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In Puglia e Basilicata

Il punto

Una scelta eretica per salvare i giornali

Poveri giornali tele-sfruttati, web-depredati e poli-bersagliati

Non è più solo questione di sopravvivenza delle testate. Diventa questione di democrazia, perché se i giornali muoiono con loro muoiono pezzi di libertà

04 Ottobre 2019

Michele Partipilo

Avviso ai lettori: l’articolo che segue è eretico. E non perché tratti di religione. Anzi no, tratta di una religione laica: quella della libertà. Il tema è infatti la libertà di stampa, oggi più che mai a rischio a causa dei ladri di notizie, dei falsari dell’informazione, dei ricettatori di giornali.
Più volte su queste pagine il direttore De Tomaso ha affrontato il caso dell’informazione rubata online e degli enormi danni causati al sistema mediatico. Il blitz della Guardia di Finanza, che nei giorni scorsi ha spento milioni di allacci taroccati a siti e televisioni, ha confermato quello che tutti sapevano già: attraverso il web si rubano contenuti di qualsiasi tipo, dai programmi alle partite di calcio, dai giornali ai libri.

La sensazione che lo spazio digitale sia un Far West senza controllo né regole ha fatto nascere il convincimento che tutto sia lecito. Ciò che è tecnicamente possibile diventa anche eticamente ammissibile. Una bel senso morale, non c’è che dire. Ma è ciò che anima milioni di italiani che ogni giorno truffano, sottraggono, craccano. Che cosa? Di tutto: programmi, musica, notizie, immagini, vantandosene pure. E c’è chi asseconda questa furbizia: sono coloro che hanno messo su società e aziende per rendere globale o quasi il malaffare. L’operazione della Finanza questo ha dimostrato.
Anche la grande stampa si è accorta del problema e da alcuni giorni ha cominciato a martellare. In ritardo, come in ritardo editori e giornalisti hanno affrontato il mondo digitale. Ora l’acqua è alla gola. Per tutti, grandi e piccoli. Ma non è più solo questione di sopravvivenza delle testate. Diventa questione di democrazia, perché se i giornali muoiono con loro muoiono pezzi di libertà. Allora che fare? Quello che non è stato fatto sin dall’inizio: togliere i giornali a stampa dal web. Solo così si può assestare un colpo letale ai pirati delle notizie. Sì, è eretico negare il web quando in ogni dove si parla di tecnologia e di Internet, quando pure lo sciacquone di casa può essere azionato «in remoto» dallo smartphone.

Eliminare la possibilità di leggere online i quotidiani tradizionali significa innanzitutto compiere un’operazione di onestà. La stampa è una cosa e il web un’altra, parlano linguaggi diversi e usano tecniche differenti. Mischiarli è una piccola grande frode nei confronti degli utenti, ma anche verso la specificità dello strumento. Il quotidiano è nato e si è sviluppato sulla carta, per la carta, con la carta. Il web è nato su un supporto immateriale, fatto di una ragnatela di numeri e di algoritmi. Non si può leggere online un pezzo di Montanelli o di Buzzati, perché l’editoriale è scritto per farti riflettere, meditare, andare al fondo dei problemi. Ciò che è scritto online, invece, fugge dalla testa come una rondine a primavera, al massimo si può guardarlo per qualche secondo per poi scrollare velocemente verso il basso a caccia di altro. Tra stampa e web ci sono le stesse affinità che tra una camomilla e un bicchiere di Negramaro. Si bevono entrambi. Punto.
Giornalisti ed editori non hanno previsto che il web si sarebbe mangiato la stampa. All’inizio hanno fatto a gara per creare siti e mettere online - gratuitamente - le notizie raccolte per il quotidiano. Errore fatale. È stata rafforzata una delle grandi fandonie della Rete: e cioè che i contenuti online sono gratis. Tutto sulla rete sembra gratis, dalla musica alla pornografia, dalle notizie alla letteratura. E quando non è così, è facilissimo rubare ciò che si vuole o, al massimo, pagare un decimo per copie pirata. Che poi l’idea di copia nel mondo virtuale non esiste e non può esistere: sono solo innumerevoli esemplari identici.

Allora serve lo choc: stop alle copie digitali dei quotidiani a stampa. Certo, si perderanno molti di quegli abbonati che all’alba già leggono il loro giornale. Ma è un sacrificio in nome della sopravvivenza. Perché tutti gli scrocconi dovranno arrendersi e magari tornare alle edicole, di cui forse si riuscirà a rallentare l’estinzione. Il giornale ha bisogno di ritrovare la sua identità e il suo linguaggio originario, fatto di cura delle parole e non di inutili immagini manifesto. Alla fine si tornerà a capire che l’informazione è un prodotto costoso perché ha valore, non si può pensare che sia gratis o che si possa rubare impunemente. I costituenti misero la stampa in cima a tutte le libertà, ben sapendo quale fosse il suo ruolo.
L’opera delle forze dell’Ordine è meritoria. Ma quando si parla di web si parla di un oceano infinito, che non si può svuotare con un secchiello. Per non essere vittima dei pirati non bisogna navigare nei loro mari. L’unica arma efficace è un gesto forte e radicale e per questo eretico: i giornali a stampa si vendano solo come tali. In tutti i luoghi possibili e immaginabili, dai bar ai supermercati, dalle edicole alle librerie, purché siano nella loro forma naturale, cioè sulla carta. È la loro anima, la loro essenza, il loro passato e l’unica speranza di futuro.

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