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Impiegati chiusi in ufficio

Bari, centro per l'impiego sovraffollato:
«Gente viene per certificati inutili»

Code anche di 300 persone, è intervenuta anche la polizia per placare risse

Bari, centro per l'impiego sovraffollato: «Gente viene per certificati inutili»

(foto Luca Turi)

«Da qualche giorno viviamo come assediati all’interno dell’ufficio. La situazione è diventata insostenibile. Noi apriamo alle 9 ma già dalle 8-8,30 si creano lunghe code, anche di 250 persone. Ci sono stati giorni che abbiamo dovuto chiamare le forze dell’ordine perché sono scoppiate risse e sono intervenuti sia i Carabinieri, sia la Polizia». A parlare un impiegato del Centro per l’impiego di Bari: «Siamo presi d’assalto e il problema non accenna diminuire. Noi siamo praticamente quattro gatti e non ce la si fa più».
La carica di tutte queste decine di utenti al Centro per l’impiego (l’ex ufficio di collocamento per intenderci) è per chiedere due certificati che dovrebbero servire per permettere ai disoccupati di iscriversi ai prossimi corsi di formazione che la Regione sta varando.
«Queste persone arrivano e chiedono la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro – spiega l’impiegato -, si tratta del vecchio stato di disoccupazione per accedere alle agevolazioni del caso. Questo certificato siamo in grado di rilasciarlo in pochi minuti, il problema però è che tutti chiedono anche il patto di servizio e qui tutto si complica».
Il patto di servizio è una specie di «contratto» che il lavoratore, che si trova in stato di disoccupazione, sottoscrive con il Centro per l’impiego. Disciplinato dal decreto Jobs Act n.150, si ottiene alla fine di un percorso di orientamento, una serie di colloqui necessari per verificare lo stato di servizio e le esperienze del disoccupato e poterlo così avviare a tutte le iniziative necessarie per riportarlo nel mondo del lavoro, i laboratori e i corsi di formazione più utili per cercare di riqualificare il lavoratore stesso.
«Non è una certificazione che schiacci un pulsante e rilasciamo – sottolineano dal Centro per l’impiego – si deve fissare un appuntamento, fare un colloquio e poi si rilascia un profilo di occupabilità che fissa le competenze. Naturalmente quando cerchiamo di far capire questo concetto alle persone, spesso il nervosismo esaspera gli animi, ci accusano di essere degli sfaticati e non voler lavorare, mentre naturalmente non è così».
Ma perché questa corsa a chiedere tutta questa documentazione? «Il problema lo stanno creando gli enti di formazione che chiedono documenti inutili, almeno al momento. I corsi non stanno partendo. Dopo oltre due anni la Regione ha sbloccato le risorse per la formazione professionale e sta esaminando tutta una serie di progetti per la durata media di circa 210 ore. Chi viene da noi ci dice che seguirà corsi formativi in informatica, piuttosto che sartoria, lingue straniere, assistenza domiciliare, ma al momento gli enti vogliono solo accaparrarsi le preiscrizioni, perché i corsi non sono ancora stati approvati. Ci vorrà tempo perché l’iter regionale di verifica si completi ed altro tempo perché i corsi possano partire, ma nel frattempo le persone vengono tutte da noi per avere la documentazione inutile che gli enti chiedono. Cerchiamo di spiegare che non è obbligatorio presentare questo documento e sicuramente non ora, ma non vogliono sentire ragione. Tra l’altro oltre che alla nostra sede di via Devitofrancesco ci si può rivolgere agli altri centri per l’impiego in tutta la provincia, questo decongestionerebbe la nostra sede e sarebbe meglio anche per l’utente, ma in tutta risposta riceviamo solo grida ed accuse».
In questa situazione tutte le altre funzioni dell’ufficio sono come paralizzate. Il personale è interamente dedicato a disciplinare questo flusso continuo di persone.
«Quando si deve dar conto a 250-300 persone e siamo solo in quattro come si può pensare di far altro? È stato chiesto personale di rinforzo ma è rimasto tutto lettera morta. Ma la responsabilità è degli enti di formazione che millantano l’avvio di corsi, che non è sicuramente nell’immediato. Si tratta di corsi che per chi partecipa garantisce il contributo di 6 euro lordi ad ora, dopo anni che non se ne facevano più chiaramente l’assalto dei tantissimi disoccupati è anche comprensibile, ma noi siamo gravati da un carico di lavoro insostenibile e soprattutto in gran parte inutile, anche per gli utenti».

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