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Effetto Nimby. Quella che per molti è una parola oscura per i lucani è diventata un'espressione familiare, E' l'acronimo di “Not in my back yard”, ossia “non nel mio giardino”: ci sono cose che vanno fatte (discariche, pozzi petroliferi o pale eoliche e simili), ma lontano da me. Ma a breve dovrebbe diventare familiare un altro neologismo, una sorta di “Effetto Yimow”, acronimo di Yes in my own wallet, sì nel mio portafogli, a significare che da quelle attività che tutti vogliamo tenere a distanza poi vogliamo ottenere tutti vantaggi.

Così, la Basilicata che discute sulle estrazioni petrolifere, tra sindaci che puntano i piedi lamentando l'assenza di garanzie e associazioni che periodicamente scendono in campo vedendo inquinamento e complotti ovunque, c'è un altro fronte della contesa: quello del gas metano che viene estratto con il greggio. Una risorsa inizialmente nemmeno considerata negli accordi, poi, negli ultimi anni, le trattative con le compagnie hanno portato prima a ottenerne una parte del metano Eni a vantaggio della Val d'Agri, poi a includerne la cessione di 40 milioni di metri cubi l'anno da parte di Total per la Val Camastra e ora a mettere sul tavolo della trattativa del rinnovo della concessione al Cane a sei zampe la richiesta di qualcosa come 300 milioni di metri cubi l'anno che consentirebbero, sommati ai 40 Total, di dare la materia prima in modo gratuito a tutte le famiglie lucane.

Su questo, in ossequio all'”Effetto Yimow”, sembrano tutti d'accordo e gli unici strepiti che ancora si sentono sono quelli quei sindaci di sei comuni valdagrini più lontani dai luoghi delle estrazioni e dal centro trattamento olio. Sant’Arcangelo, Gallicchio, San Chirico Raparo , San Martino d’Agri , Roccanova e Castelsaraceno, fanno comunque parte dell'area individuata come comprensorio petrolifero, ma non ottengono gli stessi benefici degli altri comuni “in prima linea” e per questo dallo scorso ottobre hanno lanciato la crociata per chiedere alla Regione di estendere anche ai loro 12mila cittadini il “bonus gas” riconosciuto ai centri vicini e, non avendo ottenuto riscontro, in questi giorni tornano alla carica in una riunione dei sindaci convocata a Potenza.

“Evidenti ragioni di equità sociale sostanziale” è la parola d'ordine con cui chiedono riscaldamento gratis per tutti. In una specie di gioco del Risiko pronto a circoscrivere i confini del disagio dovuto dalle attività a impatto ecologico lontano dalla propria zona, ma che è pronto a spostare la stessa linea immaginaria giusto di qualche chilometro necessario per essere inclusi, quando si parla di benefici.

Un comportamento che non è solo dei sei comuni e non riguarda solo il gas. Quando fu creata la “card idrocarburi” che dava benzina gratis ai lucani c'era la fila per ottenerla. E ogni volta che servono soldi per qualcosa, dall'Università alla forestazione, dal dissesto idrogeologico allo sviluppo, c'è un solo mantra: “Ci sono i soldi delle royalty” dimenticando (o facendo finta) di cosa sono frutto.

Il vizio italiano, insomma, è sempre quello. E ben lo fotografà Alberto Sordi nel film “Finché c'è guerra c'è speranza”. Quando si scoprì che il protagonista era un mercante di armi, tornato a casa fu oggetto del disprezzo della sua famiglia che viveva negli agi di quei traffici. Ma quando lui, esausto, disse che avrebbe rinunciato a ripartire per una nuova redditizia missione e si sarebbe riposato, furono gli stessi familiari a svegliarlo con anticipo affinché non perdesse l'aereo.

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