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La sentenza del Consiglio di Stato

Interporto, la Regione revoca i 90 milioni di finanziamento europeo per il raddoppio

Respinto il ricorso della società che fa capo alla famiglia Degennaro: i termini per i lavori non sono stati rispettati

Interporto,  speranza dal Tar

La Regione era pienamente titolata a revocare, come ha fatto, il finanziamento europeo per il progetto di raddoppio dell’Interporto della Puglia, visto che i termini per l’effettuazione dei lavori non sono stati rispettati. Dopo due anni di battaglia, il Consiglio di Stato ha scritto ieri la parola definitiva respingendo il ricorso della società che fa capo alla famiglia Degennaro: oltre al definanziamento di 90 milioni sulla programmazione 2014-2013, l’assessorato ai Trasporti aveva infatti imposto la restituzione dei 9 milioni di anticipo erogati nel 2013.
Il primo stralcio del progetto di ampliamento, più volte rimodulato (al ribasso) per spostare in avanti il termine dei lavori, era inizialmente finanziato con i fondi 2007-2013, e dunque avrebbe dovuto essere operativo entro il 30 giugno 2016: 15 milioni, di cui 9 di contributo pubblico, per realizzare altri 230mila metri quadri di aree destinate alla movimentazione delle merci dal ferro alla gomma acquisendo l’ex scalo Ferruccio di proprietà del gruppo Fs. Di fronte ad una prima contestazione della Regione, Interporto aveva consegnato una fideiussione da 9 milioni poi risultata falsa (l’inchiesta penale si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio del broker). E così, ad agosto 2016, l’assessorato ha scelto la strada della revoca: i 90 milioni di fondi europei destinati al secondo stralcio dell’ampliamento andranno ora spalmati su altri progetti.
Il Consiglio di Stato (quinta sezione, presidente Severini) ha confermato quanto già deciso dal Tar di Bari, che in un primo momento aveva dato a Interporto la possibilità di rientrare in gioco presentando un accordo di partnership con un nuovo finanziatore e rendicontando i 9 milioni dell’anticipo. Ma anche quel termine era spirato invano. La Regione, scrive ora Palazzo Spada, «non si è dunque limitata a definanziare l’intervento in considerazione dei plurimi inadempimenti contestati e di reiterate inottemperanze nella fase esecutiva del finanziamento», e valutando «la sussistenza di univoci indici sintomatici della generale incapacità del soggetto attuatore di porre rimedio alle carenze adempitive riscontrate», ha formulato «un giudizio di complessiva inaffidabilità» dell’Interporto di cui è «constatata» l’impossibilità di finanziare i lavori di raddoppio.
Nel frattempo, dopo la richiesta di fallimento avanzata dalla Procura di Bari, Interporto ha presentato domanda di concordato preventivo in bianco: negli scorsi giorni la società ha chiesto una proroga di altri due mesi. Lo scorso anno ha restituito 5,8 dei 9 milioni dell’anticipo, e - detratti i 2,5 milioni rendicontati, risulta debitrice della Regione di altri 1,7 milioni.

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