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Certi comportamenti disinvolti e omissivi potrebbero venire da lontano, da antichi vizi

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Saranno i giovani, e la loro voglia di vivere, a scongiurare che la Medusa, come nel mito, pietrifichi chi la guardi? La Medusa che paralizza l’intelligenza dei nostri giorni è la pandemia. Dopo la Grande Paura, rischiamo di trasformarla nella lente d’ingrandimento esclusiva attraverso cui interpretiamo il presente.

Poco alla volta proviamo a uscirne, eppure non ci liberiamo di questa cartina di tornasole, talora fuorviante e falsificante. Ne siamo irretiti, invischiati e dominati, piuttosto che individuare e capire altri fenomeni correlati ma rilevanti, come il successo e l’efficacia della campagna di vaccinazione.

Volete qualche esempio di questo sortilegio della storia? Guardiamo alla catastrofe di Stresa-Mottarone. Non siamo riusciti a prescindere dall’evento immediato: da un lato la pietas ci ha indotto a rimarcare la beffarda coincidenza della tragedia con la ripartenza; dall’altro, si è invocata come causa scatenante la smania del profitto di imprenditori non rispettosi delle norme di sicurezza. Ma non è così. Certi comportamenti disinvolti e omissivi potrebbero venire da lontano, da antichi vizi.

Alcuni video ricevuti dalla Procura di Verbania e girati, tra il 2014 e il 2018, da uno svizzero, documenterebbero l’utilizzo già in quegli anni dei forchettoni per disattivare i freni di emergenza della funivia del Mottarone. E allora? Non è corretto interpretare il reale attraverso la sola catastrofe epidemica. Eppure i contemporanei hanno bisogno di termini di confronto per capire quel che succede.

Sono le comparazioni e le differenze a fare la storia. E così come per molti decenni abbiamo eletto cruciali avvenimenti, dal fascismo alle guerre mondiali agli olocausti, a temi fondanti e lenti illuminanti, oggi proprio non possiamo prescindere dalla tragedia della pandemia.

La voglia di decantare è un dovere universale. Joe Biden ha invitato i servizi segreti Usa a presentare in tre mesi un rapporto definitivo su come il coronavirus sia stato trasmesso agli esseri umani. Un sforzo per il quale continuerà a fare pressioni sulla Cina perché collabori alle indagini.

La chiarezza non sempre ha trionfato nella comunicazione e nelle testimonianze dirette. I media sono stati comunque un formidabile strumento di documentazione e di indagine sin dall’alba cinese. Si aggiungano la memorialistica e la diaristica personali, il fenomeno letterario più importante del nuovo millennio.

La profluvie di produzione scrittoria è acclarata. Ad aprile l’editore Gallimard ha lanciato un messaggio stringato: «Date le circostanze eccezionali, vi chiediamo di soprassedere all’invio di manoscritti. Abbiate cura di voi e buone letture». Insomma, durante la pandemia, noi tutti abbiamo trovato conforto nella lettura ma anche nella scrittura. Traboccano i cassetti di scriventi e scrittori, così come la posta elettronica di case editrici e agenti letterari.

I temi privilegiati ruotano intorno a ciò che la pandemia ha permesso o negato, gli affetti, la formazione, le passioni, il rapporto con la natura e l’ambiente. In due chiavi essenziali: la pandemia come misura scatenante per vivere o come sospensione della vita.

Preferiamo la prima. La sola che, per dirla con Sergio Mattarella, ci rende consapevoli della «profonda interdipendenza dei destini dei nostri popoli» e sostiene «le opportunità offerte da una nuova stagione di ripresa e rinascita, civile ed economica. Un nuovo inizio per una comunità internazionale che voglia affrontare con successo le sfide della sostenibilità dei modelli di vita e della lotta alle disuguaglianze».

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