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Operazione Dda

Clan e scommesse on line a gestione familiare: 22 arresti
In manette anche Vitin l'Enel, i suoi figli e Tommy Parisi

68 ordinanze, 80 perquisizioni e sequestri di beni per oltre un miliardo di euro in tutta Italia

Bari, blitz antimafia: arrestati anche imprenditori per riciclaggio

Ventidue arresti, 7 in carcere e 15 ai domiciliari, altri 22 indagati, il sequestro di beni per complessivi 200 milioni di euro, 167 soggetti monitorati, più di 500 mila intercettazioni telematiche, telefoniche, video e ambientali: sono i numeri del blitz eseguito oggi dalla Guardia di Finanza di Bari nei confronti di esponenti dei clan mafiosi Parisi e Capriati, nell’ambito di una indagine della Dda avviata nel 2015.

I due gruppi criminali, in contatto anche con le organizzazioni mafiose di Sicilia, Campania e Calabria, avrebbero costituito una vera e propria «multinazionale delle scommesse» movimentando oltre 1 miliardo di euro da Malta a Curacao, passando per le Isole Vergini e le Seychelles.

Il centro di potere di questa mafia del «clic» è stato individuato in Vito Martiradonna, 70 anni, storico esponente della malavita barese, ritenuto a capo del gruppo sgominato stamattina dalla Dda con l'accusa di aver organizzato un giro di gestione di scommesse on-line basato a Malta ed in altri Paesi a fiscalità ridotta. Martiradonna, più noto come "Vitin l'Enel", è finito in carcere su ordine del gip Gianluca Anglana insieme ai figli Francesco, Michele e Mariano (al momento irreperibile), ritenuti i responsabili del marchio ParadiseBet, ex sponsor del Bari Calcio.

Insieme a loro in manette sono finiti Antonio Buontempo, 42 anni, Giovanni Paolo Memola, 39 anni, e Tommy Parisi, 35 anni, figlio di Savinuccio, noto cantante neomelodico.

La Dda di Reggio Calabria ha invece sottoposto a fermo Paolo Carlo Tavarelli, 48 anni, nato a Napoli; Ivana Ivanovic, 45 anni, nata in Jugoslavia; Paolo Sipone, 53 anni, di Roma; Giuseppe Decandia, 43 anni, di Altamura (Ba); Domenico Tegano, 26 anni, di Reggio Calabria, ; Bruno Danilo Natale Iannì, 26 anni, di Reggio Calabria; Domenico Aricò, 50 anni, di Reggio Calabria; Carmelo Caminiti, 57 anni, di Reggio Calabria; Francesco Franco, 26 anni, di Reggio Calabria; Antonio Zungri, 47 anni, di Rosarno (Rc); David Laruffa, 45 anni, di Rosarno; Giuseppe Abbadessa, 45 anni, di Rosarno; Santo Furfaro, 52 anni, di Gioia Tauro (Rc); Francesco Sergi, 40 anni, di Palmi (Rc); Antonio Ricci, 42 anni, di Bari; Gabriele Calio', 39 anni, di Catanzaro; Danilo Sestito, 37 anni, di Catanzaro; Davide Schembri, 44 anni, di Agrigento.

Ai domiciliari invece Michele Buontempo, 39 anni, Francesco Catacchio, Michele Cinquepalmi, Santino Concu, di Cagliari, Alessandro di Bello, di Foggia, Mariella Franchini, Andrea Gaiti di Gazzaniga, Fabrizio Gerolla, di Torino, Giuseppe La Gala di Foggia, Luigi Lucarelli di Bari, Gianpaolo Mapelli di Calcinate, Raffaele Tagliente di Taranto, Dante Taranto di Napoli, Paolo Carlo Tavarelli di Napoli. Il gip ha rigettato le richieste cautelari a carico di Roberto Cuttone, di Milazzo, Michele Claudio Giacalone di Marsala, Luigi Emilio Minelli di Taranto. 

Antonio e Michele Buontempo sono i nipoti di Martiradonna, figli di sua sorella Lucia. Giovanni Paolo Memola è cugino di Antonia e Loredana Ricco, mogli di Michele e Francesco Martiradonna, mentre Mariella Franchini è la cognata di Vito Martiradonna. 

L'INDAGINE - Tutto ruota intorno a una serie di marchi per le scommesse, a partire dalla ParadiseBet di Londra e la Centurionbet di Malta. Vito Martiradonna, secondo l'accusa, "spende la sua fama di "cassiere" del clan Capriati per i rapporti con le organizzazioni criminali, anche di stampo mafioso" e si occupa "del reimpiego dei profitti illeciti e dei rapporti con la polizia giudiziaria e con i servizi segreti per ottenere informazioni sulle indagini" e "provvede per conto dell'associazione alla bonifica dei siti e delle autovetture in uso all'associazione". I figli di Martiradonna sono ritenuti i responsabili della gestione della rete di siti per le scommesse, che vedono in Giovanni Paolo Memola il tecnico informatico, in Mariella Franchini detta "la zia" (è la zia dei Martiradonna) il cassiere: a tutti loro la Procura contesta l'associazione per delinquere di stampo mafioso, con caratteristiche transnazionali avendo operato fin dal 2009 tra l'Italia, Malta, la Romania, Curacao e le Isole Vergini. A Tommaso Parisi e ad altre quattro persone è invece contestata l'intestazione fittizia di beni. Vengono poi contestati numerosi reati fiscali e tributari. Dal 2012 al 2016 il gruppo di società avrebbe raccolto scommesse per 649 milioni di euro, evadendo - secondo l'accusa - imposte per circa 11,6 milioni.

Gli investigatori hanno accertato il passaggio dei due clan «da un modello tradizionale di mafia militare a quello più evoluto di mafia degli affari» che «ha ora assunto, stabilmente, una sua specifica identità imprenditoriale e cerca i nuovi adepti nelle migliori Università».

Vito Martiradonna era il cassiere del clan Capriati. Il «grande salto di qualità» lo ha reso oggi un bookmaker, grazie contributo della nuova generazione di famiglia. «Questa indagine, per la prima volta, - spiega la Procura di Bari - certifica la radicale evoluzione in chiave economico finanziaria di quelli che sono, sul piano strategico, i nuovi ambiziosi obbiettivi della criminalità organizzata barese. Non più semplice attività di riciclaggio, ora si entra in maniera prepotente e spregiudicata nei settori di avanguardia del mercato economico globale e lo si fa da protagonisti, con investimenti diretti verso un settore altamente strategico quale quello delle scommesse e del gioco d’azzardo». «Gli indici non tirano più i grilletti delle armi ma cliccano sulle tastiere dei personal computer e sugli smartphone di ultima generazione per gestire in rete il gioco d’azzardo e per movimentare il denaro ricavato» spiegano gli inquirenti della Dda di Bari.

L'OPERAZIONE - I destinatari dei provvedimenti cautelari sono tutti importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, oltre a diversi imprenditori e prestanome. Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri e personale della Dia stanno inoltre eseguendo una ottantina di perquisizioni in diverse città. I reati contestati, a vario titolo, vanno dall'associazione mafiosa al trasferimento fraudolento di valori, dal riciclaggio all'autoriclaggio, dall'illecita raccolta di scommesse on line alla fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Dalle indagini e' emerso che i gruppi criminali si erano spartiti e controllavano, con modalità mafiose, il mercato delle scommesse clandestine on line attraverso diverse piattaforme gestite dalle stesse organizzazioni. Il denaro accumulato illegalmente, il cui percorso è stato monitorato dalla Guardia di Finanza, veniva poi reinvestito in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all'estero intestati a persone, fondazioni e società, tutte ovviamente schermate grazie alla complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta.

I RINGRAZIAMENTI DI SALVINI - «Business delle scommesse online: 68 mafiosi arrestati e beni sequestrati per un miliardo di euro. Grazie a Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Avanti così, la mafia mi fa schifo». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini. 

LE INTERCETTAZIONI -  Le nuove mafie hanno bisogno di «quelli che cliccano, che movimentano» i soldi facendoli transitare da un Paese all’altro senza lasciar traccia delle transazioni online, non di quelli che fanno «bam bam», cioè di quelli che sparano. A confermare il cambio di mentalità delle organizzazioni criminali è uno degli indagati nell’indagine di tre procure che ha portato all’arresto di 68 persone appartenenti a gruppi mafiosi che si erano spartiti il mercato online delle scommesse clandestine, intercettato dalla Guardia di Finanza mentre spiega quale sia la strategia giusta da attuare. «Io cerco i nuovi adepti nelle migliori università mondiali - lo sentono dire i finanzieri - e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada vanno a fare così: 'bam bam!'» «Io invece - aggiunge l’uomo - cerco quelli che fanno così: 'pin pin!!'. che cliccano, quelli che cliccano e movimentano. E’ tutta una questione di indice, capito?». 

LA COMMISSIONE ANTIUSURA - «La maxi operazione, condotta dalla Guardia Di Finanza insieme a Polizia, Carabinieri e Direzione Investigativa Antimafia, conferma il sodalizio tra il mondo dell’azzardo e la criminalità organizzata che in accordo tra loro gestiscono affari d’oro sulla pelle delle persone più fragili e indifesi». È quanto dichiara il presidente della Consulta Nazionale Antiusura, monsignor Alberto D’Urso, commentando i 68 arresti eseguiti oggi da Gdf, Carabinieri e Polizia in diverse regioni d’Italia. «I vari gruppi coinvolti che hanno abbandonato ogni contrasto, che abitualmente è presente nelle varie famiglie malavitose, in ragione dell’azzardo, come emerge dalle indagini, avrà pure un significato. Il messaggio - dice monsignor D’Urso - è stato raccolto e denunciato alle istituzioni in tempi non sospetti dalla Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici. Il 50 per cento delle persone indebitate o vittime di usura denunciano l’azzardo quale causa di indebitamento. Tramite l'azzardo molte persone a loro insaputa si trovano invischiate nella rete dell’usura e della criminalità da cui uscire può costare anche la vita». "Il mio auspicio è che anche le Istituzioni, il mondo del volontariato e delle associazioni no-slot - ha concluso mons. Alberto D’Urso- facciano fronte comune per arginare l’industria dell’azzardo, la quale non produce economia o posti lavoro, brucia la salute delle persone, le casse dello Stato e il Pil».

SKS 365 ESTRANEA AI FATTI - Sks365, proprietaria del brand planetwin365, «sostiene le autorità nel loro impegno nella lotta alle attività di organizzazioni criminali che danneggiano il mercato italiano del gioco legale». Lo afferma la società, in una nota, sull'inchiesta su mafie e scommesse illecite on line, coordinata dalla Dna, precisando che «il provvedimento giudiziario e le indagini delle autorità fanno esclusivo riferimento a persone associate a SKS365 in passato».
«Come specificato nel comunicato della Procura di Reggio Calabria - si sottolinea nella nota - si spiega che: 'Va precisato, con riferimento alla SKS365 che le investigazioni hanno riguardato esclusivamente la proprietà/management che ha gestito la società fino al 2017, ovvero prima della sua cessione ai nuovi proprietari, nei cui confronti non sono emersi elementi di responsabilità». «Come ufficialmente riportato negli atti presentati dagli inquirenti in sede Direzione nazionale Antimafia - si osserva nel comunicato - la nuova società SKS365 è da ritenersi dunque estranea a quanto accaduto ed emerso dalle indagini. SKS365 ha come primo obiettivo la tutela del giocatore e la regolamentazione dell’offerta di gioco e - conclude la nota - sostiene pienamente l’approccio adottato dalle Autorità e dal Governo».

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