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L’integrazione sociale e l’inclusione assumono aspetti particolari soprattutto quando si raccontano storie concrete. È il caso di una coppia di nigeriani, convolati a nozze dopo anni di sofferenze, spesso ignorate e oggetto di diatribe politiche.

Ieri pomeriggio, a Molfetta presso la Sala degli Specchi, il sindaco Tommaso Minervini ha formalmente realizzato il sogno di Joi e Bright, rispettivamente di 23 anni lei e 31 lui, celebrando il rito civile.

La storia di Joi Omokaro e Bright Idahosa inizia in Nigeria alcuni anni fa. La povertà e la miseria, ma al tempo stesso la speranza e la voglia di riscatto, spingono la coppia in Italia attraverso uno di quei viaggi della speranza sfiancanti, al limite della sopravvivenza. Joi e Bright, non viaggiano soli: con loro c’è il loro piccolo di appena cinque mesi, simbolo di quel riscatto umano. Ma giunti nel nostro Paese, per Joi e Bright inizia un altro dramma, quello della separazione. I due giovani vengono infatti destinati a due centri di accoglienza differenti, divisi tra Taranto e, per l’appunto, Molfetta.

Quell’ancora di salvezza per Joi Omokaro arriva dal progetto SPRAR promosso dal Comune di Molfetta, finanziato dal Fondo Nazionale delle Politiche dell’Asilo. La 23enne nigeriana è stata accolta con lo status di rifugiata dalla Cooperativa Sociale «Innotec» di Molfetta ed inserita in un progetto di tutela, integrazione e conoscenza del territorio.

«L’accoglienza è solo uno degli obiettivi promossi dal progetto SPRAR – ha commentato Vincenza Spadavecchia, psicologa e coordinatrice della Cooperativa Sociale “Innotec” - e la storia di Joi e Bright è l’esempio di come il fenomeno dell’immigrazione può divenire facilmente integrazione sociale. Oggi possiamo affermare che Joi è pronta per affrontare una società che richiede la dovuta formazione. Ha inoltre frequentato un corso di italiano che ne favorisce l’inclusione, così come un lavoro importante è stato fatto anche sul suo bambino».

Il matrimonio tra due ragazzi, formalizzato dal rito civile celebrato dal primo cittadino di Molfetta, è soltanto l’inizio di una nuova vita, finalmente insieme.

«Mai come in questa occasione – ha proseguito la psicologa della Cooperativa Sociale – il matrimonio è realmente sinonimo di unione, perché i due ragazzi (che nel frattempo hanno allargato la propria famiglia con la nascita di un altro figlio) torneranno a vivere la loro vita insieme. Il nostro obiettivo è quello di includere anche Bright nel progetto SPRAR per far in modo che, presto, la coppia possa essere in grado di muoversi liberamente nella nostra società».

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