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La strada del Libertà

Bari, Via Manzoni prova a reagire alla crisi riaccendendo le vetrine

Un bando del Comune partirà a settembre per favorire il commercio. I negozianti resistono. C’è chi chiude, ma anche chi fa affari

Via Manzoni

Foto Luca Turi

BARI - Il quadro di una città è composto dai quartieri, la cui vitalità favorisce l’armonia dell’insieme. A sua volta, un rione è dinamico se lo sono le sue strade e chi le frequenta, per lavorarci o per viverci. Al Libertà, via Manzoni resta il cuore pulsante del tessuto economico, pur tra le difficoltà del periodo di crisi (lungo, purtroppo) e gli sforzi per continuare una riqualifizazione che proprio di recente ha messo insieme al Redentore cittadini, associazioni, imprenditori e amministratori. Una volta si duellava con via Sparano per il primato, perlomeno come riferimento principale dello shopping dei baresi. Oggi è diverso (i negozi si sono ridotti a una ottantina), non è più propriamente una via di passeggio, anche se è proprio ciò che vorrebbe tornare ad essere. Anche perché, per dirla con le parole di Carlo Paolini dell'Arca e di Vincenzo Angarano dell'associazione commercianti via Manzoni, «dobbiamo smetterla di parlare di una strada in decadenza. Via Manzoni ha tutte le caratteristiche per essere come via Sparano. Con le giuste iniziative, come quelle fatte nel Murattiano, si può rinascere».

Il commercio al dettaglio di vicinato fa tenere le luci accese, dà un senso di sicurezza, fa emergere e valorizzare il patrimonio pubblico e privato, edilizio e sociale. È per questo che, in un momento in cui l'impresa e gli invesimenti latitano, c'è chi, fosse anche per una sorta di missione, cerca di tenere in piedi il proprio commercio e, di conseguenza, quel che c'è intorno. È il caso di storici presidi come Tania calzature o Lippolis biancheria o ancora Sisto confezioni. Ma non solo. Perché c'è chi, anche se in settori meno problematici, ancora riesce a scommettere su via Manzoni e sul quartiere Libertà. È il caso della farmacia Calò, che si sposta, ma restando sempre in zona, per ingrandirsi e per fornire nuovi servizi, o di un centro odontoiatrico che ha approfittato del nuovo modello di business low cost per aprire una sede. Da qualche anno, poi, c'è la scommessa (leggermente defilata, in via Altamura, ma conta poco) di una casa albergo per la fotografia, il design e le arti visive, a dimostrazione che si può fare business (e anche cultura) ovunque con l'idea giusta.

Certo, c'è chi continua a chiudere, soprattutto nei settori in cui c'è maggior concorrenza, magari anche per sfiducia. Raggiunta l'età della pensione, un imprenditore (anch'egli per anni nella settore delle calzature) ha deciso di gettare la spugna senza nessuno che lo sostituisca. Ma c'è la voglia di rinascere, per esempio di riallungare via Manzoni fino a Corso Italia. «I primi isolati sono completamente vuoti», conferma Paolini. Ora tutto si concentra tra l'incrocio con via Dante e quello con piazza Garibaldi. «Va salvaguardato quel che resta dell'economia mercantile della città – insiste Angarano -. Non abbiamo un bacino favorevole, questo è certo. Dobbiamo sempre pensare a come fare per mettere in condizione i clienti di tornare da noi. Noi dobbiamo fare impresa. Poi c'è il compito degli amministratori: metterci nelle condizioni migliori per lavorare. Rendere turistica la città va benissimo, ma bisogna guardare ovunque e cercare di creare una osmosi tra i quartieri».

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