nei palazzi di giustizia, ma con accesso limitato negli uffici. Uno per volta, si creeranno file enormi».

Dai dati a vostra disposizione, in che misura il virus ha contagiato i processi?

«Va detto che i giudizi di secondo grado sono spesso più agili, si possono svolgere spesso sempre da remoto. Discorso diverso per il Tribunale e per il penale in particolare perché le aule sono piccole, possono accedervi poche persone e si possono celebrare solo processi con poche persone e pochi imputati. Nonostante tutto, sino al 31 luglio avevamo programmato di emettere 1.000 sentenze civili in appello, e ci siamo. Sempre sino al 31 luglio saranno celebrati 313 processi, 13 in assise e 66 procedimenti di prevenzione personale e antimafia. A Bari, nonostante tutto, manterremo un ottimale rapporto tra procedimenti sopravvenuti e procedimenti smaltiti».

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