Domenica 24 Marzo 2019 | 11:47

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La mano invisibile tra metano e gelati

di Giorgio Nebbia
La mano invisibile tra metano e gelati
Che cosa c’entra il gas naturale con i gelati - C’entra perché i pozzi di metano del Texas, negli Stati Uniti, i produttori di gelati e di dolciumi della Puglia, e i campi dello stato indiano del Gujarat sono legati fra loro da una molecola dal nome esotico di galattomannano. All’inizio il gas naturale è stato estratto nel mondo con pozzi verticali che raggiungevano i giacimenti sotterranei; intorno al 1930 è stato inventato un processo per far ”pie gare” le trivelle dei pozzi petroliferi in orizzontale, anche a centinaia e migliaia di metri di profondità, per raggiungere meglio molti giacimenti di idrocarburi, anche lontani dalla verticale del pozzo principale. Con il graduale impoverimento dei giacimenti di metano, gli industriali hanno cercare di estrarre quello che si trova “intrappolato” dentro depositi di scisti, strati di rocce argillose e sabbiose esistenti nel sottosuolo in molte parti del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa settentrionale, all’Africa meridionale.

La trivellazione sotterranea in orizzontale si è prestata bene proprio per “entrare” negli strati di scisti di limitato spessore ma molto estesi. Per estrarre il metano contenuto in tali strati di scisti, attraverso il pozzo vengono iniettati acqua sotto pressione insieme a sabbia e prodotti chimici capaci di fratturare le rocce degli scisti e liberare il metano che arriva poi in superficie attraverso un altro tubo, insieme a parte dei fluidi acquosi iniettati in precedenza.
La tecnica di frantumazione degli scisti ha il nome inglese di “fracking” e si sta diffondendo con successo in molti paesi; ciascun pozzo produce metano per pochi anni, ma subito un altro sorge accanto. Per farla breve gli Stati Uniti, che importavano petrolio e gas naturale per le proprie industrie, automobili e abitazioni, sono ora in grado addirittura di esportare metano in altri paesi.

Il successo del fracking degli scisti ha però richiesto la soluzione di molti altri problemi; l’acqua iniettata per la frantumazione degli scisti deve essere resa più viscosa con agenti chimici, in modo da tenere in sospensione circa il 10 percento di sabbia che funziona da abrasivo delle rocce, ed è anche addizionata con acidi che corrodono le rocce e con altre sostanze che proteggono i tubi. E’ stato così scoperto che per aumentare la viscosità dell’acqua si prestava bene la gomma di guar ottenuta da una pianta coltivata soprattutto in India e nel Pakistan. Il guar, dal nome botanico Cyamopsis tetragonoloba, è una erbacea leguminosa che produce dei semi simili ai piselli, che, da tempi antichissimi, venivano macinati e trasformati in una farina alimentare.

FARINA GREGGIA - Successivamente si è visto che dalla farina greggia era possibile separare, con una resa di circa il 30 percento, una polvere, impropriamente chiamata “gomma”, di colore da giallastro a chiaro, che, aggiunta all’acqua, ne faceva aumentare la viscosità. Il principale componente della gomma di guar è una macromolecola, il galattomannano guarano, formato da due molecole di mannosio e una molecola di galattosio, unite fra loro in una lunga catena di circa 500 unità.

Da tempo la gomma di guar era usata come addensante per aumentare la compattezza dei gelati e di molti altri dolciumi ed è ammessa fra gli additivi addensanti alimentari, contrassegnata con la sigla europea E412 (una sigla che troverete, anche se scritta in caratteri microscopici, leggendo la composizione di molti gelati e prodotti alimentari). La gomma di guar era usata anche per cosmetici e in altri campi e veniva normalmente prodotta in ragione di circa un milione di tonnellate all’anno. Nel 2000 il suo prezzo era di circa 1000 euro alla tonnellata; con l’aumento del numero dei pozzi che estraggono metano per frantumazione degli scisti è aumentata la richiesta mondiale della gomma di guar il cui prezzo è schizzato, dal 2010 al 2012 a circa 10.000 euro alla tonnellata.

Breve euforia per i venditori perché subito i produttori indiani hanno aumentato la produzione, gli industriali petroliferi hanno cercato altri additivi addensanti per le perforazioni e il prezzo della gomma di guar è crollato a circa 2000 euro alla tonnellata. I gelati ringraziano. Ma il “nuovo ”metano non è ancora tranquillo. Gli agricoltori vicini ai pozzi protestano perché gli altissimi consumi di acqua per le operazioni di fracking sottraggono acqua all’irrigazione; gli ambientalisti protestano perché le acque che ritornano in superficie dai pozzi sono inquinate e devono essere sottoposte a processi di depurazione prima di essere immesse nei fiumi o nel sottosuolo. Ci sono stati anche dubbi che le operazioni di frantumazione delle rocce sotterranee e l’asportazione del metano possano provocare subsidenza, cioè abbassamento del suolo o provocare terremoti.

La piccola storia mostra che la fame mondiale di energia spinge alla caccia di riserve che si rivelano più costose e più inquinanti, anche se apparentemente e a breve termine convenienti dal punto di vista finanziario; il rapporto fra agricoltura, industria agroalimentare e industria energetica in così lontane terre del pianeta è un esempio degli effetti della globalizzazione, i cui vantaggi però sono anche fragilissimi. Infine insegna che ogni impresa “economica”, che è sempre basata su risorse naturali, merci e processi tecnico-scientifici, deve essere valutata con attenzione per evitare di uscire da una trappola per cadere in un’altra.

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