Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:38

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Alla ricerca della bellezza che nasce dal cuore

di Valentino Losito
Alla ricerca della bellezza che nasce dal cuore

di VALENTINO LOSITO
Vedere la bellezza nei quadri di Rembrandt prima di morire: è stato fra gli ultimi desideri di un’anziana signora olandese malata terminale. A esaudirlo i volontari dell’Ambulance wish foundation, che hanno accompagnato la 78enne al Rijksmuseum di Amsterdam per una visita privata, lontana dalla folla.

È la stessa nostalgia della bellezza che abitava Fiodor Dostoevskij. Una sete così forte al punto che lo scrittore russo andava almeno una volta all’anno a vedere la bellissima Madonna Sixtina di Raffaello. Rimaneva a lungo in contemplazione davanti a quella splendida figura. Lo spingeva quell’inquietudine che, ne L’Idiota, lo porterà a scrivere la famosa frase «la bellezza salverà il mondo».
 

Ma è nei Fratelli Karamazov che Dostoevskij approfondisce la ricerca. Un ateo, Ipolit, domanda al principe Mynski in che modo la bellezza salverebbe il mondo. Il principe non dice nulla ma va da un diciottenne che sta agonizzando. Lì rimane pieno di compassione e amore finché il giovane muore. Voleva dire che è la bellezza che ci porta all’amore, condiviso con il dolore. Il mondo sarà salvo oggi e sempre fin quando ci sarà questo gesto.

Questo ci fa capire che, in fondo, nella storia della signora olandese, il gesto davvero significativo e bello per eccellenza è quello dei volontari dell’Ambulance wish foundation, che hanno condiviso il dolore e sono stati testimoni di tenerezza. Perché la bellezza, direbbe Alda Merini, è «il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori».

La nostra cultura, dominata dal marketing, vede la bellezza come una costruzione del corpo e non della totalità della persona. Così si moltiplicano i metodi di operazioni plastiche per rendere le persone più «belle». Bellezze costruite, senz’anima. Se osserviamo bene, infatti, da questi restauri estetici emergono persone con una bellezza fredda e con un’aura di artificialità incapace di diffondere luminosità.

Abbiamo invece bisogno di ritrovare un senso non banale e non costruito della bellezza. La sfida che la signora olandese malata terminale e i suoi amici volontari lanciano è quella di essere capaci di individuare la bellezza lì dove abbiamo smesso di cercarla: nelle periferie dei giorni, sui margini della vita.

Come racconta il film capolavoro di Paolo Sorrentino la bellezza non è negli splendidi palazzi signorili, nelle feste mondane, nelle affascinanti donne, ma è nascosta tra le pieghe della quotidianità, silenziosa e sempre presente, pronta a disvelarsi alla nostra capacità di stupirci, di leggere il meraviglioso nell’ordinario.

È il candore del viso di un bambino, gli spensierati giochi infantili, sono le voci gentili, gli abbracci, le parole e i gesti di amore, un ricordo, la nostalgia di chi eravamo prima che il mondo ci corrompesse.

La bellezza è una forza che rompe tutti gli schemi, che entra nel mondo senza chiedere permesso, un’intrusa che nessuno stava aspettando, una finestra che lascia intravedere un’altra realtà. 

Viviamo in un orizzonte di vita spesso incolore, inodore e insapore. La superficialità, l’indifferenza, la banalità, la stupidità, la volgarità sono quasi come l’atmosfera fondamentale del nostro tempo. E all’interno di questo orizzonte, la bellezza esiste al massimo per essere fotografata. Dobbiamo ritrovare la capacità di lasciarci ferire dalla bellezza. Per questo dobbiamo riproporla e rimetterla in tutta la sua forza perché inquieti, perché crei ancora, almeno un sussulto, un fremito. Una nostalgia quotidiana nella nostra vita e non solo quando sentiamo di perderla.

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