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BARI - In provincia di Bari sono circa 5mila, compresi coloro i quali sono segnalati dall’Autorità (1.209 nel 2018) per essere stati colti sotto l’effetto di droga e alcol. Si tratta di coloro i quali periodicamente sono tenuti a rinnovare visite ed esami per il rinnovo della patente, ad esempio ultraottantenni, ma, soprattutto, mutilati (chiamati ogni 5 anni), cardiopatici gravi (ogni 2 anni), epilettici (ogni anno) e in generale persone con patologie invalidanti per le quali c’è bisogno del benestare della Commissione medica della Asl locale. Per loro (3.139 visitati nel 2018, compresi 760 mutilati; nel 2019 sono finora 2.004, di cui 455 senza arti), una diagnosi precisa è ancora più complessa: ci riferiamo a chi è affetto da un'insieme di patologie, come i diabetici, per dire di una categoria, oppure ai malati neurologici o psichiatrici. Questi pazienti, ma anche i tossicodipendenti e gli alcoldipendenti (798 visitati fin qui nel 2019), sono al centro del progetto regionale denominato «Apulia Smart Drivers», una sperimentazione che prevede la partecipazione dell'Università di Bari, e precisamente del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione diretto dal professor Giuseppe Elia (il responsabile del progetto è il professor Andrea Bosco; l’équipe comprende il professor Ignazio Grattagliano e il dottor Alessandro Caffò). Il compito degli esperti è soddisfare l'esigenza espressa dalla Commissione medica locale, e recepita dal direttore generale dell’Asl Antonio Sanguedolce (la delibera che dà di fatto il via è del 2 agosto): stilare un protocollo valutativo con indici capaci di rilevare in maniera oggettiva disturbi cognitivi e psicopatologici, e comunque aspetti e tratti di personalità che contrastino con la guida sicura, in modo da agevolare le valutazioni.

IL RECLUTAMENTO «La Commissione medica locale - afferma il dottor Francesco Nardulli, responsabile del progetto per conto della Cml dell'Asl Bari - costituisce un osservatorio privilegiato per l’approfondimento di temi connessi ai programmi di prevenzione degli incidenti e alla promozione della sicurezza sulle strade. Si partirà a settembre. Abbiamo già dato le direttive al personale per reclutare i soggetti. L'obiettivo della ricerca è tracciare i profili cognitivi e di personalità di persone incorse in sanzioni disposte dall’Autorità per abuso di sostanze e altre violazioni del Codice della Strada. I profili saranno valutati anche in relazione all’età del guidatore, con particolare attenzione ai giovani (dai 16 ai 24 anni), in visita per qualsiasi motivazione, e agli anziani tra i 65 e gli 80 anni. Per inesperienza o tratti di personalità (i giovani) o per motivi connessi al deterioramento dello stato psico-fisico (gli anziani), sono loro ancor più degli altri a incorrere in incidenti con esiti drammatici. Saranno valutate complessivamente 320 persone. L’obiettivo è quello di individuare markers di personalità e cognitivi in grado successivamente di predire i comportamenti dei soggetti che con più elevata probabilità possano incorrere in difficoltà connesse alla guida e prevedere dei percorsi di training per la riduzione dei rischi».

LO SCREENING La Asl metterà a disposizione i locali, la tecnologia, i volontari reclutati e il supporto soprattutto amministrativo. Il resto sarà di competenza dell'Università. Lo screening prevede una breve raccolta anamnestica personale e familiare, una valutazione personologica e del livello di falsificazione del profilo di personalità e test neuropsicologici, di intelligenza e di guida, anche con simulatori per tastare le capacità motorie, percettive e cognitive. «Così - aggiunge Nardulli - sarà messo a punto un protocollo affidabile di valutazione neuropsicologica e psicologica per la valutazione dell’idoneità alla guida, da diffondere tra le CML del territorio regionale. Inoltre, introducendo indici di elevata accuratezza diagnostica, si consentirà al personale della CML di indirizzare al meglio la propria indagine, rendendo la certificazione a guidare ancora più valida e attendibile e riducendo al minimo il rischio di eventuali recidive, un passo avanti significativo per il Servizio sanitario in termini di efficienza ed efficacia dei servizi. Tra l'altro, favorirà una cultura basata sul riconoscimento della propria tendenza a mettere in atto comportamenti rischiosi alla guida».

LA DURATA La sperimentazione durerà 18 mesi ed è finanziata dalla Regione Puglia con 158mila euro: i soldi serviranno per pagare (per prestazioni fuori dall'orario di lavoro) anche gli esperti in Psicometria, Psicologia Clinica Forense, Psicologia dell’Invecchiamento, Medicina legale e idoneità alla guida. Nella fase di raccolta dati è previsto vengano banditi due contratti di lavoro e un assegno di ricerca per psicologi e psicodiagnosti. Gli enti promotori auspicano una collaborazione a più lunga scadenza, non solo per l'esiguità dei soggetti interessati (abbiamo detto 320 su oltre 3mila), ma anche perché la platea è in realtà di gran lunga più ampia. «Il progetto - continua Nardulli - riguarda solo i soggetti incorsi in sanzioni (alcuni di questi, ndr). Ma ce ne sono molti di più, ben più del totale dei visitati. Le segnalazioni non arrivano sistematicamente. Del resto, i medici sono tenuti solo a curare il paziente. Le informazioni che giungono regolarmente provengono, ad esempio, dalla Motorizzazione, a sua volta contattata dalla Commissione invalidi nel caso di iter riguardanti appunto l'invalidità. Gli stessi Ctu (i consulenti tecnici d'ufficio del Tribunale) trattano queste pratiche solo per quello che concerne l'aspetto economico, o comunque relativamente ai benefici che derivano dalle diverse percentuali riconosciute. D’altro canto, noi segnaliamo alla Motorizzazione se qualcuno non ha i requisiti per il rinnovo della patente. Bisognerebbe però che i medici monocratici, al lavoro presso le scuole guida, si astengano nei casi più complessi rimandando alla valutazione della Commissione medica locale (nel 2018 è accaduto in tutto il Barese solo... 10 volte, ndr). In altre province italiane il rapporto tra abitanti e visite è molto diverso. A Padova su 800 mila abitanti ci sono state 15mila visite, a Belluno più o meno quanto le nostre, ma loro hanno 250mila abitanti, mentre noi 1,2 milioni». Ecco perché più che un progetto a tempo determinato, ci sarebbe bisogno di trasferire il modello in ambito Asl in modo definitivo.

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