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Fra gli omaggi che celebrano i 45 anni della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, merita decisamente attenzione Nuages, il bell’album inciso dal contrabbassista Mauro Gargano e ispirato in particolare a Cosa sono le nuvole, l’episodio che il tormentato regista e intellettuale friulano firmò nel 1968 nel film corale Capriccio all’italiana. Non è la prima volta che Gargano - barese di nascita, ma ormai da anni residente a Parigi, dove è un apprezzato membro della famiglia jazzistica – attinge ispirazioni da eventi e personaggi extramusicali, ma stavolta si può dire che abbia decisamente superato se stesso, riuscendo a mettere assieme un novero di brani che, pur composti in epoche diverse, formano un quadro sonoro di assoluta suggestione, fino a realizzare quella che egli stesso definisce una «epifania dei sentimenti».

E le scelte operate si rivelano raffinate sin dall’allestimento della formazione, per la quale Gargano ha scelto innanzitutto la voce raffinata e trasversale del clarinetto di Matteo Pastorino, affidandone il sostegno al pianoforte di Giovanni Ceccarelli e alla batteria di Patrick Goraguer. Con questa affiatata formazione, la musica si dipana leggera e inebriante, finendo per proporre agli ascoltatori una rappresentazione jazzistica appunto delle nuvole e del loro essere cangianti, in costante movimento, impalpabili eppure maestose alla vista. È inevitabile, allora, la partenza dalle note della struggente Cosa sono le nuvole, la canzone tratta dal film omonimo che Domenico Modugno musicò su testo di Pasolini. Qui il tema sembra appena mormorato dal clarinetto, che crea un’atmosfera di raffinata delicatezza, cui si concatena la danza malinconica del successivo Nuvole. Colori latini ammantano quindi la leggiadra Danza della sera, arricchite dalle sonorità scure e legnose del clarinetto, mentre Venere allo specchio assume dei toni crepuscolari.

Le origini baresi di Gargano riemergono nel titolo di Il Papunno, un brano dall’incedere lento e misterioso che richiama una nenia balcanica e che nei suoi undici minuti mette assieme episodi diversi legati tra loro da un bel pedale di basso. Her to Me è una ballad latina che guarda alla tradizione dei choros, mentre L’isola di Arturo è un blues modale che si apre a momenti di libertà espressiva. La scaletta prosegue con Pasolini (Nubi di periferia) che di PPP coglie la sensibilità profonda e lo spirito critico, aprendo a colori moderatamente free nei quali sembra di poterne cogliere il drammatico epilogo esistenziale. Skeduishe potrà forse sembrare un titolo albanese agli abitanti della Ville Lumière, ma per i baresi ha un significato assolutamente chiaro che si coglie anche nel suo swing destrutturato. E se Elda è un breve quadretto sonoro, il conclusivo Nuages chiude il cerchio da Pasolini al jazz manouche di Django Reinhardt con un bellissimo duo di contrabbasso e clarone dagli echi quasi dolphiani. Un album prezioso, per un jazz da camera raffinato e contemporaneo. Da non perdere assolutamente.

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