Giovedì 27 Giugno 2019 | 12:40

NEWS DALLA SEZIONE

L'analisi
Giù le mani dall’unità ma serve più luce a Mezzogiorno

Giù le mani dall’unità ma serve più luce a Mezzogiorno

 
L'analisi
Dalle scosse nel governo alle crepe nei due partiti

Dalle scosse nel governo alle crepe nei due partiti

 
L'analisi
La sfida della manovra e il gioco del risiko

La sfida della manovra e il gioco del risiko

 
L'analisi
Il baluardo del Quirinale e la questione giustizia

Il baluardo del Quirinale e la questione giustizia

 
L'analisi
Ma l'eccessivo euro-castigo «sovranizza» il belpaese

Ma l'eccessivo euro-castigo «sovranizza» il belpaese

 
La riflessione
Ma il Nord l’autonomia l’ha già presa (con i soldi)

Ma il Nord l’autonomia l’ha già presa (con i soldi)

 
L'analisi
Sud avanti in letteratura indietro in economia

Sud avanti in letteratura indietro in economia

 
L'analisi
Tra spifferi e correnti terzo potere senza bussola

Tra spifferi e correnti terzo potere senza bussola

 
L'analisi
Se l’Italia si smarca da Bruxelles a Washington

Se l’Italia si smarca da Bruxelles a Washington

 
La riflessione
Sud, la nuova frontiera indicata dalle città

Sud, la nuova frontiera indicata dalle città

 
Il punto
Euro-trattativa e urgenza di ridurre le tasse

Euro-trattativa e urgenza di ridurre le tasse

 

Il Biancorosso

CALCIO MERCATO
Machach, talento francese del Napoliè l'ultima idea intrigante del Bari

Machach, talento francese del Napoli è l'ultima idea intrigante del Bari

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaIl caso
Potenza, truffa con azioni banca Apulia-Veneto: 39 indagati, tra loro anche i vertici

Potenza, truffa con azioni banca Apulia-Veneto: 39 indagati, tra loro anche i vertici

 
BariL'appello
Policlinico di Bari, in sala operatoria ci vuole più Musicoterapia

Policlinico di Bari, in sala operatoria ci vuole più Musicoterapia

 
FoggiaLaurea magistrale
Foggia, arriva la laurea in Scienze Giuridiche della Sicurezza: prima in Italia

Foggia, arriva laurea in Scienze Giuridiche della Sicurezza: è la prima in Italia

 
TarantoIl caso
Taranto, aggredisce poliziotti in stazione: arrestato 22enne

Taranto, aggredisce poliziotti in stazione: arrestato 22enne

 
MateraSanità
Matera, chiude il reparto di Psichiatria: il sit in tra i Sassi

Matera, chiude il reparto di Psichiatria: il sit in tra i Sassi

 
LecceIl provvedimento
Lecce, 8 autisti con i «super poteri»: multeranno chi intralcia la circolazione

Lecce, 8 autisti con i «super poteri»: multeranno chi intralcia la circolazione

 
Batomicidio griner
Sparatoria ad Andria, trovata bruciata l’auto dei sicari

Sparatoria ad Andria, trovata bruciata l’auto dei sicari

 
GdM.TVIl rogo
Torre Guaceto, incendio minaccia la Riserva:  interviene il Canadair

Torre Guaceto, incendio minaccia la Riserva: distrutti tre ettari

 

i più letti

L'analisi

Buon governo tra allegoria, realtà e finzione

«Se Ambrogio Lorenzetti fosse chiamato oggi ad affrescare le stanze del Potere, non a Siena, ma a Roma, che cosa dipingerebbe? La risposta è impossibile»

Buon governo tra allegoria, realtà e finzione

Uno dei capolavori dell’arte e della politica si trova a Siena. È un ciclo di affreschi realizzati da Ambrogio Lorenzetti fra il 1338 e il 1339 e chiamati «Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo». Sono immagini molto belle e con un intento sociale, dovendo illustrare le differenze fra una città ben amministrata e una invece gestita male. Gli affreschi sono molto efficaci perché i personaggi raffigurati sono presi dalla realtà, seppur utilizzati in maniera allegorica.
Se Lorenzetti fosse chiamato oggi ad affrescare le stanze del Potere, non a Siena, ma a Roma, che cosa dipingerebbe? La risposta è impossibile.

Anche se si potrebbe giurare che l’artista senese disegnerebbe non personaggi reali, ma astratti, un po’ come hanno fatto i maestri delle varie avanguardie, perché astratta risulta l’azione dell’attuale governo, avulsa com’è dalla realtà.
Già nella campagna elettorale gli obiettivi proposti agli elettori erano sembrati poco realistici alla luce delle condizioni e delle possibilità del Paese. Ma si sa, ogni campagna elettorale è una marmellata di fake news, che dallo storico «un milione di posti di lavoro» promessi da Berlusconi, alla cancellazione del Senato annunciata da Renzi, è guardata con diffidenza dagli elettori. Il 4 marzo, però, forse perché ci sono stati protagonisti più convincenti, forse perché gli italiani più scafati hanno disertato le urne, è stato il trionfo delle promesse difficilmente realizzabili. Ci mancava solo «chiu pilu per tutti» di Cetto La Qualunque e il quadro sarebbe stato completo.
La differenza con il passato è che chi è stato chiamato a governare si ostina a voler dar corso in ogni modo a quelle promesse per non subire una sonora pernacchia alle prossime consultazioni. Il che sarebbe anche segno di serietà se non cozzasse appunto con il principio di realtà. Il quale principio dice che l’Italia non è affatto un Paese in buona salute, che i suoi conti pubblici sono traballanti, che campiamo alla giornata con quel che ci danno gli investitori stranieri comprando regolarmente i nostri Buoni del tesoro, che a ogni manovra tagliamo gli investimenti per la ricerca, la sanità e le infrastrutture. Cioè per rincorrere il consenso facile e demagogico rinunciamo a investire sul futuro, a fare ciò che molto meglio di altri siamo capaci di creare. Il marito che per fare dispetto alla moglie si taglia i testicoli, è nulla in confronto a ciò che fa questo Paese.
Ora c’è l’assalto al povero ministro Tria, che impavido resiste a tutti i venti, le minacce e le pressioni. Di Maio vuole che si parta subito con il reddito di dignità, che non si capisce in che modo sia reddito visto che non proviene da alcuna attività, ma è un sostegno dello Stato ai meno abbienti, Dunque che almeno lo si chiami con il nome proprio: assegno di dignità, contributo di dignità, intervento di dignità, insomma che almeno non si offenda la lingua italiana. Ovviamente regalare 800-1.000 euro al mese a un numero di beneficiari ancora non bene quantificati ha un costo notevole. Ma ha un costo notevole anche la misura che pretende Salvini: la cosiddetta pace fiscale. Anche qui si gioca con le parole, poiché nella realtà si tratta di un provvedimento che si trasformerebbe di fatto in un condono per chi non ha pagato le tasse dovute. E sotto certe somme potrebbe essere pure comprensibile, ma quando si parla di un tetto di un milione il sospetto che sia proprio un condono è forte.
Ma ciò che colpisce è la testardaggine nel voler realizzare le promesse annunciate in campagna elettorale e che nel «contratto» di governo si sono di fatto raddoppiate, sommandosi quelle della Lega a quelle dei Cinque Stelle, senza che vi sia un solo numero certo su cui basare un ragionevole calcolo dei costi. Chi dice tre, chi cinque, chi dieci miliardi. Cifre a piacere, tanto «si può sforare». Gli altolà della Ragioneria dello Stato, dell’Inps, dei tecnici del Mef per finire a quei cattivoni dell’Unione europea, sono ignorati. Anzi, l’ordine è: rimuovere tutti funzionari, gli esperti, i direttori generali che si ostinano a dire che così facendo saltano i conti dell’Italia.
Soddisfare tutte le promesse sarebbe molto bello per tutti, ma come sa ogni buon padre di famiglia ci sono dei no da dire tenendo conto della realtà. E sono proprio i no - insegnano i pedagogisti - quelli che aiutano a crescere e a imparare. Ma i no contrastano con il tutto e subito, l’idea di fondo che la «nuova» politica tende a far passare in Italia come all’estero. È in buona sostanza ciò che viene etichettato come populismo, cioè fingere di stare dalla parte del popolo. Gli italiani oggi sono di fronte non a un’allegoria, come i senesi che ammiravano l’opera di Lorenzetti, ma davanti a una gigantesca finzione, ovvero a una dissennata iperbole elettorale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie