Giovedì 29 Ottobre 2020 | 09:33

NEWS DALLA SEZIONE

Il commento
Il rischio di indebitarsi pre-rovinando i nipoti

Il rischio di indebitarsi pre-rovinando i nipoti

 
L'ANALISI
La resistenza civile per battere il virus

La resistenza civile per battere il virus

 
L'editoriale
Il potere vero che si rafforza a ogni esigenza

Il potere vero che si rafforza a ogni esigenza

 
Il caso
Se la disobbedienza (non) fa spettacolo sfidando i divieti

Se la disobbedienza (non) fa spettacolo sfidando i divieti

 
Il commento
Cronaca di una seconda ondata annunciata

Cronaca di una seconda ondata annunciata

 
Il commento
I comandamenti: Papa Francesco e quelle parole sulle unioni civili

I comandamenti: Papa Francesco e quelle parole sulle unioni civili

 
L'editoriale
L’ossessione delle nomine più forte anche delle emergenze

L’ossessione delle nomine più forte anche delle emergenze

 
Il commento
Se con gli eroi si coprono gli errori della politica

Se con gli eroi si coprono gli errori della politica

 
Il commento
Nell’urna il morbo Usa e getta

Nell’urna il morbo Usa e getta

 
L'ANALISI
Sveglia Italia contro il virus che sfugge al controllo

Sveglia Italia contro il virus che sfugge al controllo

 
L'analisi
Incrocio di poteri senza una direzione

Incrocio di poteri senza una direzione

 

Il Biancorosso

Il match
Bari calcio, Marras: «Bella sfida il derby con il Foggia»

Bari calcio, Marras: «Bella sfida il derby con il Foggia»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BrindisiCapitaneria
Porto Brindisi, maxisequestro di prodotti ittici surgelati

Porto Brindisi, maxisequestro di prodotti ittici surgelati

 
MateraNel Materano
Bernalda, è ai domiciliari ma spaccia cocaina: in carcere

Bernalda, è ai domiciliari ma spaccia cocaina: in carcere

 
Barinel Barese
Toritto, positivo al Covid va a lavorare nel negozio della moglie: denunciato

Toritto, positivo al Covid va a lavorare nel negozio della moglie: denunciato

 
TarantoIl caso
Arcelor Mittal, Spesal: «Verifica su incidente in Deposito Bramme»

Arcelor Mittal, Spesal: «Verifica su incidente in Deposito Bramme»

 
PotenzaEmergenza contagi
Covid in Basilicata, presto completati gli ospedali da campo

Covid in Basilicata, presto completati gli ospedali da campo

 
Foggiala scomparsa
San Giovanni Rotondo, 85enne esce di casa per andare in campagna e svanisce nel nulla

San Giovanni Rotondo, 85enne esce di casa per andare in campagna e svanisce nel nulla

 
LecceContagi in città
Lecce, 3 positivi al mercato Settelacquare: screening a tappeto ed esposto in Procura

Lecce, 3 positivi al mercato Settelacquare: screening a tappeto ed esposto in Procura

 
BatL'avvertimento
Canosa, esplode bomba in pieno centro: le telecamere riprendono il presunto attentatore

Canosa, esplode bomba in pieno centro: le telecamere riprendono il presunto attentatore

 

i più letti

il punto

Il dilemma del Carroccio tra nazione e regioni

Salvini ha fatto il diavolo a quattro per cambiare ragione genetica e sociale (oltre che politico-ideologica) alla formazione inventata da Umberto Bossi. Ma non è semplice modificare il Dna di un partito o di un movimento

Il dilemma del Carroccio tra nazione e regioni

Ha del singolare l’altalena di Matteo Salvini. In un fazzoletto di anni il numero uno leghista ha raccolto un partito in via d’estinzione per trasformarlo in una creatura dai polmoni d’acciaio. Ora, come per incanto, il sogno di convertire una locomotiva regionale in un tav (treno ad alta velocità) nazionale sembra sul punto di svanire all’alba, come spesso succede alle illusioni più azzardate.
Salvini ha fatto il diavolo a quattro per cambiare ragione genetica e sociale (oltre che politico-ideologica) alla formazione inventata da Umberto Bossi. Ma non è semplice modificare il Dna di un partito o di un movimento, gli ogm non hanno mai vita facile sul mercato elettorale.

La scommessa, la sfida di Salvini era doppiamente ardita. Da un lato, nel Sud, il Capitano non avrebbe trovato facilmente il terreno fertile (al sovranismo) per via della fioritura di un albero originariamente piantato e sviluppatosi al Nord in nome dell’indipendentismo padano. Dall’altro lato, nel Nord, l’auriga del Carroccio avrebbe dovuto sfidare l’incredulità, la contrarietà, in ogni caso le perplessità, dello zoccolo duro della prima ora, quelli che il Nord è il Nord, il Sud è il Sud, prima ci distinguiamo, o separiamo, e meglio è.
Intendiamoci. Oggi nessuno, pure tra i nostalgici della vecchia Lega secessionistica, ricorre al linguaggio hard delle prime adunate di Pontida, quando il repertorio lessicale contro il Mezzogiorno faceva impallidire il turpiloquio grillino contro la Casta romana. Ma al di là del Po l’obiettivo di disarticolare lo stato centrale per irrobustire i poteri locali e gestire la cassa, costituisce la scelta di vita dei leghisti più scettici verso la svolta nazionale di Salvini.

L’ossimoro, anzi gli ossimori tra le camicie verdi settentrionali, non possono essere più plateali e, nello stesso tempo, più complicati. Il nazionalista, o il sovranista Salvini, fa l’occhiolino al Sud, ma, appena può, spara sull’Europa (ma il Sud non può salvarsi senza l’Europa). Il fedederalista Luca Zaia non fa l’occhiolino al Sud, anzi non molla l’osso sull’autonomia differenziata (secessione in maschera), però fa gli occhi dolci all’Europa, all’euro e alle loro istituzioni (assai care alle imprese del settentrione)

Ormai le Leghe sono due, come non accadeva da tempo. Solo che, prima, dirigenti e militanti lombardo-veneti erano divisi dal confine geografico, mentre oggi si marcano a vicenda su opzioni politiche. Il varesino Giancarlo Giorgetti, per dire, è assai più vicino, come linea politica, al trevigiano Zaia che al meneghino Salvini. Di fatto Salvini capeggia la Lega Sud o del Centro-Sud mentre il tandem Zaia-Giorgetti è il punto di riferimento della Lega Nord. I due affluenti leghisti finiranno per non sfociare più nel medesimo fiume? Chissà. Di sicuro, oggi, dopo gli ultimi passi falsi di Salvini (compreso il risultato non eccitante delle regionali), il peso di Zaia e Giorgetti è cresciuto assai, come dimostrano i voti alluvionali del primo e le interviste tracimanti del secondo, solitamente parco di esternazioni e sordo alle sirene della visibilità a tutti i costi. Il che, almeno in un primo tempo, porterà anche Salvini a non ostacolare il ritorno, del suo movimento, alle origini della ditta.

Il pomo della discordia sarà ancora una volta la famigerata autonomia differenziata, sotto il cui ombrello semantico si nasconde l’obiettivo nordista di trattenere quante più entrate fiscali in loco. Obiettivo che si tradurrebbe in un ulteriore salasso di soldi ai danni del Sud, che non sarà il massimo dell’oculatezza nella spesa dei quattrini pubblici, ma che tuttavia non può certo fare miracoli se l’Emilia-Romagna, a parità di popolazione, riceve ogni anno 400 milioni di euro in più, per la sanità, rispetto alla Puglia. Queste sono cifre, non opinioni. E siccome i numeri sono gli unici elementi che più si avvicinano e si addicono alla verità, c’è poco da filosofeggiare o da scherzare.

Salvini non ha sfondato al Sud e in Puglia perché non è riuscito a rasserenare i meridionali sul tema, sulla domanda di fondo: il Mezzogiorno può davvero fidarsi del nuovo corso nazionale della Lega, nonostante l’anti-europeismo dichiarato del cerchio magico economico del Capitano? Risposta. No. Il Mezzogiorno non può ancora fidarsi perché sulla questione Nord-Sud, le ambiguità leghiste superano le certezze. È vero. Alle europee, Salvini (2019) fece il pienone di voti anche nel Meridione. Ma si trattò, evidentemente, solo di una cambiale in bianco, di un attestato di fiducia da avvalorare in seguito attraverso atti concreti. Atti che sono rimasti sulla carta, tanto è vero che Michele Emiliano ha avuto gioco facile nell’utilizzare l’argomento del dualismo italico e delle sofferenze meridionali per fare incetta pure dei voti pugliesi intercettati nelle ultime contese dal Carroccio leghista.

Su questi temi è opportuno essere chiari. Mai come adesso è in ballo il futuro del Sud, che poi sarebbe della Penisola e della stessa Europa. La pandemia ha dimostrato l’opposto di quanto sostengono gli spiriti più superficiali, quelli legati alla dimensione localistica dei problemi, e inchiodati alle soluzioni strapaesane per ogni guaio. La pandemia ha dimostrato che l’emergenza è scoppiata per il deficit di globalizzazione, non per il suo surplus. Altro che super-globalizzazione. Chi l’ha vista, questa? La globalizzazione, ossia lo scambio di merci e servizi, non ha riguardato, ad esempio, il settore sanitario e i virus, com’è noto, non viaggiano con il passaporto. Le conseguenze si sono viste, con tutti i drammi allegati.
Ecco perché immaginare di risolvere questioni complesse con il tradizionale ricettario localistico e semplicistico dei consessi territoriali, è perlomeno anacronistico. Oltre che autolesionistico. C’è il Recovery Plan da compilare. Che facciamo? Lo lottizziamo regione per regione, città per città, paesello per paesello?

C’è un Mezzogiorno che chiede di essere collegato al resto della nazione e dell’Unione con gli strumenti telematici di ultima generazione. Servirebbe un’azione corale in tal senso. Invece si sente tuonare al Nord in nome dell’autonomia differenziata. Tutto il contrario di ciò che servirebbe.
La Lega è a un bivio: o sceglie Salvini, ma perde l’Europa; o sceglie Zaia, ma perde il Sud. Se opta per una delle due strade, è destinata a spaccarsi. Se spera di mediare tra le due posizioni, rischia di scontentare i relativi schieramenti. Un bel rebus, piuttosto pesante, però, per le ambizioni elettorali di chi solo 15 mesi fa aveva il Paese in pugno.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie