Giovedì 21 Marzo 2019 | 03:02

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Cari fanatici tremate una risata vi seppellirà

di Michele Partipilo
Cari fanatici tremate una risata vi seppellirà
Il 2014 era stato, per l’ironia e per la risata, un anno drammatico. Come non ricordare, infatti, quello che era accaduto in Turchia?  Bulet Arinc, il vice del capo del governo turco aveva invitato le donne turche a non ridere forte in pubblico per proteggere i valori morali.
Naturalmente, una volta scoppiata la polemica con tanto di dileggio e sarcasmo nei suoi confronti, il vicepremier - come sempre accade - aveva accisato  i media di aver decontestualizzato e di fatto travisato le sue dichiarazioni. Gli risposero le donne (turche e di tutto il mondo) su Twitter, Facebook e sui social network con una valanga di sorrisi e di risate. Una risata vi seppellirà.

Ma il 2015 si è aperto in modo tragico: a Parigi due terroristi, hanno attaccato la redazione del giornale satirico «Charlie Hebdo»  ritenuto colpevole di aver offeso Maometto e l’Islam con alcune vignette. Dinanzi a questa feroce strage, a questi morti ammazzati, è possibile ancora dire «una risata vi seppellirà»?
Piange il cuore, la ragione è fortemente turbata, ma bisogna avere la forza e il coraggio di urlare, a chi usa le armi contro la libertà di espressione e di stampa, a chi ha il cervello avvelenato da ignoranza, pregiudizi, dogmi, fanatismo, intolleranza e quindi di violenza, di continuare a urlare che sì, una risata vi seppellirà.

La  forza arriva da alcune parole di Voltaire, filosofo illuminista che rispose alla domanda «Che cos’è la tolleranza?» in questo modo: «L’ho ripetuto più volte, ma non è sempre abbastanza. La tolleranza è l’appannaggio dell’umanità. Noi siamo tutti impastati di debolezze e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, è la prima legge di natura. È chiaro che qualunque individuo perseguiti un uomo, suo fratello, perché non è della sua opinione, è un mostro. Questo è fuori discussione. La discordia è la grande sventura del genere umano, e la tolleranza ne è il solo rimedio. Non c’è nessuno che non concordi su questa verità. Il fanatismo sta alla superstizione come il delirio sta alla febbre ed il furore alla collera. Chi ha estasi, visioni, chi prende i sogni per realtà e le fantasie per profezie, è un entusiasta; chi sostiene la propria follia col delitto è un fanatico».

Ma che fare  - ed è la domanda di questi giorni - dinanzi all’intolleranza, al fanatismo? La risposta di Voltaire: «Una volta che il fanatismo ha incancrenito un cervello, la malattia è quasi incurabile. Non c’è altro rimedio a questa malattia epidemica che lo spirito filosofico che, diffondendosi da un luogo all’altro, finisce col mitigare i costumi degli uomini e col prevenire gli attacchi del male: infatti, non appena questo male progredisce, bisogna fuggire e aspettare che l’aria sia purificata». Un altro intellettuale che collaborò alla realizzazione della «Enciclopedia» illuminista, Deleyre, aggiunse: «Non si sa che fare di un corpo di fanatici; se li trattate bene, vi calpestano; se li perseguitate, si ribellano. Il miglior modo per imporre loro silenzio, è quello di sviare abilmente l’attenzione pubblica su altri oggetti: ma non bisogna mai forzare le cose. Non v’è che il disprezzo e il ridicolo che possono screditarli e indebolirli».

Contro l’intolleranza e il fanatismo, dunque, è necessaria un’azione preventiva, l’azione della Ragione, in definitiva lo «spirito filosofico»  cui fa riferimento Voltaire. Quando però la Ragione non  riesce a battere definitivamente ignoranza, pregiudizi e dogmi, e il fanatismo si afferma, non resta che una sola arma: l’ironia. L’ironia contro chi, pur se drammaticamente ingiusto e tragicamente crudele, rimane inesorabilmente ridicolo.

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