Giovedì 13 Maggio 2021 | 21:53

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Legge Zan, tele-bersaglio

La lacerazione presente nel dibattito pubblico è fotografata da questi posizionamenti

bandiera arcobaleno, gay pride

Nell’Italia dei guelfi e ghibellini, con la terza ondata della pandemia che mette in ginocchio Sanità ed economia, la politica torna a dividersi in maniera bruciante sulla «legge Zan», già approvata alla Camera e calendarizzata al Senato, ideata per contrastare - riallacciandosi alla legge Mancino - chi istiga alla violenza di genere. Lo scontro dal parlamento si è allargato ai social, anche per la performance del cantante Fedez, schierato a favore della legge sostenuta dai progressisti e infuriato per una presunta censura da parte di RaiTre - la rete di «sinistra» - durante la trasmissione del Concertone del 1° Maggio.

Cosa c’è nel provvedimento? Prevede il carcere da uno ai quattro anni per chi istiga alla violenza omofobica, intervenendo sull'articolo 604 bis del codice penale, vuole istituire il 17 maggio, quale "Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia", nonché stabilisce iniziative educative contro l'omofobia fin dalle scuole elementari.

La lacerazione presente nel dibattito pubblico è fotografata da questi posizionamenti. La Conferenza episcopale italiana la boccia: “Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna”. E i vescovi aggiungono: “In questi mesi sono affiorati diversi dubbi sul testo del ddl Zan in materia di violenza e discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, condivisi da persone di diversi orizzonti politici e culturali”. La Cei poi riafferma “serenamente la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna”.

Favorevole alla legge è l’ex parlamentare foggiana Vladimir Luxuria, icona del mondo gay, che spiega come sia invece contro una declinazione del provvedimento in chiave liberticida: «Sono certa che, anche dopo l'approvazione della legge, si potrà continuare a dire "sono contrario alle nozze gay e all'utero in affitto". Del resto, anche io sono contraria all'utero in affitto quando prevede lo sfruttamento di una donna tramite soldi e non è un atto di libera scelta. Sono la prima persona a dire che, se ci fosse mai un processo intentato contro qualcuno, ad esempio un giornalista, solo perché ha espresso la sua contrarietà ai matrimoni gay in modo civile, sarei la prima a oppormi”. Entra anche nelle diatribe lessicali: “Le parole vanno sempre contestualizzate, anche la parola "fr***": ci sono dei contesti - ha dichiarato a Libero - in cui non sono politicamente scorrette.

Nella comunità Lgbt ad esempio si usa molto questa parola: "Che roba frocia, che musica frocia", diciamo. Per questo do ragione a Pio e Amedeo quando rivendicano il diritto di dire "frocio": l'offesa non è nella parola in sé ma nelle intenzioni di chi la pronuncia e nel contesto. Dobbiamo ricordarci di questo principio, sennò diventiamo integralisti”. Ne fa una questione politica Franco Grillini, fondatore dell’Arcigay: “La sinistra deve fare passare la legge a tutti i costi. La destra italiana copia la Polonia. Ma vent'anni fa il leader della Lega era d'accordo con me”. Critica Paola Concia, ex parlamentare dem eletta in Puglia, in passato interlocutore della destra sul Secolo d’Italia: “Una legge di civiltà come questa dovrebbe necessariamente godere di un vasto consenso, e invece osservo che la legge Zan è divisiva e me ne dispiaccio”.

Per questo chiede che si tolga “il 'sesso' dall’elenco delle discriminazioni e delle violenze previste”. Tra i contrari c’è anche Marina Terragni, giornalista e femminista: «C’è come un’inversione dell’onere della prova politicamente corretta, costringere chi si azzarda a criticare un testo pensato male e redatto peggio a discolparsi dall’accusa di essere omofoba e transofoba». E nel merito si chiede: «Come si può accettare che le donne vengano intese come una minoranza, quando sono la maggioranza del Paese? O che ai genitori degli alunni non sia consentito di decidere, in base a un sacrosanto principio di libertà, se mandarli o meno al corso di formazione Lgbtq? L’ora di religione facoltativa, il transcult invece obbligatorio?».

Dura, infine, l’opposizione di Alfredo Mantovano, magistrato e intellettuale conservatore: “L’identità di genere, come bene-interesse da presidiare con la sanzione penale, è parte di un disegno antropologico più ampio, che ruota attorno a una nuova norma fondamentale: l’autodeterminazione assoluta, il nuovo ubi consistam della dignità”. Mantovano è tra gli autori di una monografia sul provvedimento edita da Cantagalli. Nichi Vendola, ex governatore pugliese sul tema, intervistato da Repubblica, attacca le destre: “La Lega di Salvini ha sdoganato l'estremismo nero, il partito della Meloni una parentela con l'eredità del fascismo ce l'ha nel proprio Dna. Sono omofobi e razzisti. Magari nei talk show fanno le Dame di San Vincenzo ma le loro formazioni e le loro classi dirigenti sembrano roba da Anni Venti. Ma questi sepolcri imbiancati, le sentinelle della tradizione, sono furiosi perché hanno perso e una legge ci sarà”. Mantovano, però, ribatte con un esempio concreto: “Si pensi alla situazione difficile in cui potrebbe trovarsi un insegnante di filosofia o di religione o di scienze nell’affrontare tematiche legate alla sessualità, trattando della differenza biologica tra uomo e donna: potrebbe essere denunciato e sottoposto a un procedimento penale per aver manifestato pensieri discriminatori secondo il disegno Zan, soprattutto per via dell’indeterminatezza delle fattispecie di reato ivi previste”.

Alla politica, se ne sarà capace, spetta il compito di tenere insieme la lotta all’omofobia e la difesa da una possibile e scivolosa nuova stretta alla libertà d’opinione.

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