Dopo tredici anni di silenzio discografico, il gruppo pugliese dei Fabularasa torna con Atlante, il loro terzo album che non ha il sapore del ritorno nostalgico ma quello, più raro, della necessità. Undici brani come altrettante «storie universali», ordinate su una carta geografica emotiva, in cui il jazz dialoga con i suoni del mondo e la scrittura si fa racconto civile, memoria, viaggio. Un lavoro che arriva dopo un lungo tempo di maturazione, e che stasera prende forma per la prima volta dal vivo, alle 21, al Teatro Forma di Bari, con l’ospitata prestigiosa sul palco del noto pianista portoghese Màrio Laginha (biglietti su Ticketone.it e al botteghino).
«Non c’è stato un momento preciso in cui abbiamo deciso di tornare in studio», racconta il gruppo, formato da Luca Basso (voce), Vito Ottolino (chitarre), Leopoldo Sebastiani (basso elettrico e sounds programming) e Giuseppe Berlen (batteria e percussioni). «Ce l’hanno detto le canzoni. A un certo punto ci hanno chiamato loro. È un disco in cui ha comandato la musica, noi ci siamo messi al suo servizio». Atlante nasce così, come esito naturale di anni vissuti intensamente, dentro e fuori dal palco. Non a caso l’ensemble ha scelto di preservare anche in studio un’impronta fortemente live: «Più che negli altri dischi c’è questo elemento. Abbiamo lasciato take intere, anche prime esecuzioni. Volevamo che i vent’anni di musica insieme risuonassero così come sono».
E il titolo diventa la chiave di lettura dell’intero progetto. Atlante è infatti figura mitologica, ma anche mappa, peso, responsabilità. «Avevamo bisogno di guardare insieme tutto quello che è successo in questi due decenni, nelle nostre vite e nel mondo. L’Atlante è diventato la metafora giusta per tenere insieme continenti, culture, voci diverse». Da qui un repertorio che attraversa storie di migrazione, memoria antifascista («Radio Bari 44»), ferite civili e familiari, invettive politiche, fino al ritorno a casa evocato da «Itaca», brano inedito firmato da Claudio Sanfilippo.
Decisivo, in questo percorso, l’incontro con Màrio Laginha, alla sua prima produzione italiana. «Per noi è stata una grande sfida», spiegano. «Siamo un gruppo costruito su chitarra, basso e batteria, con equilibri molto precisi. Il pianoforte è uno strumento armonico che ti costringe a rimetterti in discussione. Le sue trame si sono intrecciate con le nostre in modo sorprendente». Laginha entra in sette brani, e porta con sé una dimensione poetica che il gruppo riconosce come profondamente affine: «È un pianista, ma prima ancora un poeta. E poi è portoghese: il viaggio, l’oceano, erano già dentro il progetto».
Accanto a lui, la voce di Patrizia Laquidara e il sax di Roberto Ottaviano ampliano ulteriormente l’orizzonte del disco. Laquidara duetta da par suo con Luca Basso nel brano d’apertura (la title track «Atlante»); Ottaviano firma invece un intervento dal forte valore biografico e civile in «Radio Bari 44», legando la storia della radio partigiana alla memoria della città.
















