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Il tribunale

Palagiustizia, nuovo duello Ministero-sindaco. «Comune inefficiente». Decaro: stop scaricabarile

Palagiustizia Bari, i magistrati confermano lo stato di agitazione

Al via il processo per risarcimento danni dinanzi a Giudice di pace Bari, dopo la dichiarazione di inagibilità della struttura in via Nazariantz

25 Ottobre 2018

Redazione online

BARI - «La colpa di tutte le inefficienze relative al tribunale di via Nazariantz non può essere attribuita all’amministrazione statale» ma ad «erronee scelte commesse dall’ente locale. Non si può non sottolineare la condotta del Comune di Bari, responsabile per 14 anni dell’edilizia giudiziaria barese». È un passaggio dell’atto di costituzione del Ministero della Giustizia nel procedimento, cominciato oggi dinanzi al Giudice di pace di Bari, per decidere sulle richieste avanzate dall’avvocato barese Ascanio Amenduni di risarcimento danni per i disagi causati dalla inagibilità del Palagiustizia di via Nazariantz, che dovrà essere sgomberato per rischio crollo entro il 31 dicembre.

Il giudice di pace sarà chiamato a valutare anche l’eccezione di legittimità costituzionale del decreto legge, poi convertito in legge, che ha sospeso i processi penali a Bari per tre mesi. "Sono 142 giorni senza un Tribunale penale» ricorda Amenduni, ricordando che ci vorranno mesi per riprendere l’attività nella nuova sede individuata per ospitare gli uffici giudiziari, l’ex palazzo Telecom al quartiere Poggiofranco, mentre gli avvocati devono oggi dividersi tra le aule allestita a Modugno, Bitonto e Bari in quella che definisce «quasi una missione impossibile». Il legale ha quindi chiesto un risarcimento simbolico di 3mila euro per i mancati onorari relativi alle udienze rinviate e «per i danni morali, all’immagine, alla dignità professionale».

Dopo la costituzione delle parti e una breve discussione, il giudice ha rinviato all’udienza del 6 dicembre per eventuali controdeduzioni e deposito di note scritte. In quella data, poi, si riserverà sia sulla questione di incostituzionalità che sulla richiesta di risarcimento. Per l’avvocato Amenduni «quando la mancanza della sede sia riconducibile, come nel caso di specie, ad una prolungata condotta omissiva del Ministero, deve essere addossato allo stesso Ministero il risarcimento del danno ingiusto inferto all’esercizio della professione forense».

DECARO: MINISTEROLA SMETTA CON SCARICABARILE - Sono passati 161 giorni, cioè 3.864 ore nelle quali il Ministero ha giocato allo scaricabarile invece di completare la procedura per l’individuazione dell’edificio sostitutivo». Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, replica così alle accuse che il Ministero della Giustizia muove al Comune relativamente alla situazione di inagibilità del Palagiustizia di via Nazariantz. Il Ministero ha messo nero su bianco che «la colpa di tutte le inefficienze» sarebbe dell’amministrazione comunale nell’atto di costituzione nel procedimento dinanzi al giudice di pace di Bari dove è stato citato da un avvocato barese per i danni subiti a causa dei problemi dell’edilizia giudiziaria.

«Il palazzo di via Nazariantz - precisa il sindaco - risulta inagibile perché la perizia del prof. Vitone del 17 maggio 2018, richiesta dal Comune di Bari, ha certificato che l’edificio (scelto unilateralmente dalla Commissione di Manutenzione) venne progettato male e realizzato peggio con calcestruzzo di scarsa qualità e non perché sia accaduto qualcosa nel frattempo. Per dirla in altri termini, anche se quel Palazzo fosse stato bello come la Reggia di Versailles, il 17 maggio avremmo tutti scoperto che era strutturalmente fatto male e pericoloso dal giorno in cui è stato realizzato. Forse a qualcuno piace più utilizzare argomenti di distrazione, dal momento che la verità è un’altra».

«Si sbrighi il Ministero a fare il trasferimento - conclude Decaro - perché tra poco scadrà l’ordinanza con la quale mi sono preso la «irresponsabilità» di tenere in vita la giustizia penale a Bari e il Palazzo dovrà essere liberato. Il Ministero la smetta di fare politica mentre altri si assumono la responsabilità delle decisioni e provi a fare il suo dovere».

Proprio oggi si è tenuto un nuovo sopralluogo nell’ex palazzo Telecom che dovrebbe ospitare gli uffici giudiziari penali ma che solo in parte è già libero. Bisognerà, inoltre, fare alcuni lavori di adeguamento prima di iniziare il trasloco di magistrati e cancellerie. Tutte questioni che saranno affrontate in sede di Conferenza permanente il prossimo 29 ottobre.

A tal proposito il legale richiama una sentenza della Cassazione del 2017 relativa al risarcimento danni riconosciuto per la sparatoria nel Tribunale di Milano. Quella sentenza ha stabilito «la responsabilità civile risarcitoria del Ministero della Giustizia per negligenza in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro, - ricorda il legale - affermando che essa non riguarda solo giudici e cancellieri, ma tutti gli altri soggetti, quindi cittadini avvocati, che si trovino a qualunque titolo all’interno del Tribunale. Se il Ministero è tenuto, dunque, a garantire anche agli avvocati un luogo sicuro e dignitoso di esercizio della propria professione in fase giurisdizionale, è tenuto, per implicito, - sostiene Amenduni - ad assicurare agli stessi anzitutto un luogo».

Dal canto suo il Ministero, costituito in giudizio tramite l'Avvocatura dello Stato, si dice «consapevole della grave situazione che ha coinvolto la giustizia penale barese" ritenendo tuttavia «infondata» la domanda di risarcimento danni. Il Ministero ricorda, infatti, il contenzioso avviato nel 2003 tra il Comune di Bari e l’Impresa Pizzarotti che «di fatto provocava lo stallo del procedimento di realizzazione della cittadella della giustizia» e che «è solo a decorrere dal 1 settembre 2015 che il Ministero della Giustizia è subentrato al Comune di Bari in tutte le questioni riguardanti l’edilizia giudiziaria».

Sui danni morali, poi, l’Avvocatura dello Stato ritiene che il disagio di aver celebrato per settimane le udienze in una tendopoli (allestita a giugno dopo la dichiarazione di inagibilità del palazzo, ndr), «non appare un pregiudizio che possa seriamente qualificarsi come eccedente la soglia della normale tollerabilità». Infine, sulla questione di legittimità costituzionale della legge di sospensione dei processi, il Ministero ricorda che «la scelta attiene a valutazioni politico-discrezionali compiute dall’Esecutivo» e, come tali, "non è sindacabile dal potere giudiziario». 

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