Martedì 22 Giugno 2021 | 01:01

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Governo sospeso tra rimpasto ed elezioni anticipate

Prima l’incontro a due tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Poi la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte. Infine, il vertice di maggioranza a tre

Governo

Prima l’incontro a due tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Poi la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte. Infine, il vertice di maggioranza a tre. Chi nelle ultime ore ha lavorato alla costruzione di una strategia utile ad uscire dal cul-de-sac in cui il Governo si è infilato dopo settimane di contrapposizioni e litigi, ha immaginato di seguire questi tre passaggi, volendo assecondare così una sequenza che non rileva solo per forma, ma anche per sostanza. Il primo step, importante sotto il versante politico e personale, si pone come una soluzione necessaria per provare a ripristinare il minimo di fiducia tra i leader dei due partiti di maggioranza e praticare il linguaggio della verità al riparo da taccuini e telecamere.

Rinunciando dunque alle convenienze di una logica frutto del primato della comunicazione sulla politica, come dimostra la campagna elettorale appena conclusa. È difficile poter andar avanti senza un chiarimento vero tra Salvini e Di Maio. Così come è difficile andare avanti senza un patto di non belligeranza e senza la rinuncia preventiva alla sola narrazione di rivendicazioni identitarie e, talvolta, di ripicche. Lo scontro a distanza tra Fico e Salvini rientra in questa logica, atteso che le parole del Presidente della Camera su immigrati e rom sono state recepite dal vice premier leghista, per tempistica, contesto e contenuto, come una provocazione. Un po’ come dire: io cerco di ricucire con te, caro Di Maio, mentre un esponente di spicco del tuo partito interviene su temi delicati come quelli della sicurezza e dell’immigrazione rispetto ai quali è impossibile da parte mia non replicare. C’è chi ha fatto notare, con qualche dose di malizia ma anche in base ad uno schema quantomeno verosimile, che le parole di Fico hanno finito per arrecare un vantaggio a Salvini (il quale ha avuto un’ulteriore occasione per dimostrare quanto sia necessario per lui il credo “prima l’Italia e gli italiani”), mentre hanno messo in imbarazzo Di Maio. Non è un caso che quest’ultimo sia stato costretto a precisare che quella di Fico era solo un’opinione personale. Com’è noto, Di Maio nei giorni scorsi ha provato a rafforzare la propria leadership, sottoponendosi contemporaneamente alla discussione sulle cause della sconfitta elettorale davanti ai parlamentari di Senato e Camera (che gli hanno rinnovato la fiducia) e al voto della base, interpellata tramite consultazione sulla piattaforma Rousseau. Il risultato è stato quello di una nuova investitura per lui. Investitura che dovrebbe sgombrare il campo da possibili equivoci circa la titolarità di chi è chiamato ad indicare all’interno dei Cinque Stelle la linea politica da seguire. Un conto è l’indispensabile attività di riorganizzazione del M5S per completare il processo di trasformazione da movimento di protesta e antisistema a partito di governo, un conto è rimanere intrappolati nella logica del “canto e del controcanto interno”. L’esperienza del Pd insegna.

Perché il rapporto tra Salvini e Di Maio possa riprendere quota in misura direttamente proporzionale alla necessità di garantire una navigazione per molti altri mesi ancora (navigazione serena, sia ben chiaro) è indispensabile che vengano rimosse quelle occasioni prodromiche al rafforzamento all’interno dei due partiti delle posizioni di chi preferisce la rottura alla prosecuzione. E ciò, al netto del diritto sacrosanto di ognuno (tanto più della terza carica dello Stato) ad esprimere posizioni politiche. I Cinque Stelle hanno il sospetto che Salvini voglia rompere per andare ad elezioni anticipate e monetizzare il 34% dei consensi all’interno di uno schema nuovo che potrebbe poggiare su un’alleanza più politica con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Le simulazioni fatte in queste ultime ore incoraggiano chi lavora in questa direzione. Cavalcare il no all’austerità dell’Unione Europea e impostare la campagna elettorale sull’abbassamento delle tasse potrebbe risultare per il Capitano una carta importante da giocare, specie se non si dovesse riuscire a creare le premesse per perseguire fin da subito tale obiettivo. Si aspetta mercoledì anche per questo motivo, anche per comprendere quali argomenti verranno usati dalla Commissione dopo la lettera di risposta inviata dal Governo italiano. E soprattutto per sapere se verrà aperta o meno una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese. Salvini è in attesa di conoscere nel dettaglio il discorso che il premier terrà davanti ai giornalisti. Un modo per spiegare al Paese cosa deve essere fatto, in che modo si deve sviluppare l’interlocuzione con l’Europa, ma soprattutto qual è l’asticella che all’interno della maggioranza non può essere più superata. Conte non vuol limitarsi a fare da notaio delle decisioni prese da altri. Vuol svolgere la funzione di fulcro, neutro ed equidistante tra i due partiti contraenti. Una funzione che, tuttavia, egli dovrà reinterpretare alla luce del raddoppio dei voti conquistati dalla Lega e del dimezzamento di quelli attribuiti al Movimento.

Ed è qui che si innesca un punto particolarmente delicato, almeno ai fini dell’attuazione del programma di Governo e del rilancio della politica economica, volendo implementare la prospettiva della crescita e della riduzione della pressione fiscale. Quello di Salvini è ormai il partito di maggioranza relativa, ma per vedere approvati i provvedimenti a cui tiene di più, a partire dalla flat tax, la Lega deve ottenere anche i voti dei Cinque Stelle che, al momento, in Parlamento hanno il numero maggiore di deputati e senatori. Il punto di equilibrio, anche nelle intenzioni di Conte, sta nella capacità di mixare temi cari alla Lega e temi conformi all’identità del M5S, magari anche attraverso un rimpasto di Governo. A chiederlo esplicitamente nell’assemblea dei gruppi parlamentari è stato, del resto, un pentastellato molto ascoltato da Di Maio come Emilio Carelli. Infrastrutture e Sanità potrebbero essere oggetto di scelte di rinnovamento. Da entrambi i fronti, insomma, si sta cercando di trovare la sintesi. Claudio Durigon è uno degli esponenti della Lega più attivi nella ricerca di forme di mediazione politica con i Cinque Stelle e di soluzioni con il Mef per far partire la seconda fase della flat tax. Il suo lavoro è molto apprezzato da Salvini al punto che egli potrebbe essere promosso a Ministro. Il Governo è tra “color che son sospesi”. Non è l’inferno dantesco a dettar legge, ma la real politk che impone ormai di scegliere tra rimpasto ed elezioni anticipate.

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