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«Fate»: speranza e viaggio nel disco di Francesco Maria Mancarella, dove il pianoforte incontra beatbox e clarinetto

«Fate»: speranza e viaggio nel disco di Francesco Maria Mancarella, dove il pianoforte incontra beatbox e clarinetto

Il lavoro per INRI Classic è uscito lo scorso 4 dicembre, ed è il coronamento di due anni in giro per l'Italia

15 Dicembre 2020

Bianca Chiriatti

Si chiama 'Fate' ('destino' in inglese), ed è il disco del pianista e compositore leccese Francesco Maria Mancarella, uscito il 4 dicembre scorso per INRI Classic. Un progetto che l'ideatore del famoso pianoforte che dipinge ha composto in quasi due anni, un vero e proprio 'viaggio' artistico, che fonde in maniera sapiente e innovativa pianoforte classico, beatbox e clarinetto (link Spotify).

Dieci tracce 'pensate' e suonate in giro per l'Italia, e che nell'album vengono impreziosite dalla collaborazione con Filippo Scrimieri, tra i beatboxer più rinomati d'Italia, Lorenzo Mancarella, clarinettista, e Vito Stefanizzi al basso. La produzione audio è stata interamente curata da Francesco durante il lockdown (ha acquistato appositamente un pianoforte a coda), che grazie a sintetizzatori, archi, percussioni e sound design accompagna l’ascoltatore nelle varie stanze di un unico palazzo: arredato in modo diverso, ma pur sempre con lo stesso tocco.

«Devo dire grazie a Francesco Taskayali, produttore italo-turco con cui c'è un connubio artistico e una bellissima amicizia - racconta Francesco - è stato lui a informarmi della campagna di crowdfunding sulla piattaforma Eppela per PostepayCrowd (in 90 l'hanno sostenuto). Mi chiese se avessi qualcosa di pronto, e mi sono reso conto che negli ultimi due anni in giro per l'Italia avevo composto tanti temi nei tempi morti, temi che erano rimasti incompiuti e che ho potuto sviluppare. E l'album è un viaggio: parte con "Iddha", che racconta le mie radici salentine, passando per "Il canto delle Langhe", composta vicino Cuneo, e termina con "The ritual of pilgrimage", in cui c'è la partecipazione dello stesso Taskayali».

Un lavoro che Mancarella non vede l'ora di presentare dal vivo, in teatro: «Sicuramente farò un evento di lancio online durante il periodo natalizio, ma questa velocità e 'fretta' che c'è nel consumo della musica non voglio che la gente la viva con le mie produzioni. Non importa se succederà fra qualche mese, ma desidero presentare questo disco in teatro, perché il pubblico rimane sempre esterrefatto quando vede il piano che produce un'opera pittorica, e nel frattempo si unisce alla voce umana che si trasforma in strumento (beatbox), tutto amalgamato con il clarinetto».

Un disco da apprezzare, dove la linea melodica è il fulcro di tutto: «Non sempre è facile proporre all'ascoltatore un disco strumentale, che spesso si considera mero sottofondo - spiega Mancarella - ma nei miei brani c'è una melodia preponderante, e quella corrisponde al canto. Tante volte si cantano temi in inglese che non vengono compresi».

"Fate" come "destino", anche se Francesco svela che il titolo originario doveva essere "Hope", "speranza": «Il destino ha una maggiore sfumatura di 'futuro'. E per il mio futuro, se dovessi immaginarmi da qualche parte mi vedo a suonare in giro nei teatri. Poi non nego che quest'anno ha cambiato tante prospettive: oggi non guardo più troppo 'in là', penso a breve termine, alla vita vera, il mio proposito è infatti quello di dedicarmi maggiormente a quello di cui ho voglia, e meno alle imposizioni. Anche questo significa essere artista».

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