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In Puglia e Basilicata

La missionaria

La suora volontaria da Ruvo in Zambia: «I tamponi? Ma qui non esistono»

Suor Maria Mazzone

Suor Maria Mazzone

Batte forte il sole dell’Africa e la speranza è che possa bruciare il Coronavirus ed evitare l’esplosione di una pandemia che potrebbe essere letale

05 Aprile 2020

Paolo Pinto

BARI - Batte forte il sole dell’Africa e la speranza è che possa bruciare il Coronavirus ed evitare l’esplosione di una pandemia che potrebbe essere letale. Nello Zambia, al momento, sono 783 i test fatti: i positivi aumentano di giorno in giorno di uno, due casi. Ma il numero dei tamponi fatti è davvero molto basso per una popolazione così numerosa. L’allerta è massima. Virus letale, forse ancora sconosciuto nelle parti povere dell’Africa. Si cerca di rispettare le linee guida dettate dall’OMS e fino a questo momento i danni sono limitati.

Lì nello Zambia da anni opera Suor Maria Mazzone, figlia di Maria Ausiliatrice, nata a Ruvo di Puglia e che ha fatto della missione in Africa il suo obiettivo di vita. Ha paura, ma non per sé, bensì per gli altri, per gli africani che hanno imparato ad amarla: “Se si va – racconta - nei supermercati, la gente si ammassa non è facile educare la gente a rispettare le regole. Siamo all’inizio della pandemia: credo che il caldo possa essere un’arma in più qui in Africa per sconfiggere il Covid-19”.

Messe vietate, scuole chiuse, in un lampo la realtà si è completamente trasformata: “Noi continuiamo a celebrare la Santa Messa ma al chiuso. Per il resto cercheremo di cominciare a produrre mascherine, ma questo Coronavirus ci ha preso alla sprovvista. Stiamo pregando intensamente. Non crediamo che questa sia una punizione di Dio, ma una lezione. Lo abbiamo messo ai margini della nostra vita e su questo che ci sta facendo riflettere. Mi sono data questa spiegazione, perché siamo presi dal futile”.

Ma quali sono i suoi pensieri più ricorrenti? “Chiedo a Dio di aiutarmi ad accettare, a dire “amen” a questa situazione. Con questo pensiero andiamo avanti e cerchiamo di aiutare la gente. Se in Africa dovesse succedere quello che accade in Italia, l’Africa non sarà risparmiata. Sarebbe una catastrofe perché in giro c’è già tanta sofferenza. Se un giorno si dovesse sviluppare qui rapidamente, moriremo tutti perchè non abbiamo le strutture necessarie”.

Infine, il saluto finale: “Saluto l’Italia e spero che torni a ruggire al più presto”. In Puglia, invece, i suoi cari pregano per lei e la popolazione africana affinchè tutto vada bene.

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