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America di ieri. Europa di oggi

Non sappiamo chi oggi o domani possa essere l’equivalente europeo di Hamilton, forse la Merkel o Macron, ma certamente abbiamo bisogno di nuove idee

Ci vuole la grande Europa per sopravvivere al virus

America del Nord 1776. Con la Dichiarazione di indipendenza del 4 Luglio sottoscritta a Filadelfia, tredici colonie americane della costa atlantica dichiarano l’indipendenza dall’Inghilterra. Dopo la vittoriosa lotta contro gli inglesi, le tredici colonie si organizzano nella forma di una Confederazione. Questa forma istituzionale lasciava indeterminata la questione se quelle colonie fossero solo una alleanza con scopi limitati o una nuova Nazione.

La discussione su questo punto era molto accesa fra i politici e gli intellettuali dell’epoca. Tutti avvertivano che la Confederazione così come l’avevano concepita inizialmente non poteva funzionare. I poteri a questa Confederazione erano pochi e limitati, l’istituzione confederale non aveva capacità di finanziamento e non riusciva a fare valere le sue disposizioni sugli Stati spesso riluttanti a cedere la sovranità.

Il Congresso Americano (il loro Parlamento) non riusciva a pagare i debiti di guerra , a stimolare la cooperazione fra gli Stati, a migliorare il commercio e la situazione economica.

Come disse uno dei più brillanti intellettuali e politici di due tempo, Alexander Hamilton :“ La confederazione non funziona né per la pace né per la guerra”. Una nuova convenzione nacque allora nel 1787 sempre a Filadelfia per elaborare una nuova Costituzione questa volta su base “federale” che istituisse un potere sovraordinato ed indipendente della Federazione sui singoli Stati, con un suo autonomo potere esecutivo ,legislativo, giudiziario e fiscale capace di dirimere i conflitti di interesse e politici fra i vari Stati americani.

Struttura federale - A New York, Alexander Hamilton era diventato l’uomo giusto per questo scopo. Di origine scozzese, orfano e di formazione familiare ugonotta, Hamilton era entrato in politica da tempo ed aveva anche fondato la Bank of New York prima dell’impegno politico. Era il candidato perfetto per quelli che sostenevano l’urgenza di avere una struttura federale che non dipendesse dal sostegno fragile degli Stati confederali. I suoi saggi chiamati “federalist papers” diventarono presto le basi normative della nuova Costituzione federale Americana insieme al contributo di federalist papers. La nuova Carta Costituzionale Americana entra in vigore con l’approvazione degli Stati nel 1788 insieme all’idea di Hamilton di una Banca Centrale per la nuova Jean Monnet.

Si erano poste così le basi di quello che conosciamo oggi come gli Stati Uniti d’America, con la loro potenza economica che deriva fondamentalmente dalla loro struttura istituzionale federale che recita “e pluribus unum”. L’Unione Europea ha fatto ieri un altro passo importante in questa direzione. La risposta alla crisi economica della pandemia ha di nuovo mutato lo scenario passato che ha dovuto essere cambiato.

Aveva ragione Jean Monnet quando sosteneva che “l’Europa si farà con le crisi e con le soluzioni che a quelle saranno date”. La risposta europea è ora ben definita. Abbiamo l’impegno della BCE a sostenere i titoli dei Paesi più deboli e più sensibili alla volatilità del mercato, abbiamo il fondo europeo per la disoccupazione(un’altra novità assoluta), abbiamo i fondi del MES per il sostegno diretto ed indiretto al settore sanitario senza condizionalità alcuna e praticamente a tasso zero, abbiamo i fondi della BEI per il sostegno ai progetti strutturali con un aumento delle sue garanzie per i progetti, ed infine il Recovery Fund, battezzato New Generation Europe, per € 750 miliardi divisi fra €500 come sovvenzioni (grants) e €250 miliardi come prestiti per sostenere la ripresa economica in tutti i Paesi europei. Il Recovery Fund proposto dalla Commissione ed approvato dal Parlamento Europeo, è di fatto incardinato nel bilancio dell’Unione Europea

Per capire cosa questo significhi basti pensare che tutto il bilancio europeo era fino a ieri di € 1.000 miliardi. Il Recovery Fund ne ha preso ben € 750 miliardi che sommati al precedente impegno di bilancio farà salire il totale del Bilancio Europeo a circa €2.000 miliardi. Si è di fatto raddoppiato di colpo il bilancio Europeo! I capitali del Recovery Fund verranno dalla prima emissione storica di un titolo emesso dall’Unione Europea, sul mercato che è di fatto l’embrione di un primo Titolo di Stato Europeo, che serve non solo per la crisi attuale, ma anche per la possibile correzione dei cicli economici negativi nelle regioni europee in caso di necessità. Si è creato, esattamente come nelle intenzioni di Hamilton negli Usa, la prima fonte autonoma di risorse in capo all’Unione Europea.

Sovranità - Ed è giusto che questa emissione trovi copertura nel Bilancio del Parlamento Europeo che dovrebbe essere la sola fonte legittima dell’approvazione e della spesa pubblica in tutta l’Unione. Qui è tutto il problema che avvelena oggi le decisioni su queste materie che sono lasciate alle decisioni unanimi degli Stati nazionali nelle loro riunioni di Governo. Dobbiamo abbandonare in Europa la strada dell’unanimità delle decisioni, proibendo a tre o quattro Paesi di bloccare gli altri 27 Paesi, ed affidare alla sovranità europea del Parlamento europeo le decisioni di bilancio. E’ questa modifica della “governance europea” la chiave di volta del nuovo funzionamento istituzionale europeo, così come accadde negli Usa per il passaggio dalla forma confederale a quella federale. Come per gli Usa , la modifica strutturale della Costituzione in senso federale, può fare scattare la scintilla del nuovo corso politico. Non sappiamo chi oggi o domani possa essere l’equivalente europeo di Hamilton, forse la Merkel o Macron, ma certamente abbiamo bisogno di nuove idee e nuove iniziative che siano diverse dal passato. L’esempio, la storia americana e l’insegnamento di Hamilton ci serviranno.

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