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Bari, 3 ragazze su 4 hanno rapporti sessuali non protetti

Il dato a margine del dibattito acceso dopo il caso di Verona, dimostra che le giovani donne di età tra i 12 e i 18 anni non usano contraccettivi. La parola al ginecologo non obiettore Abbaticchio

Bari, 3 ragazze su 4 hanno rapporti sessuali non protetti

BARI - «È gravissimo che nessuna voce di donna si sia alzata contro la decisione del consiglio comunale di Verona. Ma sembra normale che in una città capoluogo come Bari nessun esponente politico donna abbia nulla da dire? Per difendere una legge dello Stato? Proprio per rompere questo silenzio assordante ho deciso di realizzare il video a difesa della legge 194 e pubblicarlo sulla mia pagina facebook».
Ludovico Abbaticchio, ginecologo, già assessore comunale al welfare e oggi Garante regionale dei diritti dei minori, un paio di giorni fa ha registrato un suo commento a difesa della libertà delle donne di interrompere la gravidanza e l'ha pubblicato sulla sua pagina, ottenendo tantissime condivisioni e commenti.
«Questa battaglia di rinnovato oltranzismo religioso contro la legge 194 mi preoccupa. Tendenze del genere ci sono sempre state, ma ora è come se si stiano rafforzando nel silenzio generale. Invece la legge va difesa, non solo perché è una buona legge, ma soprattutto perché dopo 40 anni è ancora attualissima ed innovativa».
«Innanzitutto la 194 non è la legge sull'aborto, ma una norma che per la prima volta parla specificatamente di salute della donna, parla di maternità e paternità consapevole e responsabile, all'interno di un percorso dove è centrale la contraccezione. Garantisce la libertà di scelta e libera le donne dalla piaga dell'aborto clandestino. Ma ci si rende conto che prima della 194 anche solo prescrivere la pillola era un reato “contro la stirpe” come recitava il codice Rocco?».
La voce del dottor Abbaticchio è calma e tranquilla, ma freme nello scandire le parole. Si capisce che è pronto a difendere a spada tratta la norma. «Non solo la legge non deve essere toccata, ma deve essere rinforzata. Si devono strutturare le reti di sostegno per le donne e soprattutto è indispensabile parlare di educazione sessuale nelle scuole, come materia importante almeno quanto la storia e le matematica. Perchè oggi le figure deboli sono le ragazze, che non conoscono i loro diritti e si trovano in balìa del caso. Nel 1983 mi sono trovato personalmente di fronte a ragazze che si prostituivano per avere soldi per abortire clandestinamente. Nel 1984 come medico scolastico al quartiere San Paolo, grazie alla collaborazione di un parroco, riuscii a portare il tema della sessualità nelle scuole e in alcune parrocchie, esperienze che sono rimaste isolate».
Gli ultimi dati disponibili sulle interruzioni di gravidanza di minorenni a Bari sono del 2016, quell'anno 77 ragazze hanno fatto ricorso all'aborto, 60 con il consenso dei genitori, 17 con il giudice tutelare. «Questo dato è confortante. Solo 15-20 anni fa le ragazze che abortivano senza dirlo ai genitori sarebbero state la maggioranza. Dobbiamo renderci conto che il 75% delle ragazze tra i 12 e i 18 anni hanno rapporti sessuali e per lo più non protetti. La possibilità di rimanere incinte è molto alta e non si può obbligare una ragazzina di 14-15 anni a partorire, le si rovinerebbe la vita per sempre. Il sesso tra ragazzi non va demonizzato perchè fa parte della loro crescita, non si deve penalizzare un giovane perchè vive un momento di amore o sessualità».
Chi denigra la legge non si rende conto che per ogni donna la scelta dell'aborto è una decisione drammatica e sofferta, non certo una passeggiata. «L'interruzione di gravidanza è un evento luttuoso per ogni donna. Non è che sceglie di andare ad abortire, felice di farlo. La donna interrompe la sua gravidanza in maniera drammatica e si dovrebbe accompagnarla anche nel post esperienza, perchè si coinvolge corpo ed anima. Ma purtroppo viviamo in una società strana, molto ipocrita: siamo circondati dalla cultura della pornografia, del corpo della donna mercificato e poi non si parla di aborto, di sessualità sana. È da questo silenzio che si moltiplicano gli aborti clandestini. Oggi se la situazione nelle grandi città regge, nei piccoli centri è tutta un'altra realtà. Le vedove, le casalinghe, le ragazze che si affidano ad ostetriche (quando va bene) per interruzioni illegali sono tante. C'è vergogna e purtroppo anche i medici non aiutano».
A Bari l'obiezione di coscienza, per cui un ginecologo può rifiutarsi di praticare una aborto, è circa all'80%. «L'obiezione di coscienza, garantita proprio dalla 194 è una scelta rispettabilissima, ma poi deve essere fatta dal medico a 360 gradi. Non si può essere obiettori negli ospedali pubblici e poi inserire la spirale o prescrivere la pillola o addirittura non informare la donna che vuole abortire dove e come farlo in sicurezza. Non si può essere obiettori e praticare l'inseminazione artificiale alle proprie pazienti, come la mettiamo con gli aborti in vitro? La verità è che nelle strutture pubbliche i non obiettori sono ghettizzati, non hanno accesso alle sale operatorie, ma praticano solo interruzioni di gravidanza e di conseguenza l'obiezione diventa l'unico strumento di difesa che si ha. Ma sembra normale che un ospedale come il Miulli, convenzionato, faccia firmare ai suoi ginecologi una dichiarazione di obiezione di coscienza? E allora perchè scandalizzarsi se nel Lazio si bandisce un concorso specificando per un ginecologo non obiettore? Dovrebbe essere garantito lo steso diritto. Questo è frutto di una falsa morale. Queste “brave” persone che combattono la 194 cosa dicono sulla pornografia? Come mai non si chiedono perchè il 94% dei minori stranieri non accompagnati che arrivano nel nostro Paese sono maschi? Perché le ragazze entrano per altre vie e vengono costrette a prostituirsi».
Un sistema complesso di detto non detto, vergogne e paure. «La Puglia è una regione dalle grandi tradizioni laiche, se le scelte di Verona possono servire a fare dibattito, ben vengano. Dobbiamo parlare ai giovani, perchè l'aborto si combatte con la prevenzione. Il mio è un invito a tutte le donne, gli uomini e i giovani ad aprirsi al confronto. Perché la legge 194, sulla famiglia che ha introdotto il divorzio, sulla fecondazione assistita sono pilastri importanti e dobbiamo difenderli. 

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