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Il buon padre di famiglia si tira fuori dai giochi di quella che sarà l’Italia del dopo pandemia

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana

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Il buon padre di famiglia si tira fuori dai giochi di quella che sarà l’Italia del dopo pandemia. «Sono vecchio, tra otto mesi mi posso riposare», è stato più il messaggio che l’annuncio del presidente Sergio Mattarella. Il campo in cui si giocherà il futuro dell’Italia sarà diverso dall’attuale, lui non ci sarà. «Fate i bravi».

Palla alzata e subito colta da Matteo Salvini che, nonostante sondaggi non proprio rosei, resta tra i protagonisti della politica italiana. Il segretario della Lega prima ha dato l’ok a un’eventuale elezione di Draghi a presidente della Repubblica, poi ha assicurato lealtà nei confronti dell’attuale governo, infine, a proposito di elezioni, ha spostato prudentemente l’asticella in avanti.

Infatti mentre Fratelli d’Italia, all’opposizione, cresce nei sondaggi, il Carroccio è in calo. Rapporti tesi fra Meloni e Salvini? Lei spegne eventuali polemiche: «Non mi piace che si costruisca una rivalità. Io sono diversa, ma ora la mia fermezza sta pagando».

Eppure solo poche ore prima la leader della destra sovranista s’era detta pronta a governare la nazione e, gettando il cuore oltre l’ostacolo, si è proposta come la prima giovane donna premier della Repubblica. Una frase buttata lì - nel corso di un’intervista televisiva - che ha mosso le acque in un centrodestra già agitato, come dimostra la mancanza di candidati di peso alle prossime amministrative in alcune delle principali città, Roma compresa.


Giorgia e Matteo sembrano giocare la stessa partita da posizione diverse, ma convergenti nell’obiettivo: Palazzo Chigi.
La prima convinta che rinviare il voto le gioverebbe a irrobustire il suo ruolo di capo indiscusso dell’opposizione, per potersi giocare la carta della leadership nella coalizione. Il secondo sempre più deciso nella parte di spina nel fianco e controllore dell’esecutivo di cui fa parte, pronto ad approfittare dei vantaggi che arriveranno al Paese dai miliardi del Recovery.
Sono Giorgia e Matteo. Sono cristiani e sono quasi eterni rivali, sebbene non lo ammetteranno mai davanti a un microfono o a un taccuino. La partita del futuro è già iniziata, e si gioca tra i due quarantenni di destra. Con Salvini che sognava di avere una vassalla e invece si ritrova un competitor che cresce sempre di più ed è anche donna.

Lei romana, lui milanese; lei cresciuta tra Movimento Sociale e Alleanza Nazionale, lui con qualche sbandata giovanile per i comunisti padani. Hanno gli stessi alleati: Marine Le Pen in Francia, Santiago Abascal in Spagna, Viktor Orbán in Ungheria, Jarosław Kaczynski in Polonia; e poi ovviamente Trump e Putin, gli ideologi Bannon e Dugin, i satrapi Erdogan e Modi, insomma l’internazionale sovranista. Però Giorgia e Matteo si marcano stretto e, da quel che sembra, continueranno a farlo a lungo, solidarizzando in pubblico, e punzecchiandosi in privato. Preparandosi alla prossima sfida interna: quella sulla legge elettorale.
Uniti, ma diversi, con lei che ha aperto la casa ai transfughi berlusconiani, non sempre con corrispondente fortuna nelle urne, mentre lui li tiene, anche qui con alterne fortune, ben lontani.

Insomma Fratelli d’Italia, pur nata su radici «nere», vuole ora collocarsi più al centro rispetto al Carroccio. Salvini se n’è accorto e ha impresso qualche correzione di rotta: il dialogo con Ruini, l’apertura su Draghi, la partecipazione a un governo in cui ci sono anche Pd e Leu. E se una porta Matteo la deve lasciare aperta, ci farebbe entrare quei 5Stelle - e sono tanti - che il Pd proprio non lo digeriscono. Perché i quasi nemici, a volte possono essere meglio dei falsi amici.

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