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Strano silenzio sul Recovery: il Sud reagisca o sarà tardi

Mancano solo 14 giorni al 30 aprile. Quando cioè il piano per l’utilizzo dei 191,5 miliardi sarà presentato all’Europa

L'Europa all’Italia «Non trattate così il Sud»

Scusi, ha più sentito parlare del Recovery? Mistero. Eppure mancano solo 14 giorni al 30 aprile. Quando cioè il piano per l’utilizzo dei 191,5 miliardi sarà presentato all’Europa. E una volta consegnato, “rien ne va plus”, i giochi sono fatti come alla roulette. E fatti come? Quale percentuale andrà al Sud? Domanda urgente visto che finora si è sentito dire fra il 34 e il 50 per cento, peraltro solo dire. Non c’è mai stato un impegno preciso, tanto, ma si è fatto solo riffa. Mentre sappiamo che secondo le indicazioni della stessa Europa al Sud dovrebbe andare il 70 per cento. Ma chi lo può garantire, non essendoci stato nessun ministro che lo abbia fatto? E quante volte le assicurazioni (quando c’erano) si sono tradotte in beffa? E che aspetta il Sud a farsi sentire, e a farci sapere, a cominciare dalla ministra per il Sud, Carfagna?

Noioso ripetere che è l’ultima, e non la penultima, occasione perché il Sud esca dall’inaccettabile primato che gli è stato imposto. Quello di più duratura, più vasta e più popolata area lasciata in ritardo di sviluppo in Europa. Ma è urgente ripetere qual è il rischio che si corre. Primo, che si spaccino per nuove opere al Sud quelle già previste e magari già iniziate, tipo l’alta capacità fra Bari e Napoli. Cioè dare al Sud il minimo che già ha e spacciarlo per Recovery.

Secondo, che anche per l’usato si utilizzino fondi che già spettano al Sud, tipo quelli per la coesione. Terzo, che non si specifichi mai quanti asili nido e dove, quanto tempo pieno a scuola e dove, quanti posti letto e dove, quanti nuovi treni e dove, quanti bus nelle città e dove, quanti centri per gli anziani e dove, quanti interventi sui porti e dove. Cioè tutto ciò che finora è stato fatto mancare creando il divario dei due diversi Paesi in uno. Il Paese degli italiani e dei diversamente italiani.
E’ incredibile, diciamo così, che un Portogallo, o una Croazia, o una Slovacchia si possano garantire sviluppo anche con i fondi del Recovery.

Mentre non possa ottenerlo un Sud d’Italia che è l’ottavo produttore industriale e il sesto per popolazione nel continente. Come un Paese emarginato da un altro Paese con lo stesso nome e da sempre arroccato sui suoi privilegi, peraltro con svantaggio per tutti. Perché questo Paese a due velocità viaggia a mezza velocità non accendendosi mai il secondo motore. Che sarebbe un affare per tutti, non togliere agli uni per dare agli altri. Una possibilità di diventare una Germania che è tutta nel potenziale del Sud mortificato dalla insufficienza di quanto serve per aumentare i suoi giri. A cominciare dalle infrastrutture e dai servizi senza i quali ogni imprenditore è uno scommettitore.

La ministra Carfagna si è fatta finora paladina di questo possibilissimo Rinascimento non solo per il Sud. A cominciare dalla battaglia vinta perché fosse mantenuto quanto già ottenuto dal suo predecessore Provenzano. E cioè le 2800 assunzioni (minimo sindacale) di tecnici che nei Comuni del Sud possano elaborare i progetti del Recovery, gran parte dei quali riguarderanno appunto le città. Sapendo con quanta opposizione da parte dell’Altra Italia privilegiata che voleva anche questa volta tutto per sé pur avendo già anche questo di più. Quell’Altra Italia che in questi giorni si oppone alle isole “Covid free”, cioè immunizzate dal Covid (come in Grecia) per ripartire col turismo. Avendo queste isole un peccato mortale: essere soprattutto al Sud.

Perché sappiamo che il Covid è stato tutt’altro che una livella. Aumento della povertà. Difficoltà delle famiglie con la didattica a distanza. Sempre più insufficiente assistenza sociale agli anziani. Riduzione della speranza di vita. Aggravamento della incertezza lavorativa. Aumento del rischio per le aziende. Minori ristori. Addirittura sperequata distribuzione dei materiali sanitari. Tutto ha contribuito perché ci fosse un “Prima il Sud” nei danni e un “Prima il Nord” nei minori danni. Per questo è stato presentato a Bruxelles il React, piano per reagire alla pandemia: 64 per cento al Sud. Conferma di chi ha subìto di più.

Ma il silenzio sul resto del Recovery non promette nulla di buono. Riprendano ad alzare la voce i 500 sindaci del Recovery Sud. Quelli che hanno scritto anche alla presidentessa von der Leyen perché vincoli la destinazione della quota che spetta al Sud. Si faccia risentire la Carfagna sapendo quanto il silenzio sia un’arma impropria contro il Sud. Nella distrazione (e nella sofferenza) di massa del Covid il mistero sul piano nazionale di resistenza e ripartenza non promette nulla di buono. Per chi, inutile dirlo.

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