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Il pellegrinaggio

Dalla provincia di Bari a Santiago de Compostela: la carica dei cento per il cammino

Il gruppo partito da Altamura, Gravina, Santeramo, Poggiorsini e Acquaviva ha intrapreso un viaggio "diverso"

Dalla provincia di Bari a Santiago de Compostela: la carica dei cento per il cammino

Foto Onofrio Bruno

BARI - Quasi in cento, a piedi per oltre cento chilometri. Da Altamura, Gravina, Santeramo, Poggiorsini e Acquaviva tanti giovani della diocesi murgiana ed altri più adulti non hanno scelto lo spritz in riva al mare, il divertimento a tutti i costi, un viaggio in una capitale d’Europa o del mondo. Hanno preferito di essere pellegrini nel «cammino di Santiago de Compostela». Con loro dieci sacerdoti ed il vescovo Giovanni Ricchiuti,

Un viaggio diverso che lascia il segno. Un «buen camino» seguendo le frecce gialle sulla miriade di cartelli di legno disseminati lungo i percorsi. Il sudore ed il peso dello zaino che si trasformano in lezioni di vita. E aggiungono solidità alla fede di chi crede e già frequenta la comunità cattolica.

C’è chi ha fatto il cammino per un’esperienza diversa. Chi lo ha fatto per onorare la memoria di un familiare stretto che non c’è più. Chi per curiosità, oppure per non separarsi dagli amici, da fratello o sorella, fidanzato o fidanzata.
Tra i cento anche Alessandro Cornacchia, giovane consigliere comunale di Altamura, peraltro ieri al debutto tra i banchi dell’assise. «Ero partito con un’idea del cammino moderna, fisica, completamente sbagliata - dice - mentre quello vero, ti mette davanti tutti i tuoi limiti, quelli che hai nel cuore, nascosti da tanta frettolosa quotidianità. Posso dire che aver fatto il cammino, con una fraternità di persone che non conoscevo, mi ha aiutato davvero tanto a crescere. E li ringrazio di cuore. Ma posso anche dire che aver condiviso dei momenti comunitari, come dormire o lavarsi o svegliarsi, con altre ottanta persone è stato il segreto della bellezza di questa esperienza».

Si apprezza di più quel che è natura, ciò che è semplice. Un’alba, un tramonto, una radura in un sentiero impervio. Un raggio di sole che filtra tra le chiome boschive. Si sceglie di stare soli a contemplare e riflettere. Così pensa Nina Dibenedetto. «Si scopre il mondo - sostiene - per riscoprire se stessi. Senza tempo né mappe scopri che saprai perfettamente dove andare e cosa fare. Scoprirai che la fatica e il dolore saranno poi il vero valore aggiunto».

Valentina Dimaggio, di Gravina, lo ha dedicato a suo fratello che non c’è più e che avrebbe desiderato farlo. Questa sua forte volontà prima della partenza l’ha dichiarata scrivendola anche sul suo diario di Facebook. «Quello che prima era il suo desiderio - racconta - è presto divenuto il mio, zaino in spalla ed ho percorso quei passi, con fatica, costanza, paura, lacrime, sorrisi. La sua presenza era costantemente lì con me, la mano del mio fidanzato e della mia amica erano la dimostrazione fisica della sua presenza». Dopo questi giorni indimenticabili, racconta che «alla fine della salita ci si sente più orgogliosi rispetto alla discesa, e di quanto questo sia sinonimo della vita. Uno zaino pesante e pieno di oggetti inutili - dice - mi ha dimostrato di come, durante le salite e le discese della vita, sia terribilmente superfluo portare con sè “troppo peso” e che l’essenziale è unicamente quello che conta davvero: l’indispendabile! Arrivare a San Giacomo, la meta, e abbracciarlo è stata la prova di come le fatiche e la tenacia siano il mezzo con cui dopo tanto dolore e sofferenze, la meta è la dolce ricompensa che ti riempie il cuore e ti ristora dal dolore, dalla sofferenza e dalle fatiche».
Parole che sono un invito a tanti altri giovani e ragazzi a fare altrettanto.

Francesco Molinari, di Santeramo, ha affrontato questa sfida senza avere particolari aspettative ed alla fine è diventata la scelta più bella di sempre. «Il cammino - afferma - non è una di quelle cose che si consigliano, è la vita che ti deve portare a intraprendere quel percorso. È qualcosa di personale. La cosa bella è che non sai cosa ti capiterà giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro. Risveglia l’interiorità».

E poi, per tutti, dopo l’arrivo a Santiago de Compostela, l’immancabile tappa a Finisterre (nome della località spagnola il cui nome deriva dal latino “finis terrae“, fine della terra). Per guardare l’orizzonte dove cielo e mare si confondono.

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