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Fate al Sud l’alta velocità, l’Europa chiede e paga

Ora si possono collegare fra loro le città del Sud, anzi si deve. Ora si può ricucire il Sud al Nord lungo l’Adriatico, anzi si deve. E se non si farà, non un euro arriverà all’Italia di quella massa di denaro del Recovery Fund

Fate al Sud l’alta velocità, l’Europa chiede e paga

Lo ha detto anche l’Europa. Ora si può fare al Sud l’alta velocità ferroviaria, anzi si deve. Ora si possono collegare fra loro le città del Sud, anzi si deve. Ora si può ricucire il Sud al Nord lungo l’Adriatico, anzi si deve. Ora si può dare al Sud la banda larga su Internet, anzi si deve. Ora si può convertire dal carbone l’Ilva di Taranto, anzi si deve. Perché se tutto questo non si farà, non un euro arriverà all’Italia di quella massa di denaro del Recovery Fund: 82 miliardi a fondo perduto e 91 di prestiti. Che non sono a nostra disposizione per distribuirli a pioggia a ogni santa categoria. Ma lo sono per le riforme, che si dovranno fare grazie soprattutto al Sud. Perché far uscire il Sud dal ritardo di sviluppo è la prima decisiva riforma che l’Europa si attende.

Lo ha detto chiaro e tondo anche Johannes Hahn, che come commissario europeo al bilancio si occuperà in prima persona della grande operazione. Ora l’Italia deve fare quegli investimenti scesi al Sud al livello più basso della storia del Paese. E farli, ha aggiunto, non può essere la solita chiacchiera di chi assicura di avere il Sud in testa ai suoi pensieri e così lasciarli. Significa invece sostenerne le potenzialità che ci sono e non vengono valorizzate. E detto da un ex ministro austriaco è tutto dire, visto che la sua Austria non mollerebbe un euro neanche sotto tortura.

Ma anche l’Europa ha capito che finora il Sud è sempre stato colpevolmente e dolosamente additato solo come un posto che le risorse le spreca. Ora può essere l’unico ad attrarle. Perché anche per l’Europa il Sud può essere, anzi deve, l’unica alternativa in un’Italia il cui sviluppo in un’unica direzione la fa crescere troppo poco. E meno di tutti gli altri. Puntare su Napoli, Bari e Palermo oltre che su Milano, Treviso, Bologna. Perché anche il virus ha dimostrato che non si può continuare a guardare in un’unica direzione sperando che si porti appresso gli altri. Insomma basta con questa locomotiva sfiatata. E basta con questa emigrazione per aiutare la locomotiva ad andare avanti lasciando il Sud vuoto e impoverito.

Il primo a battere un colpo è stato il ministro Franceschini. Non è possibile e giusto che l’alta velocità si fermi a Salerno. Da un lato deve arrivare in Sicilia, fino a Catania e Palermo, attraverso un Ponte sullo Stretto che costa un decimo di quei 61 miliardi di spesa pubblica che ogni anno sono tolti al Sud per darli al Nord. Dall’altro la Taranto-Bologna per colmare anche il divario fra Est e Ovest: sul Tirreno il Frecciarossa e grandi aeroporti, sull’Adriatico nulla. E’ questa una lunga battaglia della <Gazzetta>. Ma su un tratto molisano c’è addirittura ancòra il binario unico. Una grande riqualificazione che significherebbe avere finalmente un progetto, oggi si dice una visione. Un’idea di futuro italiano che anche per l’Europa si può, anzi si deve fare. Avendo a disposizione i soldi che altrimenti si perderebbero.

Il ministro Franceschini pensava al suo turismo, aggiungendoci una esaltazione dei borghi che al Sud sono di una bellezza spesso sconosciuta. Ma che in tempi di Covid possono essere l’unica scelta lontano dalle pazze folle e dagli assembramenti. Ma dateci un binario (non morto) e risolleveremo il Sud. Con beneficio e ringraziamento di tutta l’Italia. Un appello in tal senso del sottosegretario Losacco è stato sottoscritto da una serie di amministratori pugliesi. Perché un Sud che resti sconnesso e isolato è un Sud che non potrebbe diventare il secondo motore del Paese, la seconda area economica di crescita per tutti. Come fa comodo a troppi (illusi) poteri forti del Paese.

Ma anche la banda ultralarga è un’altra velocità che manca al Sud in tempi in cui bisogna far correre i dati oltre che le persone e le merci. Un terzo dei bambini meridionali non ha potuto seguire al pari degli altri le lezioni a distanza. Pochi computer, poche connessioni. Un’altra mancanza di equità. E’ possibile perdere così una generazione anche in una età in cui tutti dovrebbero avere lo stesso diritto di imparare? E quando si tornerà a scuola, potrà ancòra il Sud continuare ad avere più ragazzi in aula e meno insegnanti a disposizione?

L’Europa cui si danno tante colpe ora dice che la colpa è tua se continui così. E ti mette a disposizione ciò che serve, togliendotelo se non lo farai. Così pochi alibi ci saranno se l’Ilva di Taranto continuerà a essere una fabbrica in cui si muore per vivere. Essendo stato lo stesso commissario Hahn a candidarla al fondo per la riconversione ecologica. Quella stessa della quale si parla con la stessa frequenza con cui non si fa. Nessuno è nato ieri per credere che l’Europa sia un tappeto rosso. Ci vorranno tempi. Ma ti chiede di fare ciò che avresti già dovuto. Ti dà i soldi per farlo. A un’Italia ancòra illusa che continuando così il Sud sia solo al Sud.

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