Venerdì 30 Ottobre 2020 | 18:46

NEWS DALLA SEZIONE

L'editoriale
Salviamo il Sud (E impariamo da Napoli)

Salviamo il Sud (E impariamo da Napoli)

 
Il commento
Voltare pagina in un settore spesso preda dei più rapaci

Voltare pagina in un settore spesso preda dei più rapaci

 
L'editoriale
Urge una tregua tra gli esperti in permanente tele-conflitto

Urge una tregua tra gli esperti in permanente tele-conflitto

 
Il commento
Il rischio di indebitarsi pre-rovinando i nipoti

Il rischio di indebitarsi pre-rovinando i nipoti

 
L'ANALISI
La resistenza civile per battere il virus

La resistenza civile per battere il virus

 
L'editoriale
Il potere vero che si rafforza a ogni esigenza

Il potere vero che si rafforza a ogni esigenza

 
Il caso
Se la disobbedienza (non) fa spettacolo sfidando i divieti

Se la disobbedienza (non) fa spettacolo sfidando i divieti

 
Il commento
Cronaca di una seconda ondata annunciata

Cronaca di una seconda ondata annunciata

 
Il commento
I comandamenti: Papa Francesco e quelle parole sulle unioni civili

I comandamenti: Papa Francesco e quelle parole sulle unioni civili

 
L'editoriale
L’ossessione delle nomine più forte anche delle emergenze

L’ossessione delle nomine più forte anche delle emergenze

 
Il commento
Se con gli eroi si coprono gli errori della politica

Se con gli eroi si coprono gli errori della politica

 

Il Biancorosso

Biancorossi
Bari, Maita: «Foggia temibile, ma cerchiamo i tre punti»

Bari, Maita: «Foggia temibile, ma cerchiamo i tre punti»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariIl caso
Bari, scuole chiuse: appello da primaria «Non abbiamo fondi per pc e tablet»

Bari, scuole chiuse: appello da primaria «Non abbiamo fondi per pc e tablet»

 
PotenzaLe dichiarazioni
Coronavirus, Bardi: «In Basilicata i numeri sono ancora tollerabili»

Coronavirus, Bardi: «In Basilicata i numeri sono ancora tollerabili»

 
TarantoCoronavirus
Sindaco Taranto: via a test sierologico volontario per dipendenti comunali

Sindaco Taranto: via a test sierologico volontario per dipendenti comunali

 
FoggiaCoronavirus
Covid Foggia, focolaio in Rsa: 30 contagiati, 22 pazienti e 8 operatori

Covid Foggia, focolaio in Rsa: 30 contagiati, 22 pazienti e 8 operatori

 
Materala manifestazione
Matera, protesta contro Dpcm con megafoni e «croci»

Matera, protesta contro Dpcm con megafoni e «croci»

 
Brindisila ricerca
Chirurgo ospedale Brindisi dona plasma iperimmune: «Bel gesto nella lotta contro il Covid»

Chirurgo ospedale Brindisi dona plasma iperimmune: «Bel gesto nella lotta contro il Covid»

 
Covid news h 24sanità
Andria, emergenza Covid: Asl BAT assume 9 medici

Andria, emergenza Covid: Asl BAT assume 9 medici

 
Leccenel Salento
Gallipoli, circolo ricreativo resta aperto nonostante il dpcm: multa al titolare

Gallipoli, circolo ricreativo resta aperto nonostante il dpcm: multa al titolare

 

L'editoriale

Gli effetti collaterali della pandemia nel Belpaese

Tutti contro tutti. Opposizioni contro governo. Governo contro Regioni. Regioni contro governo. Per non parlare delle innumerevoli risse in tv, sui sui giornali e soprattutto sui social

Gli effetti collaterali della pandemia nel Belpaese

Il più delle volte guerre ed emergenze varie uniscono o fortificano una nazione. Altre volte, però, i medesimi imprevisti possono produrre effetti contrari: liti, recriminazioni, lacerazioni, rotture. Di sicuro, dopo l’apparizione del fatidico «cigno nero», nulla rimane più come prima. Sarà così, anche stavolta, per l’Italia, l’Europa e il mondo, a causa del Coronavirus? Pensiamo, anzi temiamo, proprio di sì. Almeno per lo Stivale.

Il primo tempo della pandemia aveva lasciato ben sperare sulla tenuta psicologica, sociale, economica, politica e istituzionale del Belpaese. Nonostante qualche sbavatura dettata dalla novità della sfida sanitaria, governanti e governati avevano dato prova di un insospettabile senso di responsabilità. Col passare delle settimane, però, il senso di responsabilità si è via via smarrito per strada, tanto che oggi il secondo tempo della pandemia - già previsto per l’autunno dagli esperti più accreditati - si presenta più rischioso del primo round, anche perché - nel frattempo - il tasso di litigiosità è cresciuto a dismisura. Né può consolare la constatazione che anche all’estero non siano rose e fiori e che, dappertutto, i contrasti siano all’ordine del giorno. In Italia la slabbratura del sistema decisionale genera conseguenze più gravi, perché più pesante, nella Penisola, era la situazione effettiva, soprattutto sul piano economico, al momento dello sbarco del virus partito dalla Cina.

Tutti contro tutti. Opposizioni contro governo. Governo contro Regioni. Regioni contro governo. Per non parlare delle innumerevoli risse in tv, sui sui giornali e soprattutto sui social. Litigano persino Cristiano Ronaldo e il ministro dello Sport. La sopraffazione dell’avversario sembra la regola. Prevalere in un’arena televisiva - o, addirittura, pensare di aver vinto - sembra l’obiettivo esclusivo. Il tema della discussione, quasi sempre, retrocede al rango di optional, di accessorio più o meno percepibile.
Il rapporto sempre più conflittuale tra Stato e Regioni costituisce il problema più insidioso.

Già prima della pandemia le Regioni - grazie all’alluvione di competenze riversatasi su di loro dopo la riforma (2001) del Titolo quinto della Costituzione - si atteggiavano a repubblichette, a staterelli indipendenti. Dopo l’invasione del Covid, la tentazione di affrancarsi dallo Stato centrale sembra approdata al punto di non ritorno. Fatto salvo un piccolo particolare: la vicendevole fuga dalle responsabilità allorquando si presenta la necessità di varare una decisione impopolare o controversa. In questo caso, Stato e Regioni giocano a rimpiattino o, se si preferisce, allo scaricabarile, una pratica «motoria» notoriamente più bazzicata del calcetto.
Ma uno Stato unitario non può resistere a lungo alla contrapposizione permanente tra centro e periferia. Storicamente tutte le emergenze contribuiscono a spostare il potere reale dal parlamento al governo e dal governo all’amministrazione. Se poi, come sta avvenendo in questa fase, a questa legge tendenziale si aggiunge il protagonismo di altre istituzioni, e il peso sempre più consistente dei social, il quaderno delle doglianze si allunga e si completa da solo.
E meno male che finora le Regioni non avevano esagerato nel differenziarsi in materia legislativa, preferendo distinguersi solo sul versante gestionale. Altrimenti l’Italia si sarebbe già trasformata in uno Stato-arlecchino. E, però, adesso, non solo per colpa del Covid, ma anche per impulso del Covid, la voglia matta di mettersi in proprio sia sul piano legislativo sia su quello gestionale sta diventando sempre più impetuosa, e ciò in barba alla scarsità dei quattrini necessari per fermare la crescita dei contagi.

Tutti, sul territorio, chiedono poteri, competenze, a meno che certe decisioni non provochino impopolarità presso l’opinione pubblica. In tal caso scatta il rifiuto, o il rimpallo delle responsabilità Ma, poi, esistono davvero i progetti, le strategie per affrontare sul serio un nemico come il Coronavirus? Ad esempio, i soggetti attuatori del Recovery Fund - che per alcuni spiriti insaziabili dovrebbe trasformarsi in un Babbo Natale planetario carico di regali a bizzeffe - dovrebbero risultare le Regioni, le Città metropolitane e i Comuni. Sono provvisti, tutti questi soggetti, degli staff, degli uffici all’altezza di realizzare progetti degni di questo nome? O la litania delle insuperabili, interminabili, trafile organizzativo-autorizzative, serve come pretesto per coprire le lacune di struttura e di strutture, ossia la carenza del personale capace e competente, quello in grado di saper cogliere tutte le opportunità fornite dall’Europa e dallo stesso serbatoio nazionale?

Ecco il punto. Stato e Regioni si contendono poteri e prerogative, ma non dimostrano altrettanta tenacia e identica volontà nel dotarsi di quel capitale umano, di quella tecnostruttura giuridico-progettuale in grado di realizzare gli investimenti che l’Europa per prima ci sollecita. Servirebbero, soprattutto a livello locale, ingegneri, giuristi, esperti di bandi di gara, servirebbero tecnici che sappiano scongiurare sul nascere gli errori favoriti da ordinamenti e regolamenti di per sé complicati e scritti male. Invece, le amministrazioni italiane, dalle Regioni alle Asl, abbondano di «generci», spesso di faccendieri autentici, e scarseggiano di titolati, di generatori di qualità.
Diciamolo. Se le infrastrutture del Sud sono quelle che sono (scadenti, e spesso inesistenti), non è soltanto colpa di uno Stato distratto (sic). È colpa anche dei limiti di una classe poli-burocratica territoriale, incapace di avere sempre pronto un parco progetti su cui incanalare i fiumi di risorse europei e nazionali. La storia dei fondi comunitari (poco utilizzati) è più istruttiva di mille discorsi.

Si dice. Bisogna imitare il «modello Genova», il modello che ha reso possibile, in meno di due anni, il miracolo della ricostruzione del ponte. Magari. Ma per ottenere questo risultato, occorre rinunciare a pretese, occorre accettare soluzioni commissariali laddove è inevitabile. Occorre, insomma, quella visione condivisa che, in passato, ha generato la rinascita di un Paese dopo periodi traumatici. Occorre.
Occorre l’opposto dell’Italia delle repubblichette e degli staterelli cresciuta finora.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie