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Bari recuperi il «suo» De Giosa: principale compositore pugliese dell’800

Il musicista nato nel 1819 il prossimo 3 maggio festeggia il suo bicentenario

Bari recuperi il «suo» De Giosa: principale compositore pugliese dell’800

BARI - Con ogni buona probabilità, la maggior parte dei baresi saprebbe recarsi a occhi chiusi nella centrale via De Giosa, ma non saprebbe dire con altrettanta sicurezza chi fosse l’intestatario della via del murattiano che, da piazza Luigi di Savoia, sfocia su via Cognetti, affacciandosi su quello che un tempo era l’ingresso degli artisti del teatro Petruzzelli. Quello stesso teatro che, tanto per essere chiari, in un primo momento si sarebbe dovuto chiamare proprio «Politeama De Giosa», in onore al compositore che, insieme con Niccolò Piccinni, rappresenta una delle glorie musicali baresi. Le cronache locali raccontano che l’intitolazione venne poi accantonata poiché, dopo aver affrontato il gravoso impegno della costruzione, i fratelli Petruzzelli desideravano che il loro nome fosse tramandato ai posteri, cosicché al De Giosa venne riservata una delle statue poste nel foyer del teatro. Ma chi era, allora, questo compositore del quale, il prossimo 3 maggio, ricorrerà il bicentenario della nascita?
Barese purosangue, nato nel quartiere di Santa Scolastica, in seguito figura di primo piano della massoneria cittadina - nel cui ambito ricoprì cariche di alta responsabilità - al pari di tutti i musicisti pugliesi delle epoche precedenti, anche Nicola De Giosa (1819 - 1885) viene annoverato nella cosiddetta «scuola napoletana»: svolse infatti i propri studi al Conservatorio di Napoli, che però dovette abbandonare in seguito a dei contrasti verificatisi con il direttore dell’istituto, guardacaso anch’egli pugliese, l’altamurano Saverio Mercadante. Continuò poi a studiare composizione sotto la guida del grande maestro bergamasco Gaetano Donizetti prima di intraprendere la carriera di compositore - la sua prima opera, La casa degli artisti debuttò a Napoli nel 1842 - oltre che di apprezzato direttore d’orchestra.

Autore anche di pagine sacre e cameristiche, in rapporti con i principali musicisti del suo tempo - incluso Giuseppe Verdi - De Giosa fu però prevalentemente operista, un ambito nel quale seppe distinguersi tanto nel campo drammatico, quanto soprattutto in quello dell’opera buffa. E proprio a quest’ultimo genere sono legati due dei suoi titoli più noti, ovvero il Don Checco, che debuttò al Teatro Nuovo di Napoli l’11 luglio del 1850, diventando presto l’opera buffa prediletta da re Ferdinando II di Borbone e poi Napoli di Carnevale, che debuttò invece nel 1876 ma, per incomprensibili motivi, dopo poche repliche nel 1878 al Piccinni, venne ripreso a Bari, al teatro Petruzzelli, soltanto nel 1923 (e poi mai più, almeno stando a quanto ci risulta).

Quali siano le ragioni che abbiano lungamente lasciato negletta la produzione di De Giosa nella sua città è difficile a dirsi. E per lo stesso motivo, anche la locale pubblicistica e musicologia lo aveva del tutto trascurato - ad eccezione del prezioso lavoro svolto dall’indimenticato Pasquale Sorrenti nel suo Musicisti di Puglia - almeno fino a quando la lacuna non è stata colmata da Pierfranco Moliterni - valoroso studioso e docente barese - con il suo indispensabile volume Una storia della musica in Puglia (Adda editore). Moliterni aveva già affrontato l’argomento De Giosa nel secondo volume (a cura di Lorenzo Mattei) dedicato agli operisti di Puglia ed è tutt’oggi l’unico autore ad aver firmato una trattazione approfondita e illuminante sul prinipale compositore barese dell’Ottocento.

Resta però il rammarico per il fatto che la produzione di De Giosa non abbia ad oggi ricevuto le debite attenzioni anche sotto il profilo delle rappresentazioni. E se il Don Checco si è beneficiato delle attenzioni tanto del Festival della Valle d’Itria, quanto della Sinfonica barese, che diversi anni fa, auspice il direttore artistico Angelo Cavallaro - guardacaso non un pugliese - lo aveva riproposto in versione concertistica, il resto della sua produzione sembra ancora destinato all’oblio. E questo malgrado esista e non da ora – precisamente dal 1936 - un «Fondo De Giosa» presso la Biblioteca nazionale di Bari, che raccoglie manoscritti e materiale a stampa donati dalla famiglia del compositore.
L’occasione delle celbrazioni per il bicentenario della nascita di De Giosa - ne riportiamo il programma a parte - può quindi offrire il pretesto per un doveroso «recupero» dell’autore e della sua produzione, per il quale sarà però necessario che il fronte degli studiosi e dei musicologi venga rinforzato anche dagli operatori culturali, ovvero da coloro i quali hanno poi gli strumenti - e soprattutto le risorse - per far sì che la musica risuoni nei teatri. Sarà quello del bicentenario il pretesto per dare l’avvio a una piccola «De Giosa renaissance»? Ce lo auguriamo. Intanto, staremo a vedere e soprattutto... ad ascoltare. 

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