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In Puglia e Basilicata

L'analisi

La «coronataranta»: festa popolare senza popolo

Festa popolare senza popolo

Il virus ci sta abituando alle manifestazioni di massa vissute dal divano di casa

24 Agosto 2020

enrica simonetti

Fra le tante strane situazioni alle quali il coronavirus ci sta abituando, c'è pure quella della «coronataranta». La Puglia ha ballato da sola l'altra sera, con questa «inedita» edizione di una festa popolare senza popolo. Uno spettacolo nello spettacolo, con la splendida scenografia degli Agostiniani circondata di cameramen con mascherina, giornalisti distanziati, con il ritmo frenetico della musica che a tratti sembrava un lamento, una voce ancestrale di una Terra che chiede di salvarsi ma già sa che l'antico tarantismo non è un vaccino, quanto forse un seme di speranza.

La voglia di continuare ha spinto giustamente gli organizzatori del raduno-più-raduno del nostro Sud d'agosto a creare una festa ricca di luci e di voci altissime lanciate in uno spazio vuoto, quel vuoto che stiamo vivendo tutti e che rivivremo vedendo in Tv il 28 uno spettacolo...

Fra le tante strane situazioni alle quali il coronavirus ci sta abituando, c'è pure quella della «coronataranta». La Puglia ha ballato da sola l'altra sera, con questa «inedita» edizione di una festa popolare senza popolo. Uno spettacolo nello spettacolo, con la splendida scenografia degli Agostiniani circondata di cameramen con mascherina, giornalisti distanziati, con il ritmo frenetico della musica che a tratti sembrava un lamento, una voce ancestrale di una Terra che chiede di salvarsi ma già sa che l'antico tarantismo non è un vaccino, quanto forse un seme di speranza.

La voglia di continuare ha spinto giustamente gli organizzatori del raduno-più-raduno del nostro Sud d'agosto a creare una festa ricca di luci e di voci altissime lanciate in uno spazio vuoto, quel vuoto che stiamo vivendo tutti e che rivivremo vedendo in Tv il 28 uno spettacolo musicale diverso da quello a cui siamo abituati.

In effetti, l'orgia di tarantati non poteva invadere Melpignano, sarebbe diventato un focolaio e non più un «fuoco» carico di energia e di ritmo. Ma – diciamolo con sincerità – non è stata la stessa cosa e l'emozione che avremo in Tv non potrà essere la stessa.

Non è un commento depressivo, ci mancherebbe, ma solo il verificare un assioma che tutti dovremmo conoscere e che misuriamo ogni giorno, appena vediamo un video su Youtube o un servizio in televisione. Sì, come ci ha insegnato in tempi molto antesignani rispetto alla videomanìa attuale il grande sociologo canadese Marshall McLuhan, il video è certamente un messaggio ma è anche un medium «freddo» che pur senza farsene accorgere allunga le distanze da un fatto e non le accorcia.
Osserviamo ogni giorno immagini terribili, ma provate per un attimo a distinguerle da una situazione che vedete direttamente con i vostri occhi: saprete benissimo che si tratta di cose differenti. Uno sbarco di immigrati raccontato in Tv non è la stessa cosa del vedere direttamente un barcone carico di speranza e di morte. E questo lo sa chi ne ha esperienza.

E allora questo Ragno tarantato che nell'edizione Covid 19 non ci ha permesso di partecipare o di osservare quel pubblico chiassoso e ritmato, folle o meraviglioso a seconda dei gusti, è un altro Ragno. La bravissima Gianna Nannini – come scrive acutamente nelle pagine di Spettacoli la nostra giornalista Gloria Indennitate e come testimoniano i commenti postati sul nostro sito da Bianca Chiriatti – ha emozionato con sua interpretazione di «Fimmene Fimmene», dedicata alle lotte delle tabacchine salentine e a quelle di tutte le donne, ma in modo diverso , meno empatico... e così doveva essere. Lo stesso per gli altri artisti che hanno reso il massimo su un palco che – forse – dal loro punto di vista poteva sembrare una cattedrale nel deserto della vita anno 2020: da Diodato, perfetto in «Bedda ci dormi» all'intenso Mahmood che ha portato la nenia araba «Sabri Du Adil».

Niente giovani appostati nelle tende dal giorno prima, niente grida, spintoni, niente bevute ubriacate, niente odissea dei parcheggi: in questo niente ci sono anche molti lati positivi perché ogni anno c'è chi dice «Mai più». Eppure ogni anno si torna a quella meraviglia di un Mediterraneo unito che danza e canta, che si stringe la mano collegando miracolosamente da una piazza Est e Ovest, Nord e Sud del mondo.

E invece. Mani lontane, mani disinfettate... è questo l'abbraccio della nostra era. E chissà se non possa riempirsi di nuovi contenuti, chissà se dalla piazza di Melpignano-senza-casino non possa crearsi in futuro un abbraccio più vero, più carico di significati intimi e ancestrali. Perché non siamo soli, anche quando lo siamo e – purtroppo - dobbiamo esserlo.

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