Sabato 21 Febbraio 2026 | 19:53

Avincola riscopre il mondo poetico di Enzo Carella, voce laterale della canzone d’autore

Avincola riscopre il mondo poetico di Enzo Carella, voce laterale della canzone d’autore

Avincola riscopre il mondo poetico di Enzo Carella, voce laterale della canzone d’autore

 
Bianca Chiriatti

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Bianca Chiriatti

Avincola riscopre il mondo poetico di Enzo Carella, voce laterale della canzone d’autore

Il cantautore fa tappa domani sera all'Officina degli Esordi di Bari: «Carella contemporaneo e "futuristico": le sue canzoni sembrano scritte "domani"»

Sabato 21 Febbraio 2026, 17:41

Il cantautore romano Enzo Carella è spesso ricordato più come un artista incompreso che come una figura dimenticata, almeno nel panorama della musica italiana degli anni ‘70 e ‘80. In realtà rappresenta una voce raffinata della canzone d’autore italiana: la sua produzione musicale coniuga influenze jazz, fusion e pop a melodie di rara sofisticatezza, mentre i testi, affidati alla penna dello scrittore, poeta e paroliere Pasquale Panella (collaboratore di Battisti, Mango, Zucchero e Cocciante), si distinguono per eleganza e profondità. Il cantautore romano Avincola (Simone Avincola), noto al grande pubblico per la partecipazione a Sanremo 2021 con il brano «Goal!», gli rende omaggio con «Avincola canta Carella», una serata speciale che unisce racconto, memoria e performance dal vivo. L’evento si terrà domani sera alle 21.30 all’Officina degli Esordi di Bari (biglietti disponibili su Dice.fm) e offrirà, alle 20.30, l’occasione per la presentazione del libro scritto dal cantautore «Enzo Carella – Dolce tu per tu», incontro moderato da Sara Mastrodomenico dell’Associazione Culturale Spine. Avincola tornerà a Lecce il 21 marzo per il SEI Festival.
Quando è nato il suo primo incontro con la musica di Enzo Carella: è stato un colpo di fulmine o una scoperta graduale?
«Nasce per la passione che dedico ai cantautori nascosti nell'ombra. Non a caso una decina di anni fa realizzai un docufilm su un'altro grande artista: Stefano Rosso. Poi è successo che nel 2021 ho partecipato al festival di Sanremo e forse, per via del baffetto e delle movenze, molti mi accostarono a lui. Poi grazie a Morgan ho avuto la possibilità di collaborare con Pasquale Panella che scrisse tutti i testi di Carella e allora mi si è accesa la lampadina e ho deciso di intrufolarmi nella sua storia, fatta di luci e ombre molto affascinanti».

Cosa l'ha colpita di più della sua scrittura: la raffinatezza linguistica, la visione poetica o la sua posizione «laterale» rispetto al mainstream?
«Beh i testi di Pasquale sono meravigliosamente surreali, e questo mi rapisce perché mi porta via dal grigiume che spesso si manifesta nella quotidianità. Per quel che riguarda le musiche di Carella, mi piace il suo modo di cantare quasi sottovoce, come a dirti: "ti racconto una storia all'orecchio...". E poi è stato un innovatore, ha miscelato funky e prog anche grazie ai Goblin che suonarono nei suoi primi due dischi».

Questo progetto è insieme concerto, racconto e memoria: in che modo cerca di discostarsi dal semplice tributo nostalgico?
«Una bellissima domanda. In realtà ammetto che, per quel che riguarda la musica, sono un nostalgico cronico! Amo quel che non ho vissuto e ci affondo le mani senza timori. Ma Carella è anche molto contemporaneo e "futuristico", come dico spesso: le sue canzoni sembrano scritte domani. Quindi per fortuna non c'è questo rischio».

Le sue canzoni sono spesso enigmatiche, visionarie, quasi sospese: pensa che oggi ci sia ancora spazio per una canzone d’autore così colta e non immediata?
«Io penso proprio di si. Il problema è un certo tipo di discografia che ingloba ignoranza e poca voglia di investire. Il pubblico c'è e lo dimostra il mio libro e i concerti che stanno andando benissimo».

Nel suo disco hai ospitato Anna Castiglia, Mille, Dente, Ciliari (pugliese!): cosa l'ha spinta a scegliere proprio loro per accompagnarla in questo percorso alla scoperta di Carella?
«Ecco, per me era importante coinvolgere persone che stimo e che amano Enzo Carella. Non avrei mai voluto chiamare artisti solo per fare numeri. Non mi interessa. Progetti come questo sono molto delicati ed è importante custodirli e proteggerli».

Questo omaggio è anche una dichiarazione personale: cosa le piacerebbe che il pubblico portasse a casa dopo aver ascoltato “Avincola canta Carella”?
«La curiosità e lo stupore. Mi piacerebbe che questo omaggio possa pian piano far crescere nel pubblico la consapevolezza che la musica non ha tempo, non ha una scadenza come il cibo che compriamo al supermercato. Va consumata, si, ma non si consuma mai. Resta».
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