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Quella traiettoria inspiegabile a zig zag diede la possibilità al Pontefice di continuare a vivere. A zig zag procede il percorso di ambientalizzazione avviato a Taranto

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Il punto zig zag serve per rifinire i tessuti. Si usa in fase di ultimazione affinché non si sfilacci per evitare che scucia oppure prima di fare un orlo. È un particolare stile di cucito che consente di tenere insieme i tessuti, particolarmente utile ma non troppo raffinata nella tecnica.
A zig zag è la strana traiettoria del colpo di pistola che esattamente quarant’anni fa attraversò il corpo di Giovanni Paolo II. Si contorse, quella traiettoria, cambiò direzione e raggiunse un fianco, l’intestino perforato cinque volte ma nessun organo vitale compromesso; la colonna vertebrale che avrebbe potuto finire in pezzi e invece venne appena sfiorata.
Non c’è nessuna spiegazione scientifica in tutto questo, perché lo sanno anche gli studenti al primo anno di medicina che i tessuti molli dell’organismo umano non hanno la consistenza per deviare una pallottola. Quelle che Ali Agca sparò al Papa erano munizioni da guerra e la sua pistola era fatta per non fallire.

Sono le ore 17:17 di mercoledì 13 maggio 1981 quando si avvicina un uomo al Papa. È il migliore killer dell’estrema destra turca ed ha in mano una pistola da guerra. Senza quel giorno è difficile immaginare che il 1989 sarebbe stato quello che è stato. E tutto cominciò, o almeno entrò nella sua fase più acuta, quella giornata di maggio in cui la Chiesa ricordava, tra l’altro, le apparizioni a Fatima.
Otto anni più tardi due appuntamenti con la storia, uno su scala globale e uno più locale: il primo la caduta del muro di Berlino e il secondo la visita Papa Wojtyla a Taranto. Il 1989 fu un anno cruciale, il Papa si impegnò molto, ce lo dice la storia. Il Santo Padre proveniva dai Paesi dell’est e metteva in discussione antropologicamente quello che significava la libertà e l’autonomia decisionale delle persone anche da un punto di vista imprenditoriale ed economico. Giovanni Paolo II, a Taranto, evidenzia il fallimento del modello industriale basato sul profitto, nonostante fosse governato dal pubblico perché in quel tempo l’ex Ilva era dello Stato. Anche in quella occasione il Papa anticipa coraggiosamente i tempi dicendo che quel modello non funziona, parlando di «monocultura dell’acciaio».


Non c’è una profezia solo a Taranto quando dice che «si sta rischiando molto» (i discorsi fatti a Taranto dicevano questo), perché anche a Martina Franca il Papa anticipa di tanti anni quello che poi sarebbe stato ripreso in modo breve, ma intenso, da Benedetto XVI nell’Enciclica «Caritas in veritatae» (2009), dove viene dedicato spazio a quella che diventerà l’ecologia integrale, profetizzando la straordinarietà del magistero di Papa Francesco in questo ambito.
Quella pallottola che quarant’anni fa trafisse il corpo di Giovanni Paolo II si comportò in modo diverso da quella che uccise John Fitzgerald Kennedy. Quella traiettoria inspiegabile a zig zag diede la possibilità al Pontefice di continuare a vivere. A zig zag procede il percorso di ambientalizzazione avviato a Taranto, tra qualche passo in avanti e numerosi passi falsi che gettano continuamente nell’incertezza cittadini e lavoratori, da troppi anni desiderosi di conoscere il destino delle loro sorti, pur nella consapevolezza che la vertenza aperta a Taranto rappresenti nel Paese una delle questioni nazionali più importanti degli ultimi 50 anni.

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