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Due parole dette sul Sud che il premier dovrà ricordare

IL Sud vorrebbe condividere l’unico esclamativo del suo discorso: l’amore per l’Italia. Che sia però amore per l’Italia tutta

Crisi politica, Mario Draghi accetta con riserva incarico di formare nuovo Governo

Equità territoriale. E’ la prima volta che un capo di governo italiano usa questo sostantivo e questo aggettivo. E le parole sono pietre che rimangono. Vuol dire che chi nasce a Crotone non deve più essere penalizzato come ora rispetto a chi nasce a Brescia.

E visto che siamo in pandemia, equità territoriale vuol dire che un ammalato veneto non deve valere più di un ammalato pugliese. Anzi siccome siamo anche in scuola a distanza, equità territoriale vuol dire che uno studente lucano senza computer non deve essere escluso dalle lezioni rispetto a uno lombardo che ce l’ha. Equità territoriale vuol dire insomma un’Italia del tutto opposta a quella attuale. Vuol dire tutte le parti del Paese trattate allo stesso modo. Ovvio anche se da decenni avviene il contrario. Vuol dire la fine della sottomissione del Sud agli interessi e all’egoismo del Centro Nord.

Siccome Draghi è uno che usa le parole come un entomologo, è auspicabile che in uno come lui quelle due parole non siano state buttate lì a caso. E siccome è uno più da flauto che da grancassa, è possibile che le abbia pronunciate così sommessamente da non lasciarne segno. Che invece ci si attende che abbiano. E siccome è anche uno che quando dirigeva la Banca Centrale Europea usò l’ormai celebre espressione <Whatever it takes> e lo fece, il precedente dovrebbe avere un senso.

Disse che per salvare l’euro avrebbe fatto <tutto ciò che è necessario> e tanto lo fece che lo si fa ancòra oggi che lui non c’è più. Quelle in inglese erano tre parole, dovrebbe essere più facile mantenere l’impegno ora che sono due.

Equità territoriale è un movimento della società civile che si batte perché finalmente in Italia ci sia. E che ha testé scritto una lettera proprio a Draghi perché se ne ricordasse magari nel suo discorso per la fiducia in Parlamento. E magari chiamasse così un ministero ad hoc. Perché tutto il problema del Sud è nella mancanza di questa equità. Ciò che per esempio arma l’arroganza di un presidente del Veneto che vuole comprare i vaccini per i suoi cittadini sottraendoli agli altri visto quanto è difficile averli. Avere più soldi gli darebbe più diritti. In linea con la nuova assessora lombarda Moratti, secondo la quale il vaccino deve essere dato prima a chi ha il reddito più alto. Ma chi ha il reddito più alto in Italia deve anche spiegare perché lo ha, se magari non è anche reddito sottratto ad altri. Come il Sud, cui ogni anno vengono scippati 61 miliardi di spesa pubblica che vanno appunto al Centro Nord con un gioco delle tre carte.

Ma non è stata l’unica novità perlomeno verbale di Draghi. Quando dice come ha detto che l’aumento dell’occupazione è imprescindibile al Sud, è da ritenere che sappia meglio di altri cosa sia necessario per arrivarci. Magari tutti quegli investimenti pubblici scesi negli ultimi decenni al Sud al livello più basso del dopoguerra. E quando aggiunge che il Sud deve sviluppare la capacità di attrarre investimenti privati nazionali e internazionali, meglio di altri dovrebbe sapere che un investitore non spunta come un fungo dopo una pioggia. Un investitore ha bisogno di infrastrutture materiali (treni, strade) immateriali (formazione, sicurezza), sociali (scuole, ospedali), economiche (banche). Un investitore ha bisogno di servizi (asili nido, scuole, trasporti) proprio quelli insieme alle infrastrutture più carenti al Sud perché sono 12 anni che non se ne calcolano i livelli essenziali (e minimi) come impone una legge disapplicata. E sono 12 anni che non si fa la perequazione infrastrutturale come la stessa legge impone. E quando infine Draghi dice che bisogna irrobustire le amministrazioni meridionali, si può ricordare un detto del Sud: a Cristo non devi dire di far piovere, perché ci pensa lui. Per dirne una e smentendo uno stereotipo, al Sud ci sono meno dipendenti pubblici che al Nord (per dirne solo una).

Il presidente del Consiglio ha specificato che il Recovery Fund andrà speso non regione per regione, ma settore per settore. Un settore è per esempio l’ambiente. E un modo di difenderlo è (sempre per esempio) togliere i camion dalle strade che da Reggio Calabria portano su per l’Italia. Perché mettendo treni non si tolgono solo i camion ma anche tutto il Co2 che cacciano nel cielo. E mettendo treni si fa quanto l’Europa chiede, collegare Stoccolma al Mediterraneo puntando anche sui porti di Gioia Tauro e Taranto. Proprio quelli finora esclusi a favore di Genova e Trieste. E difendere l’ambiente significa decarbonizzare l’Ilva, mai però citata.

Dicendo poco, Draghi dovrebbe sapere che si è impegnato molto più di quanto ha detto. E ricordarsene. E ricordarlo a tutto quel vento del Nord cui sono sensibili molti suoi ministri. Perché anche il Sud vorrebbe condividere l’unico esclamativo del suo discorso: l’amore per l’Italia. Che sia però amore per l’Italia tutta.

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