Martedì 26 Marzo 2019 | 17:25

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Fra le emergenti e prioritarie misure per contrastare la crescente complessità di Terzo Millennio, si segnala l’esigenza di una nuova «cultura della formazione professionale» mirata all’innovazione dirompente in quanto elemento ormai tipico delle organizzazioni imprenditoriali.

La finalità dovrebbe essere quella di affiancare ai processi formativi tradizionali di carattere statico, vere e proprie piattaforme culturali di base, processi nuovi e per così dire dinamici, atti a formare «professionalità operative in costante evoluzione», appunto per consentire un adeguamento costante ai rapidi e sostanziali cambiamenti dello scenario in cui si trovano a operare le imprese. Il problema non è di facile soluzione, infatti è necessario poter acquisire in tempo reale e poi tradurre in forme di conoscenza formativa le mutevoli innovative condizioni provocate dalle turbolenze in atto, caratterizzate da notevole imprevedibilità.

Anche l’attuale tenue ripresa economica italiana, stimolata dal piano governativo denominato «Industria 4.0» - che ha come obiettivo l’automatizzazione e l’interconnessione digitale della produzione industriale - per poter decollare efficacemente, richiede come elemento trainante questo nuovo genere di formazione.

Un genere di formazione in grado, fra l’altro, di consentire agli addetti di gestire l’ormai costante interazione sia con i computer (del tipo delega tecnologica) sia con il mondo digitale, propositore di una massa enorme di dati spesso ridondanti e di informazioni da selezionare affinché siano propositrici di nuovi valori imprenditoriali.

Oggi si parla ancora di «ripresa fragile», come la definisce Lucrezia Reichlin sul Corriere della Sera del 3 settembre 2017: «Abbiamo quindi bisogno non solo di investimenti e flessibilità del lavoro, ma anche di migliorare la capacità di innovazione, l’imprenditorialità, l’efficienza delle istituzioni e la qualità del lavoro e del capitale. C’è bisogno di investimenti, innovazione e soprattutto di un migliore sistema educativo», e l’economista pone dunque in rilievo proprio il problema di una «educazione tecnologica-digitale» dei quadri aziendali, in particolare nella nostra nazione dove «fra i giovani fino a 34 anni, resta il Paese con la quota più bassa di laureati sul complesso della popolazione». Affermazione, quest’ultima, di Federico Fubini che su Il Corriere della Sera del 1° settembre 2017 scrive «le imprese stanno tornando a offrire lavoro esattamente alle persone con un livello di istruzione e competenze che oggi in Italia è difficile trovare [essendo] in atto un divorzio strisciante fra qualità della domanda e dell’offerta». Ne deriva quindi che «In Italia il vero scoglio resta la formazione» perché «l’indicazione più chiara [è] che le imprese cercano sempre più spesso persone con buoni o ottimi livelli di qualifica».

Ancora Lucrezia Reichlin si sofferma sul fatto che «abbiamo bisogno di un programma di qualificazione del nostro sistema educativo che vada dalle scuole primarie fino all’università» e anche oltre, perché oltre alla formazione classica utile per una qualificazione iniziale in ambito scolastico, universitario o aziendale va oggi programmato l’innovativo processo formativo di aggiornamento continuo che sia anche premessa a un learning by doing – dunque un apprendimento costante da attuare nel corso abituale del lavoro così da poter meglio governare i processi nei loro rapidi mutamenti. Un discorso metodologico, questo, certamente complesso e pertanto di difficile attuazione pratica sia quando si devono focalizzare le più significative mutazioni in atto negli scenari industriali, sia quando vanno individuate le best way attuate nelle diverse situazioni operative per trasferirle in tempo reale nei processi formativi.

Un utile suggerimento a questo proposito può provenire rimeditando le pratiche che il settore della medicina utilizza per aggiornare costantemente i medici sulle ricerche innovative e sui relativi risultati da proporre negli interventi quotidiani. In questo campo si è sempre fatto ricorso a continui congressi specialistici nei quali risulta più agevole il trasferimento e la diffusione delle nuove idee e quindi delle possibili soluzioni ai problemi che via via emergono.

Questi congressi diventano così l’agorà nel cui ambito realizzare un’informazione-formazione finalizzata a un continuo scambio di nuove modalità operative, un «sistema» che può essere utilmente trasferito anche nel campo della cultura organizzativa aziendale riguardante realtà imprenditoriali in continuo cambiamento stimolato da esigenze esterne, ma anche da necessità emergenti nella gestione interna al fine di evitare che le aziende siano espulse dai turbolenti mercati economici.
La partecipazione a convegni informativo-formativi diviene quindi un importante momento che interessa le professionalità già formate e operanti nelle imprese, ma anche e soprattutto i giovani che devono prepararsi a governare le complesse e innovative forme di organizzazione aziendale.

In Italia, purtroppo, questa pratica convegnistica non è ancora molto diffusa in termini sistemici, quindi un’attenzione particolare merita il Gruppo editoriale «ESTE» che da tempo ha sperimentato con successo la promozione di un sistema di incontri nei vari settori operativi imprenditoriali (tecnologie e tecniche di produzione, organizzazione gestionale, governo dell’innovazione, competenze digitali, informatica aziendale, marketing e vendite e via dicendo), chiamando a discutere manager e imprenditori di successo, accademici ed esperti settoriali, aziende di eccellenza portatrici di best way vincenti, per mettere a confronto idee, risultati e soluzioni per le imprese italiane da accompagnare nello sviluppo e nell’internazionalizzazione. Il sistema formativo così confezionato - definito «FabbricaFuturo» – è stato pensato come processo itinerante su città ritenute dal punto di vista imprenditoriale significative ed eccellenti (Torino, Milano, Venezia, Bologna, Bari), così da adeguare le procedure di carattere generale anche a specifiche esigenze locali, operando anche con l’ausilio di un apposito sito web insieme al supporto editoriale di una rivista organizzativa a larga diffusione - «Sistemi & Imprese», dove vengono mensilmente sviluppati approfondimenti ed esposte e divulgate le tematiche innovative per i vari settori interessati.

È importante rilevare come, fra le città selezionate, ci sia Bari, chiamata a rappresentare la Puglia, ritenuta regione straordinariamente vivace e innovativa, e quindi l’intero Mezzogiorno. All’evento barese (previsto al Nicolaus Hotel per il prossimo 24 ottobre) fra i molti, importanti partecipanti vi sarà Vito Albino, Commissario Straordinario dell’Arti, l’Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione: Albino, docente di ingegneria gestionale presso il Politecnico barese, è un protagonista dell’industria meridionale avendo associato alla profonda preparazione universitaria specifiche esperienze professionali consolidate nell’«eccellente» distretto pugliese della meccatronica.
Sarà questa una occasione unica per Bari e la Puglia così come è accaduto a Milano e nelle altre città prescelte, un’occasione particolarissima per realizzare un costruttivo confronto fra la nostra realtà imprenditoriale di eccellenza e gli scenari innovativi nazionali e internazionali.

Gianfranco Dioguardi

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