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La cassaforte del Clan delle scommesse è alle Isole Vergini, nell’arcipelago delle Antille. Al riparo da occhi indiscreti, ma forse non più. Perché le società con cui la famiglia barese Martiradonna aveva schermato la proprietà del bookmaker Centurionbet, che controllava il marchio Bet1128, appare nei Panama Papers, uno dei più giganteschi «leak» della storia che ha esposto 214mila società offshore.

L’indagine della Finanza che la scorsa settimana ha portato in carcere il capostipite, Vito Martiradonna, e dei suoi tre figli, insieme ad altre 19 persone accusate a vario titolo di aver raccolto scommesse illegali per quasi un miliardo, ha infatti svelato il meccanismo messo in piedi per nascondere i soldi. Ovvero i primi 10,8 dei 18 milioni che i Martiradonna, insieme ai loro cugini Antonio e Michele Buontempo (il primo finito in carcere, il secondo ai domiciliari) hanno ricevuto dai proprietari del bookmaker austriaco PlanetWin nell’ambito di un accordo che la Dda di Bari ritiene illecito: PlanetWin aveva infatti sanato la sua posizione con i Monopoli di Stato, ma aveva necessità di utilizzare Bet1128 per continuare a fare denaro con le scommesse illegali.

L’inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria di Bari, diretto dal colonnello Pierluca Cassano, e del Gico comandato dal tenente colonnello Angelo Ancona si è giovata dei rapporti con lo Scico, il Servizio centrale di investigazioni sulla criminalità organizzata della Finanza. Così è stato ricostruito il reticolo delle società, e si è scoperto che Antonio Buontempo, ritenuto «il braccio destro di Francesco Martiradonna», si era rivolto allo studio panamense Mossack Fonseca, quello finito al centro dello scandalo dei Panama Papers.

La proprietà della maltese Centurionbet, costituita nel 2008 da un commercialista di Bari quando i Martiradonna hanno spostato le loro attività da Londra, è passata nel tempo da tre fiduciarie: la Sakamura Investments di Malta, la Colper Investments e, dal maggio 2012 al settembre 2015, la Lasus Consultants. Colper, con sede presso Mossack Fonseca, appare nei Panama Papers, mentre Lasus è nell’archivio di un altro gigantesco «leak», i Paradise Papers.

La storia dei due gruppi si incrocia quando Sks365, proprietaria di PlanetWin 365, viene venduta al fondo olandese Ramphastos (estraneo all’indagine) per 98 milioni di euro. Sks fa capo al napoletano Paolo Tavarelli (34%), al romano Paolo Sipone e all’altamurano Giuseppe Decandia, 43 anni, per il tramite di tre fondazioni austriache. Nella prima fase dell’operazione, il fondo olandese acquista l’80% di Sks365 per 49 milioni di euro, soldi che - con la mediazione dello studio maltese Wh Partners - vengono distribuiti sui conti delle tre fondazioni di Tavarelli, Sipone e Decandia, a Curacao. Qui ha sede anche la Brixley, la società che acquista il 60% di Centurionbet attraverso «una decina di bonifici tra agosto 2015 e novembre 2016 con causale “acquisto di azioni delle società 3 Bet Gaming Ltd di Malta e Lasus Consultants Ltd di British Virgin Islands» per un totale di 10,8 milioni, che finiscono «su conti correnti accesi in banche di Malta e della caraibica St. Lucia». È solo un anticipo sul prezzo concordato di 18 milioni: i quattro Martiradonna e i due Buontempo, nelle intercettazioni, parlano di 3 milioni di euro a testa. Ma, va ricordato che le licenze maltesi di Centurionbet sono state sospese a giugno 2017, dopo gli arresti della Procura di Catanzaro che già aveva ipotizzato le infiltrazioni della mafia nelle scommesse clandestine

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